Dai "dati inquietanti" al complotto per Putini: dietro le quinte del rapporto Wada

19 luglio 2016 ore 13:21, Luca Lippi
Un caso che da situazione di tutt’altro tenore sta assumendo le forme di un complotto geopolitico. I fatti però sono in tutta evidenza oggettivi, tuttavia validi solo fino alla cosiddetta prova contraria.
Ieri l'agenzia antidoping mondiale Wada presenta il report indipendente sul doping in Russia. Il Cio pensa a delle sanzioni contro le persone o le organizzazioni coinvolte nello scandalo doping e il presidente del Comitato Olimpico Internazionale Thomas Bach ha promesso che verranno prese delle misure molto pesanti nei confronti della Russia. 
Il Cio fa sapere in una nota: “Le conclusioni di questa relazione mostrano un attacco scioccante e senza precedenti contro l'integrità dello sport e dei Giochi Olimpici. Per questo motivo il Cio non esiterà ad adottare le sanzioni più dure possibili contro ogni individuo o organizzazione coinvolti”.
In attesa della decisione del Cio che arriverà oggi, il Comitato Olimpico russo prende posizione: "Siamo categoricamente in disaccordo con chi ritiene la possibile esclusione dai Giochi di centinaia di atleti russi puliti un'accettabile conseguenza spiacevole delle accuse presenti nel rapporto Wada". Il Comitato russo mette dunque in dubbio la veridicità del suddetto rapporto e chiede ulteriori indagini "con la partecipazione di tutte le parti coinvolte. Coloro che vogliono realizzare il loro sogno olimpico non devono dipendere dalle accuse infondate o dalle azioni criminali di alcuni individui". 
Nel frattempo però il viceministro dello Sport russo Iuri Nagornykh è stato sospeso dall'incarico fino alla fine di un'inchiesta interna sullo scandalo doping. Ieri in tarda serata, fanno sapere le agenzie, il premier Dmitri Medvedev ha firmato l'ordine relativo. Sempre ieri, Putin aveva reagito alla pubblicazione del rapporto Wada promettendo la sospensione temporanea di quei dirigenti pubblici i cui nomi figurano nel documento dell'Agenzia mondiale antidoping.

Dai 'dati inquietanti' al complotto per Putini: dietro le quinte del rapporto Wada

Tuttavia dopo attenta riflessione, dalla Russia fanno sapere che il Paese difenderà i suoi interessi e farà ricorso contro la decisione della Wada. Lo ha dichiarato il capo della commissione sport della Duma, Dmitriy Svishev: “Dobbiamo assolutamente fare ricorso e difendere i nostri interessi fino alla fine. Dobbiamo anche utilizzare tutti i canali della diplomazia sportiva, dialogando con tutte le federazioni”.
Le accuse lanciate dall’agenzia mondiale Antidoping sono che il sistema statale di copertura del doping agli atleti russi è stato in vigore durante tutti i massimi eventi organizzati in Russia negli ultimi anni: le Universiadi di Kazan 2013, i Giochi Olimpici di Sochi 2014, i campionati mondiali di nuoto del 2015.
Tuttavia, la Wada non darà indicazioni al Comitato Olimpico Internazionale sulla partecipazione della Russia ai Giochi di Rio 2016
"La nostra consegna era di indagare e conoscere i fatti. Per questo motivo non abbiamo nessuna raccomandazione da fare. Chi sarà chiamato a prendere delle decisioni potrà farlo basandosi sui dati della nostra relazione" ha dichiarato Richard McLaren, medico incaricato dall'agenzia mondiale antidoping Wada di svolgere l'indagine.
Il membro onorario del Comitato Olimpico Internazionale, Vitaly Smirnov, rassicura che la relazione della Wada non porterà ad una squalifica della nazionale russa dai Giochi Olimpici di Rio: “Questo non succederà, ma si tratta di un approccio non costruttivo e tutti i boicottaggi sono stati assurdi. Purtroppo lo sport è una grande tentazione per chi vuole ottenere dei benefici politici od altro tipo di dividendi. Lo sport deve essere pulito”.
Interviene direttamente Vladimir Putin che bolla come sia una recidiva pericolosa ingerenza della politica nello sport, segnala l'ufficio stampa del Cremlino. 
Dice Putin: "Sì, le forme di questa ingerenza sono cambiate, ma l'essenza è la stessa: fare dello sport uno strumento di pressione geopolitica, creare un'immagine negativa di un Paese e di un popolo".
Secondo il presidente russo, il movimento olimpico, che adempie un "ruolo unificante enorme per l'umanità", è di nuovo sull'orlo di una scissione.
"Gli eventi degli ultimi tempi e l'atmosfera di disagio che ruota attorno allo sport internazionale e al movimento olimpico, suo malgrado riporta le analogie con l'inizio degli anni '80 del secolo scorso," — ha aggiunto, notando che allora "spezzarono le vite alla gente," rendendola "ostaggio del confronto politico".
Putin ha osservato che la Russia condivide i valori olimpici ed è aperta alla cooperazione.
Sull’argomento è intervenuto anche il Presidente del Coni Giovanni Malagò, che a margine di una manifestazione promozionale, sollecitato da alcuni cronisti sulla questione avrebbe detto: “Il dossier è molto duro, i nostri atleti hanno ragione a lamentarsi”, prosegue Malagò: “Questa cosa indubbiamente crea un problema, tanto è vero che mi risulta che oggi ci sarà un Esecutivo convocato telefonicamente. Non so quali provvedimenti arriveranno ad adottare. Ho letto le parole di Bach che sono eclatanti ed eloquenti”.
Poi prosegue rispondendo agli atleti italiani che si sono lamentati: “ieri gli addetti ai lavori al Coni avevano evidenziato quelle medaglie che sarebbero state perse. Ma mi permetto di dire che, anche se le competizioni sono dal 2010 al 2015, estive e invernali, i casi sono più di 570 e gli atleti 312, ma nessuno conosce i nomi: per cui, con tutto il rispetto, fin quando non c'è l'elenco, non si può assolutamente dichiarare che ci sia un atleta russo che ha vinto una medaglia in modo scorretto. Magari ce n'è uno solo che l'ha fatto in modo regolare e quello va rispettato".
Tuttavia da parte dei diretti interessati non c’è alcuna intenzione di risolvere la questione in tempi brevi, in una lettera al numero uno del Comitato Olimpico Internazionale (Cio) Thomas Bach, il presidente del Comitato Olimpico Russo Alexander Zhukov ha accusato l'agenzia anti-doping internazionale Wada di un complotto pianificato contro gli atleti russi, segnala il "Kommersant". "Il Comitato Olimpico Russo è estremamente deluso dalle azioni delle agenzia anti-doping di Stati Uniti e Canada a sostegno del presidente della commissione atleti presso la Wada Becky Scott, che ha chiesto al CIO di escludere in toto la squadra olimpica russa dai Giochi di Rio de Janeiro”.
Secondo Zhukov, l'inchiesta dell'agenzia WADA contro gli atleti russi si basa sulle informazioni ricevute dalla commissione d'inchiesta indipendente guidata da Richard McLaren, e asserisce: "Come fanno queste organizzazioni a conoscere in anticipo le conclusioni del rapporto prima che venga formalmente presentato? La situazione desta serie preoccupazioni all'OKR, dal momento che è messa in discussione l'integrità e l'indipendenza del dossier".
Il presidente del Comitato Olimpico russo ritiene che la vicenda anti-doping "fa parte di una campagna ben pianificata e di parte", che mira ad escludere gli atleti russi dai Giochi Olimpici del 2016.

autore / Luca Lippi
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