Enciclica, Seminerio: “Messaggi diseducativi. Nel Papa vocazione terzomondista a volte naif”

19 giugno 2015, Andrea Barcariol
Enciclica, Seminerio: “Messaggi diseducativi. Nel Papa vocazione terzomondista a volte naif”
Intervistato da IntelligoNews, Mario Seminerio, economista ed editorialista, boccia seccamente l’enciclica di Papa Francesco nei punti che affrontano l’argomento banche e decrescita.   

Sta facendo discutere la presa di posizione di Papa Francesco contro le banche: “Il popolo ha pagato il loro salvataggio”. Come giudica questa frase?

«Sono andato a leggermi il passaggio specifico, noto che i media hanno dato un’interpretazione abbastanza limitata del pensiero del Papa. Da addetto ai lavori mi viene in mente una valutazione abbastanza banale: è vero che la popolazione ha pagato sotto forma di un aumento del debito pubblico che hanno ripagato, c’è anche da considerare che se le banche fossero state lasciare fallire le conseguenze sarebbero state drammatiche e avremmo avuto una sofferenza molto grave soprattutto su innocenti e soggetti meno agiati. Ho l’impressione che il Papa suggerisse il salvataggio delle banche con condizioni diverse rispetto a quelle adottate fino a oggi arrivando fino all’ipotesi di nazionalizzarle anziché mantenerle in mani private dopo averle sostenute. Non voglio fare l’esegeta del Papa ma questa è la mia lettura».

Secondo lei questa frase era indirizzata anche agli ultimi governi italiani, da Monti a Renzi?

«In Italia quali banche sono state salvate? Non ci sono state situazione come quella irlandese o spagnola, dove c’è stata un’esplosione del debito pubblico per salvare il settore bancario privato. Secondo me è una critica di sistema, non riferita al locale, lui voleva dire che abbiamo sprecato una crisi grave mantenendo lo status quo anziché innovare radicalmente e mettere sotto controllo pubblico la finanza e il credito. Ovviamente è una cosa velleitaria, nel senso che non si sarebbe comunque potuta fare, ma il Papa fa il Papa, il suo compito è lanciare messaggi che a volte sono idealistici e idealizzati e non hanno una sostanziale replicabilità nella realtà».

Che lettura dà delle frasi sulla decrescita di “alcune parti del mondo procurando risorse perché si possa crescere in altre parti”?

«E’ un passaggio che non mi è per nulla chiaro, se guardiamo ad esempio l’inquinamento vediamo che i continenti più sviluppati sono fermi con le nuove emissioni, mentre c’è un boom di nuovi emissioni da combustili fossili nei Paesi emergenti che hanno bisogno di uscire dallo stato di povertà e di crescere, consumando di più in maniera anche ostile all’ambiente. Questo è stato omesso dal Papa. A meno che non volesse dire che gli Stati più sviluppati dovessero farsi carico dello sviluppo delle altre parti del mondo. Tutto ciò mi sembra velleitario».


Forse si riferiva a una redistribuzione della ricchezza?

«Per me sarebbe più semplice rendere questi Paesi in grado di accedere alla tecnologia senza che questo implichi il neocolonialismo. Paesi come Nigeria e Venezuela stanno sprofondando pur avendo risorse ampie petrolifere. Ho impressione che nel Papa ci sia una vocazione terzomondista a volte anche abbastanza naif. A meno che non vogliamo partire dal presupposto che c’è un complotto degli Stati ricchi contro quelli poveri per mantenerli tali, ma ciò non ha senso, perché c’è l’esigenza di trovare nuovi mercati, visto che gli altri sono saturi. L’unica cosa che mi preoccupa è che questi pensieri del Papa saranno profondamente diseducativi in un Paese come l’Italia dove c’è una situazione che io definirei di socialismo surreale».


Perché diseducativi?

«Perché già si sente ripetere a pappagallo:“L’ha detto il Papa ci vuole la decrescita, bisogna far pagare le banche e non i poveri” che poi sono il rovescio di quella medaglia di tutti quelli che dicono: “A noi ci ha fregato il neoliberismo”, mentre siamo stati il Paese più statalista del mondo occidentale sviluppato».
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