Il Papa fa “pace” con la Cei con la proroga di Bagnasco

19 maggio 2015, Americo Mascarucci
Il Papa fa “pace” con la Cei con la proroga di Bagnasco
La foto vale forse molto più di mille parole. Papa Francesco fotografato fra il presidente della Conferenza Episcopale Angelo Bagnasco e il segretario della stessa Cei Nunzio Galantino in occasione dell’apertura dell’assemblea generale. 

Sono lontani i tempi in cui fra il Papa e Bagnasco era calato il gelo e tutti i giorni si parlava di imminenti avvicendamenti alla guida della Cei. Sembrano lontani anche i tempi in cui la Cei parlava due linguaggi, quello del suo presidente considerato espressione della “vecchia guardia” (leggi Bertone) e quello del suo segretario considerato invece espressione del nuovo corso bergogliano. 

Galantino voluto dal Papa al posto del fidatissimo ex segretario di Bagnasco Mariano Crociato, Galantino scelto da Francesco nonostante pare avesse riscontrato il minor gradimento fra le varie proposte presentate dai vescovi, Galantino che interveniva sulle questioni sociali dando l’idea di correggere o quasi sostituirsi alla posizione ufficiale di Bagnasco. 

Una difficile convivenza quella dei primi mesi che pare abbia creato forti attriti e momenti di tensione all’interno dell’organismo episcopale, dove in molti avevano già assaporato il piacere di sedere sulla poltrona di presidente. 

Poi invece il colpo di scena, la proroga di Bagnasco fino al 2017 e un ritrovato rapporto fra la Cei e la Santa Sede. Si disse all’epoca che la decisione di Francesco di non sostituire l’arcivescovo di Genova fosse una sorta di contentino per il “partito italiano”, l’asse Bertone-Sodano che all’interno dei sacri palazzi pare avesse mal digerito l’ascesa al potere dei bergogliani, soprattutto stranieri a capo di importanti dicasteri. 

Fatto sta che oggi la Cei appare molto meno distante dal Pontefice di come era sembrato in passato. Francesco è tornato a sollecitare i vescovi, come è nel suo stile, a farsi sentire, a disturbare, a denunciare, ad andare controcorrente, impegnandosi soprattutto nell’aiuto ai poveri. Li ha anche esortati a favorire la maggiore collegialità possibile all’interno delle diocesi fra i sacerdoti, a non lasciare a metà progetti ed iniziative valutando sempre attentamente i risultati, a formare adeguatamente i laici. 

Perché, è l’opinione di Francesco, nel momento stesso in cui il laico riceve un’adeguata formazione cristiana e questa sarà in lui ben consolidata, sarà poi naturale per il laico impegnato in politica o nel sociale difendere quei principi etici che sono alla base della dottrina della Chiesa. 

Già, i principi etici, altro tema che aveva diviso profondamente la Cei dal Papa. Non che Francesco non ritenesse necessario difendere la dottrina della Chiesa, ma a detta del Papa sui temi etici sarebbe stato opportuno non scatenare crociate, come invece la Cei sembrava fare ogni volta, soprattutto sulla difesa della famiglia e il contrasto alle unioni di fatto e gay. 

Anche su questo punto dopo i risultati dell’ultimo Sinodo straordinario sulla Famiglia è apparso evidente un certo cambio di passo da parte del Papa con un forte ridimensionamento dell’agenda Kasper che sembrava avere come punto di arrivo proprio una radicale riforma della pastorale sulla famiglia con la riammissione dei divorziati risposati all’Eucaristia e l’accoglienza delle coppie gay. Non che questi temi siano scomparsi dall’agenda del Sinodo, ma certamente per Bergoglio prima che la risoluzione di certe tematiche sembra essere tornata al primo punto la difesa della famiglia fondata sul matrimonio e la sua indissolubilità. 

Un cambio di passo dunque che sembra riflettersi anche nella ritrovata armonia fra il Papa e la Cei che in questi giorni tornerà a toccare tematiche di fondamentale importanza per la vita della Chiesa ma anche per il futuro della società italiana. Con un unico linguaggio e con la consapevolezza di dover andare controcorrente in un mondo sempre più omologato in cui la difesa dei valori etici oggi è forse la prima fonte di scandalo.
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