Conte: "Assolto, ma ferita aperta". La sua Italia però ha molti più problemi

19 maggio 2016 ore 10:35, Andrea De Angelis
La questione è fin troppo semplice. Antonio Conte arrivò in Nazionale come il salvatore della patria, colui che avrebbe restituito alla maglia azzurra i successi e il fascino di dieci anni fa. Sì, tanti ne sono passati dal successo di Berlino. Allora in panchina sedeva Marcello Lippi e Conte aveva iniziata la sua carriera di allenatore in quel di Arezzo. 

Ora non solo ha vinto (e convinto) alla Juventus, ma ha creato aspettative enormi verso la sua nazionale. Il punto è che il giocattolo si è rotto troppo presto. Qualche frecciatina ai giornalisti, per non parlare di quelle ai club. Insomma, anche lui (come diversi suoi predecessori) ha capito che alle società poco o nulla importa delle nazionali. Il cosiddetto caso Bonucci di questa settimana, negato da Vinovo, è solo l'ennesimo di una lunga serie. Caso chiuso dallo stesso Conte, ci mancherebbe. Il quale ha visto chiudere anche l'annosa vicenda che l'ha visto a processo per una presunta frode sportiva. Il 5 aprile 2016 la Procura di Cremona chiede per Conte 6 mesi di reclusione con pena sospesa e 8.000 euro di multa anziché 8 mesi considerando lo sconto di un terzo previsto dal rito abbreviato. Il 16 maggio seguente è stato assolto dal GUP «per non aver commesso il fatto». 
Ora Conte commenta così: "L'assoluzione per me è un'ottima notizia. Fatico a parlare però di lieto fine, non sarà mai a lieto fine". E aggiunge: "Un'assoluzione non fa dimenticare i quattro anni passati, una perquisizione a casa alle cinque del mattino, le tv sotto casa alle sei. Un'assoluzione non fa dimenticare i titoli in prima pagina, le trasmissioni, i giustizialisti. Questo ha tracciato un solco indelebile nella mia vita".

Conte: 'Assolto, ma ferita aperta'. La sua Italia però ha molti più problemi
Felici per Conte dunque. Giustizia è fatta. Il punto è che la sua Italia ha molti più problemi. Il primo è lui. Intendiamoci, non l'allenatore, l'uomo, il professionista. Ma il fatto che abbia già firmato con il Chelsea è sicuramente un'anomalia. Nessun progetto, dopo giugno tutti a casa. Non il "se perdo vado a casa" ripetuto più volte da Renzi in merito al prossimo referendum costituzionale, ma a casa comunque. O meglio a Londra. Scusate se è poco. 
Altro problema è il centrocampo. Senza Marchisio e Verratti quello che da sempre è uno dei reparti più forti della nazionale italiana rischia di essere il vero tallone d'Achille della squadra. Un problema non da poco, che Conte è chiamato a risolvere in fretta. Certo, i giocatori non mancano, ma perdere due titolari è purtroppo grave. 
Niente Conte (dopo l'Europeo), niente Marchisio e Verratti (durante), dunque le aspettative non sono rosee. "Andiamo lì per far bene", ha detto Tavecchio. Certo, ma nessuno parla di vincere la competizione. Questo è il vero problema. 
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