Legge tortura, Maccari (CO.I.S.P): "Se passa tutto sarà violenza anche un buffetto. Alfano era in letargo"

19 luglio 2016 ore 17:08, Andrea Barcariol
Intervistato da IntelligoNews, Franco Maccari, segretario generale del CO.I.S.P, sindacato indipendente di Polizia, non usa giri di parole per criticare la legge sulla tortura: “Francamente non serve perché i reati sono già previsti dal codice penale, se passa i poliziotti verranno trattati come criminali”. 

Qual è il rischio per voi se dovesse passare questa legge?

«Questo è una legge che da tre anni si rimpallano in Parlamento passando per le Commissioni. L’accusa che noi lanciamo è di ideologia tattica, tutti si rifanno alla convenzione del 1984 e noi sosteniamo che se avessero preso quel testo nessuno avrebbe avuto nulla da dire perché ovviamente tutti siamo contro il reato di tortura. Scritta come è scritta, però, si espone qualsiasi esponente di Polizia a denunce da parte di delinquenti che non hanno nessuna remora a dire che sono stati violentati psicologicamente solo perché magari sono stati guardati male».

Nel dettaglio, cosa contestate?

Legge tortura, Maccari (CO.I.S.P): 'Se passa tutto sarà violenza anche un buffetto. Alfano era in letargo'
 «Hanno tolto una parola chiave: “reiterate” davanti a violenze. A questo punto violenza può essere anche dare un buffetto o dire: “Stai attento che ti mando in galera”. Non si può lasciare tutto all’interpretazione del magistrato. Se le nuove norme saranno introdotte prevedendo una configurazione così larga del reato, sarà impossibile per le Forze dell’Ordine svolgere il proprio lavoro, perché saranno esposte a continue ed ingiustificate ritorsioni da parte di soggetti criminali e violenti che accuseranno gli agenti, senza pensarci due volte, di tortura. I carnefici diventeranno vittime e i poliziotti saranno trattati come criminali. Se le norme non saranno modificate, è come se ci costringessero a dire ai nostri colleghi, di fronte ad un fatto criminale o violento che non mettesse a rischio l’incolumità di un innocente, di girarsi dall’altra parte. Non è possibile lavorare in queste condizioni».

Perché il ministro Alfano è intervenuto soltanto ora per invocare delle modifiche?

«Forse Alfano era in letargo, avrà visto la marea di proteste, ormai però siamo al rush finale, quella parola è stata tolta e la Camera non ha la forza per modificare il ddl. Il ministro si è svegliato tardi. Questa legge, detto francamente, non ci serve, perché i reati sono già previsti dal codice penale. La politica non può farsi trascinare dall’onda mediatica ed emozionale, senza tenere in considerazione alcune questioni tecniche che incidono profondamente sull’effettiva possibilità di garantire la tutela della sicurezza dei cittadini».

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