Pokémon Go, lo psichiatra Meluzzi spiega: "Ponte tra reale e immaginario inquietantemente efficace"

19 luglio 2016 ore 13:31, Andrea Barcariol
Lo psichiatra Alessandro Meluzzi, intervistato da IntelligoNews, analizza la Pokémon Go mania che spopola e divide il popolo del web tra eccessi e bufale.  

Perché un gioco diventa un successo planetario?

«Hanno trovato la combinazione per fare una tempesta perfetta dal punto di vista del marketing. Innanzitutto la storia dei Pokémon che ha attraversato le psicologie adolescenziali di qualche anno fa, quindi c’è una dimensione che è rimasta nella memoria. Queste creaturine che si evolvono e diventano delle presenze nel mondo virtuale danno una sensazione di spaesamento che deriva dalla combinazione tra la percezione di un luogo e l’irrompere imprevisto di una specie di ghost. Tutto ciò viene incontro a quella dimensione di pensiero magico infantile che c’è non solo nei bambini ma anche negli eterni adolescenti che siamo tutti noi. Da questo punto di vista è stata un’invenzione geniale, almeno sotto il profilo psicologico perché combina il bisogno di fantasia e semplicità con i luoghi reali in cui ci si immerge. E' una specie di ponte tra reale e immaginario inquietantemente efficace».

Il Telefono Azzurro ha messo in guardia sui potenziali rischi per i minori, primo tra tutti il pericolo di “adescamento da parte di adulti malintenzionati e in un mondo virtuale dove, purtroppo, le differenze di età sono annullate”. Cosa ne pensa?

«Non conosco bene il meccanismo per poter indicare quali siano i rischi reali, purtroppo devo dire che la tecnologia informatica diventa uno spazio indifendibile e non si può evitare il rischio che un minore possa essere contattato attraverso uno smartphone. Questa tecnologia è talmente espansiva e in crescita che questa c’è poco da fare, ho sempre pensato che fermare la comunicazione è come fermare l’aria con le dita».

Pokémon Go, lo psichiatra Meluzzi spiega: 'Ponte tra reale e immaginario inquietantemente efficace'
Il popolo del web è diviso, c’è chi parla di snobismo intellettuale e chi invece evidenzia l’originalità del gioco “all’aperto”. Lei da quale parte sta? 

«Nessuna delle due, non riesco ad appassionarmi al Pokémon e all’anti-Pokémon, mi pare che la questione possa essere ignorata e che ogni polemica moralistica nei confronti di questi fenomeni, che periodicamente esplodono, alla fine non faccia altro che alimentarne la pubblicità. Lascerei i Pokémon in libera circolazione e agli sfaccendati che hanno il tempo di inseguirli la possibilità di farlo».

Qualche anno fa andava molto di moda Ruzzle. 

«Una volta c’era il Tamagotchi, questo gioco è particolarmente sofisticato perché combina la realtà virtuale con la percezione reale».

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