Brexit non fa male ai tassi dei mutui: quanto scendono quelli fissi

19 luglio 2016 ore 9:43, Luca Lippi
L’Abi segnala che a maggio 2016 i tassi di interesse sui prestiti per acquisto di abitazione in Italia si sono ulteriormente ridotti. Il tasso medio sulle nuove operazioni, che sintetizza l’andamento dei tassi fissi e variabili ed è influenzato anche dalla variazione della composizione fra le erogazioni in base alla tipologia di mutuo, è risultato pari al 2,25% toccando il nuovo minimo storico (2,29% il mese precedente; 5,72% a fine 2007).
Per questo motivo i risparmiatori che, forse spinti dai timori sollevati riguardo il bail-in, stanno pensando di immobilizzare capitali sul mattone, celebre bene rifugio per l’italiano medio, e contestualmente, il livello sempre più basso sta spingendo le famiglie a cogliere le opportunità presenti sul mercato e spostarsi verso il tasso fisso: a maggio 2016, la percentuale di nuovi mutui erogati a tasso fisso ha raggiunto infatti un livello pari al 61%. Due anni fa invece, erano i mutui a tasso variabile che predominavano (con una quota sul totale del 79%). 
Contestualmente, i bassissimi livelli dei tassi di interesse rappresentano oggi un forte incentivo per la domanda di credito e spingono il mercato dei mutui che, grazie anche alle migliori prospettive del mercato immobiliare, conferma i segnali di ripresa, con incremento su base annua del totale dei mutui dell’1,5%. 

Brexit non fa male ai tassi dei mutui: quanto scendono quelli fissi

L’Eurirs a 20 e 30 anni, parametro che di norma determina il costo dei finanziamenti a rata prefissata, dopo l’esito della consultazione elettorale in Gran Bretagna è precipitato per entrambe le durate, allo 0,75%. Una situazione che porterà presumibilmente a far aumentare la quota di coloro che punteranno su questa tipologia di finanziamento. 
Invero il trend è già in corso dal primo trimestre del 2015, e comunque, secondo i dati più recenti del "Sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia", relativo al primo trimestre 2016”, un’indagine condotta congiuntamente dalla Banca d'Italia, dall'Agenzia delle Entrate e da Tecnoborsa, la quota di acquisti finanziati con mutuo ipotecario è salita, nel primo trimestre del 2016, al 73,8% dal 68,5 dell’ultimo trimestre del 2015 (minimo storico di 55,0 nel secondo trimestre del 2013) Infine, il rapporto tra prestito e valore dell’immobile (Loan to Value) che dal 64,7 del quarto trimestre del 2015 è salito al 69,3% (minimo storico di 55,8 nel secondo trimestre del 2013).
Dalla parte degli specialisti del settore, e specificatamente di Roberto Anedda, responsabile marketing di mutuiOnline: “Una certa diminuzione di surroghe era prevista perché chi aveva forte convenienza a farla ha già concluso l’operazione negli ultimi mesi, ma si registra ora la domanda di chi magari aveva già surrogato a tasso fisso sopra il 3% e può portarsi a casa un altro punto di sconto. O anche di chi ha in corso un tasso variabile e preferisce mettersi al riparo con un modesto rialzo della rata che paga ora”.
Quindi aspettiamoci una nuova crescita di mutui per il semestre in corso, sono tuttavia surroghe e poca liquidità nuova.

autore / Luca Lippi
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