Il messaggio di Carlotta: anche il cancro fa mettere le ali

19 luglio 2013 ore 14:08, Marta Moriconi
Il messaggio di Carlotta: anche il cancro fa mettere le ali
Essere ventenne e geniale, brillante violinista, musicista quotata, artista apprezzata, giovane scrittrice. E poi tanta bellezza ancora. E poi, la morte. Carlotta Nobile ha conosciuto tutto questo e sicuramente anche di più, ma come si dice: le stelle non si ammirerebbero se non ci fosse la notte. E la notte è calata su lei con un cancro, un melanoma metastatico al quarto stadio. E’ calata sulla sua spensieratezza di professionista votata alla musica, alla grande e alta composizione musicale. E il suo prodigio è rimasto un prodigio, ma ha preso un’altra strada. Perché c’è sempre una strada e Carlotta lo ha dimostrato. Prima nella grazia, quando la vita le aveva donato bellezza e bravura e ne aveva fatto tesoro moltiplicando i suoi talenti, poi nella tragedia, quando ha saputo dare anche quando le era tolto, quando ha saputo ri-convertire la sua vita secondo nuovi parametri, non meno belli se ci soffermiamo ai contenuti,  e con la stessa  grinta e grazia che aveva. “Tutti i centimetri di cicatrici che ho, rappresentano i punti di innesto delle mie ali: diceva Carlotta, quella malata, partendo dal presupposto che nulla ci è strappato, perché dietro a qualcosa che irrompe nella nostra vita, c’è sempre la vita appunto, che è dono. Così ogni cosa che succede è per noi, non contro di noi. Vedendo con gli occhi giusti anche un male, Carlotta ha scelto di domandarsi non “perché?”, ma “per chi”. Così lei, figlia di un magistrato della Cassazione e di una docente del Conservatorio, passa alla storia come quella ragazza che ha iniziato a raccontarsi, sul suo profilo Facebook e  sul blog Ilcancroepoi, parlando del suo male come di “un’esperienza molto formativa”. Parole forti per un mondo che riconosce come vero e reale solo ciò vede e ciò che vede deve essere perfetto o peggio deve rispondere ai propri canoni mentali. Ma la ragazza ha incontrato la fede, ha creduto agli angeli e si è preparata ad un’altra vita: quella che tu non vuoi, quello che non dipende da te, né da quanta forza e determinazione ci metti, quella che non dipende dal merito, dalla competenza, dalla logica e dalla mente. Quella che dipende da Dio e dalla sua volontà. E si è allineata sul tragitto di quest’altra via, ha imparato così un’altra musica e ancora più velocemente. Era riuscita anche a venire in contatto con il Papa, ma la malattia non le ha lasciato il tempo di essere ricevuta in un’udienza. Non importa. Il tempo giusto, lei, a soli ventiquattro anni, lo aveva già abbracciato.
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