Tortura, l'appello di Tonelli (SAP) ad Alfano: "Minaccia crisi di governo o Italia a partito dell'anti-Polizia"

19 luglio 2016 ore 12:37, Marco Guerra
“Alfano minacci la crisi di governo, altrimenti il ddl sul reato di tortura passerà tranquillamente alla Camera”. Sentito da IntelligoNews il segretario del Sap, Gianni Tonelli, non crede troppo alle parole del ministro dell’Interno, il quale ha promesso modifiche al ddl sul reato di tortura, quando il testo passerà alla Camera. 

Segretario Tonelli, Alfano vuole rivedere ddl sul reato di tortura attualmente in discussione al Senato. È soddisfatto?
“Se leggo bene, Alfano sostiene che lui è contrario al ddl per le ragioni che noi abbiamo sempre motivato in tutte le sedi. Noi oggi abbiamo acquisito lo spazio di una pagina su sei quotidiani nazionali proprio per spiegare la nostra posizione contro questo scempio del diritto a danno dei poliziotti e della brava gente. Se Alfano dice che se non si fermerà questo progetto lui se ne esce dalla maggioranza allora avrà tutto il mio plauso; se invece promette di cambiarlo alla Camera dico che è come una patacca, perché il partito dell’anti-polizia, che è il principale promotore di questo ddl, ha dei numeri schiaccianti a Montecitorio. Questo schieramento trasversale poteva essere messo in difficolta solo al Senato, il fatto di rinviare alla Camera è un modo per ammiccare ad un ambiente senza fare niente”.

Sta dicendo che un’ammuina per prendere tempo e far vedere che fa un minino di resistenza?
“Lui vuole ammiccare ad un ambiente come fece già per i matrimoni ai gay, quando ammiccò ai cattolici ma poi non fece nulla. PAre che il suo vero obiettivo sia la conservazione della poltrona. Alfano deve minacciare le dimissioni altrimenti rischia una ciarlatanata. Non sappiamo casa farcene di queste false promesse, perché da Alfano abbiamo ricevuto promesse di ponti d’oro, di terreni colmi di ogni bene ma non ambiamo ricevuto nulla se non tagli e fregature”.

Le leggi non è meglio prima concertarle con le categorie coinvolte prima di portarle in Parlamento?
“Il problema è questo: la battaglia è stata condotta solo dal Sindacato autonomo di polizia. Due anni fa la legge era passata indenne al Senato all’unanimità, dopo di che il 16 Luglio 2014 è iniziata la mia battaglia solitaria quando fummo convocati dalla Commissione giustizia della Camera, dove io andai e portai un documento che dimostrava che il ddl è solo una manifesto ideologico; la mia battaglia in solitaria si è poi portata dietro mezzo parlamento e la società civile. Questa mattina su sei giornali nazionali più di mezza Italia legge e capisce come stanno le cose. Allora Alfano per ammiccare all’ambiente delle forze di Polizia e al popolo moderato fa finta di promettere cambiamenti ancora una volta? Questa sarebbe una cosa vergognosa”.

A che punto è la legge?
“Dal Senato era andata alla Camera, a Montecitorio aveva subito modifiche allora è tornata al Sentato, qui siamo riusciti a modificarla in commissione eliminando degli aspetti ritenuti da noi inaccettabili e che però sono di nuovo riapparsi in aula, la scorsa settimana, grazie ad alcune modifiche proposte dal Movimento 5 stelle e dal partito dell’anti-polizia”. 

Chi sono quelli del Partito anti-Polizia?
“Sono come i black bloc, si mascherano nel circuito mediatico e istituzionale, nella sinistra radicale che ancora esiste. Quindi c’è una presenza ancora forte di queste posizioni nel Parlamento, nel circuito mediatico e nella cultura italiana”. 

Quali risvolti concreti avrebbe sull’operato della Polizia se passasse così com’è questo ddl?
“Semplicemente, pensi la questione del Circeo…si ricorda il poliziotto che colpì il giovane, che insieme ai suoi amici torturò due ragazze, perché spavaldamente aveva detto agli agenti “tanto tra una settimana mi fanno uscire”? Ecco ora con questa legge quel poliziotto sarebbe accusato di tortura. Rischio l’incriminazione per tortura anche se arrivo sul posto dove hanno rapito una bambina e se io dico al delinquente catturato che faceva parte del commando dei rapitori “se non mi dici dove avete nascosto la bambina ti metto in galera e butto la chiave”, una minaccia farlocca fra l’altro perché non abbiamo il potere di farlo. Se la gente sapesse che razza di manifesto ideologico è questo ddl si ribellerebbe. Alfano ci dovrebbe tutelare ma non si oppone con determinazione perché preferisce salvare la poltrona forse. Il ministero dell’Interno è il primo che ci butta alle ortiche? Non ci posso credere”.

Questo ddl si lega anche al contrasto al terrorismo? 
“Ma certo, ripeto si inibisce completamente l’azione della Polizia. Faccio un altro esempio: arriviamo su un posto dove c’è un commando di tagliagole che ha sbudellato 30-40 persone, si fa irruzione, uno viene braccato, si fa la voce grossa, lo si minaccia della galera a vita, scappa un ceffone in faccia per farlo parlare, ebbene questo è reato di tortura? Mi spiego? Questa è l’Italia, con queste istituzioni noi non andiamo da nessuna parte, la brava gente di questo Paese è condannata. Se non ci hanno colpito è solo perché abbiamo avuto un atteggiamento levantino, forse responsabile, che ci ha preservato ed escluso dalle grandi turbolenze internazionali”. 

autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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