Pensioni, Lombardi (M5S): “Senza Tesoretto, ancora debito e categorie deboli pagheranno il conto"

19 maggio 2015, Lucia Bigozzi
Pensioni, Lombardi (M5S): “Senza Tesoretto, ancora debito e categorie deboli pagheranno il conto'
“I soldi li prenderanno o da nuove tasse oppure aumentando il debito, il tesoretto non esiste. Saranno le categorie più deboli come pensionati, giovani e partite Iva, a pagare il conto degli errori della politica”. E’ un fiume in piena Roberta Lombardi, parlamentare 5Stelle, quando affronta i capitoli pensioni e scuola mentre si sta occupando di uno sfratto. Nella conversazione con Intelligonews spiega cosa c’è dietro la manovra del governo e quali saranno gli effetti.

Se non è il ‘tesoretto’ come sostengono molti analisti, con quali soldi verranno pagati i rimborsi ai pensionati? 

«Anzitutto, che cos’è il tesoretto?».

Dica lei.

«Faccio un esempio: una persona decide di comprare un’auto nuova e sa che al massimo può spendere diecimila euro; poi trova un’auto con uno sconto particolare che costa 9500 euro. Quei 500 per i quali la persona non si è indebitata ulteriormente rappresentano un risparmio, non sono di certo soldi in più rispetto al budget iniziale che gli arrivano in tasca. Ecco spiegato cosa è il cosiddetto tesoretto. La verità è che c’è un governo che ha depredato i pensionati, ovvero una delle categorie più deboli di una media di circa tremila euro all’anno e adesso dice: io di questi tremila ti sto ridando indietro trecento euro e mi vedi pure dire grazie per la gentile concessione che verrà ‘giocata’ in campagna elettorale facendo passare il governo per il salvatore della patria rispetto ai precedenti esecutivi che hanno creato il problema».

Torniamo al punto: con quali soldi saranno finanziati i rimborsi?

«Con maggior debito o con tasse. Nel 2011 avevano bisogno di reperire 25 miliardi e li hanno presi ai pensionati, adesso sono obbligati a restituirli perché c’è una sentenza della Corte Costituzionale e lo faranno creando maggior debito o aumentando le tasse. D’altronde, sono cinque governi che parlano di spending review e proprio ieri in un articolo sul Corsera si spiegava che la spesa pubblica dal 2007 a oggi è salita di 107 miliardi; le entrate sono aumentate di 88 miliardi ma alla fine la spesa pubblica ha continuato a salire: significa che la spending review non è stata applicata e del resto, questo è il risultato se fai tagli lineari e non aggredisci le sacche di spreco a partire dalla gestione degli immobili pubblici, sanità, i servizi strumentali dei ministeri, per non parlare dei soldi che vengono destinati alla finta accoglienza degli immigrati»

Ma alla fine non saranno i giovani precari, quelli coi contratti flessibili e le partite Iva che peraltro non avranno pensioni solide, a pagare il conto di questi rimborsi?

«Come al solito a pagare sono sempre le categorie più deboli che vengono usate come un bancomat, a fare da cassa per scelte assurde da parte dei governi. Qui si sta creando un impoverimento dello stato sociale e si sposta il problema più avanti senza affrontarlo e risolverlo. Si rinvia tutto fra venti anni quando i giovani di oggi dovranno contare su pensione e assistenza e i soldi non ci saranno. E per allora, ci saranno altri politici, quindi non  sarà più un problema di quelli di adesso»

Voi cosa proponete in concreto?

«Abbiamo individuato numerosi fondi cui attingere anche all’interno delle coperture del reddito di cittadinanza che per noi resta la manovra principale da fare in questo momento, ma naturalmente si tratta di scelte che spettano alla politica»

Prima il reddito di cittadinanza o i rimborsi delle pensioni?

«Anzitutto, restituire il maltolto e restituirlo tutto. Parallelamente, con l’introduzione del reddito di cittadinanza risolveremmo la situazione di emergenza sociale nella quale viviamo perché con una sola manovra economica quale è il reddito di cittadinanza, si va a creare un circuito virtuoso in base al quale le persone possono contare su un reddito stabile e potendo contare su questo riacquistano fiducia e riprendono i consumi di beni e servizi, a sua volta aumentando la richiesta il mercato riattiva la produzione e la produzione significa assunzioni da parte delle imprese. E le assunzioni significa versamento dei contributi previdenziali. È necessario fare un piano massiccio di investimento sul lavoro per salvare le pensioni del futuro e sul welfare familiare. Bisogna assistere le famiglie e portarle, come accade in Francia, a fare più figli. Ricordo che nel 2005 l’allora ministro del welfare francese spiegò – come evidenziato da Report - che la Francia sta investendo sul welfare del futuro attraverso un piano di assistenza alle famiglie. E’ tutto collegato, è un meccanismo che si tiene».

#BuonaScuola al rush finale senza modifiche?

«Domani voto finale con tanto di diretta tv e sicuramente avremo la Boldrini che presiede e i ‘vip’ del governo presenti in Aula. La settimana scorsa avevamo chiesto a Renzi di venire in Aula a riferire sulle coperture relative ai rimborsi delle pensioni ma non è venuto perché probabilmente doveva prepararsi per l’annuncio urbi et orbi in diretta da Giletti… Questa è una riforma il cui impianto didattico impoverisce culturalmente gli alunni e condiziona insegnanti e presidi. Nel primo caso perché impoverendo l’offerta didattica non consenti a un ragazzo di formarsi un pensiero critico, trasformandolo oltretutto in una sorta di ‘consumatore obbediente’ perché le aziende che sponsorizzeranno le scuole potranno promuovere con manifesti e loghi le loro attività commerciali; nel secondo perché condizioni gli insegnati rispetto alla figura del preside che è poi quello che li deve assumere»

Intanto però è passato un vostro emendamento che vieta ai presidi di selezionare insegnanti-parenti. 

«Perfino i presidi non vogliono la riforma e sono scesi in piazza, perché temono il condizionamento del politico di turno nella scelta degli insegnanti da assumere. Eppoi sul preside-sceriffo c’è pure un precedente che riporta al Ventennio…».

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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