Assolta madre di Lecco, Bruzzone: "Infermitá? Dá segnali"

19 maggio 2015, Marta Moriconi
Assolta madre di Lecco, Bruzzone: 'Infermitá? Dá segnali'
Edlira Copa, l'albanese di 38 anni che nel marzo 2014 uccise a coltellate le sue tre figlie di 13, 10 e 3 anni a Lecco, è stata assolta oggi dal gup per vizio totale di mente. E' stata però applicata la misura di sicurezza di dieci anni in una struttura psichiatrico-giudiziaria. La dottoressa Roberta Bruzzone chiarisce a IntelligoNews chi sono le mamme che uccidono i propri figli, che differenza c’è tra quelle psicopatologiche e quelle criminali, i segnali e le cure di cui hanno bisogno. 

Il caso di Lecco è chiuso. Infermità per la mamma e tutto a posto?

“Diciamo che nella stragrande maggioranza dei casi, per le madri che arrivano ad uccidere i figli l’infermità mentale viene quasi sempre rilevata e riconosciuta dall’esame peritale. E questo omicidio è l’espressione di una dimensione psicopatologica acuta, spesso di matrice psicotica o a volte paranoide o depressiva. Lo scenario di solito si presenta così, ma è diverso e anomalo quando una madre che uccide il figlio non confessa e non si assume la responsabilità di ciò che ha fatto. Chi è infermo di mente infatti non si adopera per nascondere quello che ha commesso”. 

Quindi l’elemento discriminante per analizzare la madri che uccidono è legato alla confessione o meno del reato? Quantomeno al non occultamento di quanto commesso?

“Sì. Normalmente quando una madre uccide, ha sintomi psicopatologici depressivi o paranoidi, e non si adopera minimamente per alterare la situazione. E’ evidente a tutti cosa è accaduto e non c’è una grande attività investigativa da svolgere in questi casi, se non l’indagine psichiatrica. Se ci sono soggetti che agiscono per depistare il reato, ecco che la dimensione psicopatologica sfuma e che torna in gioco la mente criminale”.

Cosa succede ora che è riconosciuto il vizio totale di mente?

“La persona viene ritenuta incapace di intendere e volere, quindi la parte relativa alla condanna viene estinta perché il soggetto non è imputabile. Ma viene emessa una misura di sicurezza che normalmente è il ricovero presso un ospedale psichiatrico-giudiziario che ha durata variabile, difficilmente meno di 5 anni, rivedibile di volta in volta da una Commissione dedicata ad hoc. Poi inizia il percorso interno alle strutture, l’unica clinica attiva in Italia è Castiglione delle Stiviere che è una realtà di buonissimo livello, che le supporta a livello psico-terapico. Di solito c’è un recupero funzionale abbastanza buono, magari non completo ma abbastanza buono”.

Che ruolo ha generalmente il marito delle mamme-assassine al di là di questo caso? 

“In queste vicende il padre ha un ruolo fondamentale nell’ostinarsi a non riconoscere che la propria compagna attraversa un momento di grave difficoltà sotto il profilo psicopatologico. Tipicamente queste donne vengono lasciate a se stesse perché si scambia la loro patologia con una scarsa voglia di occuparsi dei figli, o comunque sia non si valutano nella maniera corretta quelle che sono condizioni cliniche che devono immediatamente essere messe all’attenzione di un esperto. Insomma loro sottostimano e queste donne dal canto loro fanno di tutto per nascondersi”

Quindi ci sono dei segnali da non sottovalutare? 

“Normalmente, credetemi, i segnali ci sono sempre. Sapete qual è il problema? Non c’è nessun fulmine a ciel sereno, la tempesta c’era da sempre, ma qualcuno si è ostinato a non riconoscerla”.

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