Agenda Ue, Cardini: “L'Europa prenda esempio da San Benedetto o Italia si domandi se restare”

19 maggio 2015, Andrea Barcariol
Intervistato da IntelligoNews, il professore Franco Cardini, storico e saggista,
Agenda Ue, Cardini: “L'Europa prenda esempio da San Benedetto o Italia si domandi se restare”
critica fortemente l’atteggiamento dei Paesi dell’Ue non disposti ad accettare le quote sull’immigrazione e auspica una posizione “durissima” dell’Italia.

Spagna, Francia e Inghilterra hanno rifiutato le quote sull’immigrazione. Che tipo di Europa abbiamo di fronte?


«E’ la prova ulteriore che questa Europa non esiste, vengono imposti sacrifici economici e fiscali, ma quando si tratta di una necessità umanitaria ci si tira indietro, è una pura follia».


Il governo italiano adesso cosa deve fare?

«E’ obbligato a prendere una posizione durissima, deve ricorre alla Commissione Europea e chiedergli di obbligare questi Paesi a rispettare una normativa su un problema comune. Non è un problema italiano. Se chiudessimo anche noi le coste sarebbe la dichiarazione del fallimento dell’Europa. Se Spagna, Inghilterra, Francia dovessero continuare a rifiutarsi, noi non possiamo venire meno a una necessità di carattere umanitario. Io temo di sapere cosa sia diventata l’Italia ma mi rifiuto di ammetterlo almeno fino a quando non lo vedrò. Non aiutare queste persone sarebbe un crimine contro l’umanità e noi dei crimini contro l’umanità abbiamo sempre detto il peggio possibile. Dobbiamo fare il nostro dovere. L’Ue non deve aiutarci, deve cooperare con noi che ci assumiamo la prima accoglienza, il disagio più grande, dovuto alla posizione geografica. Se poi gli altri Paesi non dovessero cooperare dobbiamo domandarci seriamente cosa fare in questa Europa che ci chiede sacrifici ma al momento opportuno ci lascia da soli. Se l’Ue non impedirà a questi Paesi di fare quello che stanno facendo, non vedo perché l’Italia debba rimanere dentro a questa organizzazione».

L’immigrazione dall’Africa, nei prossimi anni, è destinata ad aumentare in maniera esponenziale. E’ rintracciabile nel passato un fenomeno simile?

«Le migrazioni di massa si producono sulla base di motivazioni. In passato la grande migrazione euroasiatica si è prodotta per un peggioramento climatico che ha obbligato le popolazioni a spostarsi. A Oriente non sono potuti andare perché l’impero Cinese ha opposto resistenza e allora si sono spostati verso sud-ovest. Queste sono quelle che noi chiamiamo invasioni barbariche e sono durate circa un millennio, dal II secolo fino al XV. Prima erano motivazioni climatiche, oggi la ragione è di tipo socio-politico-economico. La gente scappa dall’Africa perché da alcune decenni le multinazionali che occupano quel territorio lo hanno ridotto alla fame, imponendo le monoculture e distruggendo le multiculture che permettevano l’autosufficienza alimentare. Le nostre multinazionali, dirette da imprenditori europei e americani debbono cambiare rotta, non possono distruggere un continente, in combutta con i regimi corrotti, obbligando la gente a scappare. Di questo si deve discutere, altrimenti è inutile parlare anche del fondamentalismo musulmano. Chi detiene le leve dello sfruttamento dell’Africa però detiene anche le leve del controllo dei media e dei governi. Noi non siamo neanche informati, ci raccontano balle, ci dicono che ci sono le guerre e i regimi dittatoriali ma non ci spiegano il perché. Non riusciamo a capire l’origine profonda del male. E’ necessario agire su queste lobbies sia finanziarie sia produttive che stanno letteralmente succhiando le viscere del pianeta».

Benedetto da Norcia, patrono d’Europa, costruì centro di ospitalità per poveri e pellegrini. Visto il comportamento degli altri Paesi dell’Ue forse è ora di cambiare patrono?

«San Benedetto li faceva anche lavorare, le abbazie erano centri di produzione e redistribuzione delle ricchezze, bisognerebbe prendere il suo esempio. Oggi nel mondo la ricchezza va razionalizzata, stiamo assistendo alla sparizione e proletarizzazione del ceto medio, quindi aspettiamoci il peggio. Io credo che sulla via del peggio questo atteggiamento dei governi spagnoli, francese e inglesi abbiano segnato una splendida tappa. Questo loro rifiuto è una svolta fondamentale sulla via del peggioramento delle condizioni mondiali».

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