Leader e delfini, l'intervista al sociologo: "Berlusconi non è più 'liquido', Fitto troppo"

19 maggio 2015, Adriano Scianca
[imge:left] Silvio Berlusconi dichiara: “Sono fuori dalla politica, sono soltanto qualcuno con un grande senso di responsabilità nei confronti del mio Paese”. Ma per il sociologo Guerino Nuccio Bovalino, ricercatore del Ceaq Sorbonne, e studioso dei media e dell’immaginario, le cose non sono così semplici: “Berlusconi sta assistendo al compimento del suo progetto. Ma con una nemesi...”. 

Repubblica parla del “Lunghissimo autunno del patriarca Berlusconi”. Siamo alle ultime battute della crisi del berlusconismo? 

«Non si tratta propriamente di una crisi del berlusconismo. E non direi affatto che lui è fuori dalla politica. Anzi, il punto è proprio che semmai è stato interiorizzato dalla politica. Il berlusconismo ha preso vita fuori di lui, quindi lui può anche morire, politicamente parlando».

Il berlusconismo ha preso vita fuori da Berlusconi e si è incarnato in... ?

«In Renzi, ovvio. Berlusconi voleva il partito liquido, Renzi è il leader liquido. Il berlusconismo è diventato persona e non ideologia. Ma attenzione, perché quello di Renzi è un compimento con nemesi». 

E la nemesi quale sarebbe? 

«Nel fatto che Renzi è un professionista della politica. Berlusconi ha combattuto per tutta la vita i politici di professione ma alla fine vede il suo progetto incarnato in un leader che non ha mai fatto altro che politica. Ed è anche l'elemento che permette a Renzi di essere un Berlusconi migliore di Berlusconi stesso. Il Cavaliere cercava lo scontro ma non agiva mai, questo perché lui non sa districarsi nelle trame della politica. Renzi è più decisionista proprio per la sua maggiore esperienza in un certo tipo di politica». 

È difficile, tuttavia, rassegnarsi al nostro progetto che si incarna al di là di noi stessi. Insomma, per Berlusconi non deve essere un momento facile... 

«Certo, per lui è impossibile rassegnarsi. L'unica soluzione avrebbe potuto essere la discendenza di sangue, là dove non arriva la cultura subentra la natura. Ma qualcosa non ha funzionato». 

Beh, c'è Fitto che si candida alla successione. Oggi ha lanciato il nome del suo movimento: “Conservatori e riformisti”. 

«Evidentemente la nostra, oltre a essere una società liquida, è anche la società della coincidenza degli opposti. In realtà la sua credo sia solo una strategia per non chiamarsi “moderati”, dato che oggi quell'etichetta non funziona. Fitto sta cercando di porsi in un limbo ideologico, che paradossalmente è proprio quello che ha fatto Forza Italia in questi mesi. Il sociologo Alberto Abruzzese, in una discussione su Facebook, ragionando sul dilemma se essere con Renzi o essere tutto tranne che Renzi, invitava provocatoriamente a ricordare e commentare il senso dello slogan “né con lo Stato né con le Brigate rosse”. Allo stesso modo, Forza Italia non è stata né con Renzi né contro Renzi. E lo stesso vuole fare Fitto, cercando di non apparire né troppo moderato né troppo rivoluzionario. Ma anche qui c'è un paradosso, perché Fitto rimprovera a Berlusconi di essere stato ambiguo con Renzi ma lui è più renziano dell'ex premier».

Di certo la scissione di Fitto amplifica l'effetto "fuga dalla barca che affonda", con tanto di paranoia verso i "traditori" che accoltellano il capo alle spalle...

«Ogni decadenza e ogni fine impero ha eroici samurai che seguono il destino del proprio capo ma ha soprattutto piccoli oligarchi che fiutano un nuovo potere da conquistare tradendo il leader ormai finito. Ma non vedo grandi condottieri fra questi pseudoribelli che scontano un tempismo.ai limiti del ridicolo».
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