Quanto dura ancora il Governo Renzi? Luci e ombre

19 maggio 2016 ore 18:44, Luca Lippi
Per i meno attenti, è ormai un po’ di tempo che alcuni media di riferimento hanno cambiato rotta sul giudizio per l’esecutivo, in realtà proprio su Matteo Renzi. Da alcuni mesi all’interno del primo trimestre di quest’anno, le voci che vedono pericolosamente traballante la poltrona del Premier sono sempre più fitte.
Da un punto di vista strettamente economico, è la politica in generale europea che sta minando vittime all’interno degli esecutivi dei Paesi membri, ma in particolar modo in Italia. I mercati hanno deciso di punire con decisione le Borse europee, e soprattutto quella italiana, facendo registrare delle brusche oscillazioni sui titoli e rimettendo in movimento lo spread tra titoli di stato italiani e titoli di stato tedeschi.
Insomma, i segnali concreti sono tanti, poi ci sono i segnali politici che vedono Renzi alla continua ricerca di improbabili alleanze non sempre ben viste sia dall’interno del Parlamento e dell’Esecutivo, sia dall’esterno.

Quanto dura ancora il Governo Renzi? Luci e ombre

Non sembra ci sia un vero e proprio piano per far cadere il Governo, al momento non si sentono “spinte” rivoluzionarie dall’interno (all’interno dell’esecutivo), il sospetto che a “governare” realmente sia Padoan è piuttosto forte; ci sono state diverse occasioni in cui alle affermazioni di propaganda del Presidente del consiglio siano seguite dichiarazioni di correzione, anche piuttosto nervose, da parte del Ministro dell’Economia.
Probabilmente, l’interruzione delle correzioni del Ministro Padoan possono far trasparire una sorta di complotto.
Ma il Governo non può cadere senza avere pronta una stampella, non sono tempi in cui ci si può permettere di stare con poltrone vacanti, la recessione divorerebbe le sostanze residue del paese in un attimo. 
E allora chi potrebbe tramare dietro la poltrona del Premier Matteo Renzi?
Le figure sono due, una è quella, appunto, di Padoan, ma in concreto, proprio perché è scontata la sua presenza, viene naturale escludere la sua candidatura. E allora facciamo un aggiornamento per configurare l’alternativa a Renzi e a Padoan.
La conferma della “dissolvenza” di Renzi e l’individuazione del successore (ipotetico) sono all’interno di uno stesso ragionamento. Gli ex amici di Renzi (la parte cosiddetta minoritaria all’interno del Pd) stanno flirtando da qualche tempo con uno dei tecnici alla guida delle istituzioni, e lo stesso flirta con il Quirinale candidandosi come il “salvatore” della Patria, il suo nome è l’attuale presidente dell’ Inps Tito Boeri, economista di fama internazionale, professore ordinario di Economia del lavoro all’ Università Bocconi, già consulente del Fondo monetario internazionale, della Banca mondiale, della Commissione europea, già senior economist all’ Ocse dal 1987 al 1996, già direttore della Fondazione Rodolfo Debenedetti, ottimi legami con la sinistra non solo del Pd (ai tempi della riforma del mercato del lavoro, la proposta alternativa al Jobs Act, la legge Boeri-Garibaldi, fu sponsorizzata non solo dalla sinistra del Pd ma persino dalla sinistra a sinistra del Pd).
Nonostante sia stato proprio Renzi a nominarlo a capo dell’Inps (la decisione è stata presa più sulla base della rinuncia degli altri candidati che su quella di un investimento specifico di Palazzo Chigi) dal giorno del suo insediamento all’ Istituto nazionale della previdenza sociale Boeri ha scelto di muoversi con un passo non da tecnico puro ma da tecnico politico.
Già il 24 dicembre 2014 ha cominciato a lanciare proclami come la lotta ai vitalizi (“Dimezziamo quelli sopra gli 80 mila euro”), lotta alle pensioni d’ oro (“Ricalcoliamo tutte le pensioni retributive o miste con il solo calcolo contributivo”), lotta a favore dell’introduzione del reddito minimo (“Andrebbe introdotto un reddito minimo garantito per gli over 55”).
Al di là delle dichiarazioni, che quasi somigliano comunque a una bozza di agenda di governo, la tentazione di Boeri di svestire i panni del tecnico per indossare gli abiti del politico era già emersa esattamente due anni fa, quando da candidato illustre alla poltrona di Ministro del Lavoro si vide sorpassare a sinistra da Poletti proprio per decisione di Matteo Renzi.
Non possiamo sapere se quanto ipotizzato sia vero, ma sicuramente è assai probabile, solo un dubbio corrode ogni ragionamento. Ma chi sarebbe così autorevole o incosciente, dal prendere per mano un Paese ridotto così com’è, ormai riconosciuto anche dalla stampa ormai sempre meno renziana come Repubblica e il filo-governativo Corriere della Sera?
Diciamo che la sfrontatezza di Boeri (ma anche la competenza tecnica) fa pensare alla sua candidatura, Padoan risulta troppo “posato” per vederlo alle prese con una campagna elettorale o addirittura una consultazione per formare un Governo.

autore / Luca Lippi
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