Torino, condannato per liti "omofobe" con condomini: "Falso, ho amici gay"

19 maggio 2016 ore 22:32, Andrea De Angelis
"Io sono un capro espiatorio" ha detto il condannato dopo la lettura della sentenza. "Mi sono soltanto difeso – ha aggiunto – loro hanno preso a calci la mia porta. Nel frattempo sono arrivate le offese su facebook ai miei figli. Questa è tutta una favola, non posso ancora credere che sia stato possibile accusarmi di queste cose. La mia parola contro la loro, io non sono omofobo e ho anche amici gay". 

Il tribunale di Torino il 18 maggio 2016 ha condannato a un anno di reclusione per stalking uno dei residenti di quello che è stato nominato in città «il palazzo dell’omofobia», una palazzina di via Paravia nel quartiere San Donato del capoluogo piemontese. Il giudice ha stabilito che il condannato, un 63enne, debba versare cinquemila euro a ognuno dei due perseguitati. La pena inflitta dalla corte è più alta di quella chiesta dal pm Cesare Parodi, che aveva quantificato otto mesi di reclusione. 
Secondo quanto sostiene l'accusa, la coppia gay inizialmente era stata oggetto di accuse anche paradossali, come quella che le loro piante erano causa di umidità e ruggine per i balconi degli altri. Poi "insulti volgari" in ascensore attraverso dei bigliettini, fino alle gomme della macchina più volte trovate tagliate. Stalking dunque, così la sentenza. 
"La gente non si diverte a installare inferriate e telecamere oppure a presentare querele", ha spiegato il pm Cesare Parodi. "Se lo fa è perché ha paura. E quanto accaduto in quel condominio va oltre l’accettazione degli omosessuali nella società. Per affrontare beghe condominiali sono stati fatti riferimenti alla sfera della sessualità del tutto gratuiti".

Torino, condannato per liti 'omofobe' con condomini: 'Falso, ho amici gay'
"Attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza poi faremo ricorso, abbiamo molti argomenti per farlo, sono scritti nelle carte. Il quadro non è così granitico come è necessario che sia per prendere una decisione del genere", ha commentato l'avvocato difensore, Luca Cavallo. E l'uomo condannato ribadisce: "Stanno cavalcando un'onda e io sono il capro espiatorio". Quale onda, viene da chiedersi? Quella di chi chiede che ci sia il reato di omofobia? L'onda dei diritti per le coppie gay di cui tanto si è parlato prima, durante e dopo l'approvazione del ddl Cirinnà? Forse sì. Di certo se la notizia di stalking ai danni di un condomino non avesse riguardato una coppia gay, la stessa non avrebbe avuto tutta questa eco sui giornali locali e nazionali. 
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]