Pokémon Go, sociologo Bovalino: "Generazione che dovrebbe dare un senso all'Occidente è come allucinata"

19 luglio 2016 ore 13:22, intelligo
di Luciana Palmacci

"La forza giovanile dovrebbe dare un senso all'Occidente in crisi esistenziale e culturale", piuttosto che occuparsi di una ricerca fittizia e virtuale nascondendosi dalla verità delle cose. Questo il punto del sociologo Nuccio Bovalino a IntelligoNews sul fenomeno Pokémon Go, videogioco unico nel suo genere che confonde virtuale e reale.

Il fenomeno Pokémon Go è iniziato come un momento di euforia, ma sta continuando in follia. Secondo lei perchè?
"Proprio stamattina leggevo che un uomo ha addirittura lasciato il lavoro per inseguire i Pokémon arrivando fino in Nuova Zelanda. Ciò che più mi stupisce è che in un periodo in cui l'Occidente dovrebbe attivarsi, e lo fa, con la sua Intelligence per scovare terroristi e situazioni di pericolo per la nostra comunità, l'uomo qualunque, o meglio quella che dovrebbe essere la forza giovanile, la generazione che dovrebbe dare un senso all'Occidente in crisi esistenziale e culturale, si occupi di una ricerca fittizia agendo come se fosse nel mondo reale".

Pokémon Go, sociologo Bovalino: 'Generazione che dovrebbe dare un senso all'Occidente è come allucinata'

Quindi se vogliamo è uno spreco di forze che potrebbe essere impiegato in modo migliore?
"Non tanto, perché il gioco non chiede nulla a questa generazione, che comprende fino ai 40 anni. Quello che mi domando è cosa si nasconde dietro a questo 'rituale', anche se legato al mondo digitale. Un rituale che va a esorcizzare quella presa di coscienza di far parte di un contesto ormai in decadenza, che sembra risucchiarci. Questo agire nel mondo virtuale illudendosi di essere protagonisti di un'avventura, è un modo di sublimare l'impotenza che caratterizza l'uomo nella sua quotidianità. Ecco così che il giovane occidentale, che in questo momento dovrebbe avere uno scatto di orgoglio, identitario, che lo possa portare a una rivalsa, sublima quest'impotenza e capacità di accettare la situazione, rifugiandosi e rimanedo inghiottito in un mondo ludico, consumistico e virtuale nel quale ha trovato rifugio. Quella dei videogiochi è soltanto una vana libertà che nasconde invece una gabbia simbolica. Inoltre proprio nell'aspetto concreto del gioco in questione c'è anche la necessità di sentirsi padroni di un mondo che invece non ci appartiene; paradossalemnte il vivere nel virtuale è un modo per riappropriarsi di quella fisicità che non si riesce più ad avere e ad abitare". 

Proprio per questo, la causa della degenerazione del gioco è colpa degli utenti e dell'uso che ne fanno, oppure del modo stesso in cui è stato progettato?
"Fin dalla nascita dei primi media si parlava già di come questi consentissero agli utenti di creare tra di loro una sorta di comunione, dunque il punto è che questo tipo di giochi tende a farci sentire parte di un rituale collettivo mettendoci in comunione. La tecnologia e i giochi sono elementi che non solo ci soddisfano, ma ci fanno sentire parte di un rituale collettivo. Se prima era un semplice parlare insieme di un gioco, ora si partecipa come in una grande gare collettiva in un contesto che virtualmente ci fa essere parte di una comunità di giocatori anche se da soli. Placa l'urgenza di sentirsi parte di una comunità che oggi manca". 

Dunque chi ha progettato questo gioco ha pensato anche a questo risvolto?
"Assolutamente sì. Il compianto Steve Jobs quando ha plasmato la sua creatura tecnologica, essendo lui un visionario, non ha fatto altro che curare più l'anima dell'utente dandogli ciò di cui ha bisogno e che non riesce a soddisfare. Da qui la necessità di creare apparati tecnologici che creassero anche dei surrogati delle necessità. Il progetto Pokémon aveva in sè di divenire un fenomeno di follia collettiva, perché quando qualcuno progetta un app sa benissimo che non si ferma all'aspetto puramente tecnico, ma vi è dietro l'intenzione di rispondere a urgenze e di crearne anche altre. Fattore che ne determina anche il successo sul mercato". 

In riferimento a Pokémon Go, il Telefono Azzurro ha lanciato un allarme secondo cui l'attività di gioco sarebbe pericolosa, soprattutto per i minori, in quanto violerebbe la privacy e addirittura porterebbe all'adescamento a sfondo sessuale di questi. Lei cosa pensa dei rischi?
"Credo che chi abbia cattive intenzioni in questo senso ormai abbia talmente tante possibilità, anche più semplici, basta pensare quello che avviene già in rete. Questo è solo un altro piccolo tassello di un mondo malato e situazioni già presenti e che non avevano bisogno di altre amplificazioni".

Forse ci si sta accanendo troppo sul videogioco?
"Sì, diciamo che si tratta piuttosto di un accanimento che si occupa di puntare il dito su qualcosa in particolare invece di occuparsi del problema alla base, ossia che se un'intera generazione impazzisce andando alla ricerca di mostriciattoli in un mondo reale che invece  avrebbe bisogno di una presa di coscienza generale e di un'azione collettiva, è uno dei tanti modi di nascondersi dalla gravità del problema. Riguardo l'adescamento ci sono altri luoghi virtuali che lo consentono con maggiore facilità; il vero problema è quando il gioco viene innalzato a ideologia dell'esistere e non è più qualcosa per distrarci dal mondo, ma il mondo stesso che viviamo per scelta. Pokémon Go è una delle tante allucinazioni collettive che preferiamo a una verità dalla quale preferiamo fuggire".
autore / intelligo
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