Fiction sui Borgia, ennesimo manifesto anticlericale

19 marzo 2013 ore 13:41, intelligo
Fiction sui Borgia, ennesimo manifesto anticlericale
di Americo Mascarucci. In prima serata su LA7 la serie televisiva dedicata alla figura di papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia), interpretato da Jeremy Irons. Ogni domenica la saga dei Borgia continuerà all’insegna di un unico filo conduttore, ossia la ricerca spasmodica dello scandalo e della morbosità.
Così, puntata dopo puntata, ecco in primo piano Alessandro VI, sospeso a metà fra la sala del trono e la camera da letto, fra gli intrighi di palazzo e la storia d’amore con Giulia Farnese. Segue il figlio Cesare Borgia pronto a commissionare delitti pur di consolidare il potere del padre, e quindi anche il suo, avido di potere e di gloria. Ecco Lucrezia, giovane e innocente vittima dei giochi di potere del padre e dei fratelli, costretta a sposare il potente rampollo della famiglia di turno per suggellare l’alleanza con i Borgia e a subire le violenze carnali di un marito depravato. Sullo sfondo si agita il cardinale Giuliano Della Rovere (il futuro papa Giulio II), nemico giurato di Rodrigo e della sua famiglia, alla ricerca disperata di alleanze con gli altri stati italiani e con la Francia per detronizzare l’indegno pontefice e occupare il suo posto. L’unica figura che sembra levarsi solenne contro la saga dell’immoralità e della blasfemia (il culmine lo si raggiunge quando il pontefice sorprende un cardinale di sua stretta fiducia a letto con la propria cugina e questa, completamente nuda e con una croce al seno, si china a baciare la mano del papa chiamandolo padre santo), è il frate domenicano Gerolamo Savonarola il cui destino è però già segnato: finirà sul rogo con tanto di benedizione papale. Tutte cose vere, ci mancherebbe altro, e nessuno si sognerebbe mai di riabilitare un papa come Alessandro VI o negare che l’epoca dei Borgia sia stata una delle pagine più indecenti della Chiesa. Rodrigo Borgia è stato certamente un papa moralmente corrotto, nepotista e simoniaco, spregiudicato e assetato di potere, ma fu anche altro. Favorì lo sviluppo della cultura proteggendo artisti di primissimo livello come il Pinturicchio e Antonio da Sangallo e realizzando opere di grandissimo valore. Appena eletto papa risanò le finanze dello stato praticamente in dissesto. E, udite udite, sostenne numerose opere pie e diffuse fra il popolo la pratica del rosario e la devozione al Santissimo Sacramento. E allora, fermo restando che questi aspetti probabilmente non permettono di fare audience come le scene di sesso estremo o i delitti di Cesare Borgia, a che serve oggi una fiction del genere? La figura di Alessandro VI non può essere estrapolata dal contesto storico e non può non essere considerata coerente con la Chiesa del tempo. Quella Chiesa contro cui ha tuonato Savonarola, alla quale si è contrapposto Lutero, che è stata definitivamente superata dal Concilio di Trento, dalla Controriforma Cattolica, che è stata in seguito riscattata moralmente da grandi figure di pontefici come Pio V, Gregorio XIII, Sisto V, Clemente VIII, Innocenzo XI e da personalità del calibro di Carlo Borromeo, Filippo Neri, Camillo De Lellis. Nel momento in cui al soglio di Pietro è salito un papa che ha scelto di chiamarsi Francesco e che ha pubblicamente dichiarato di desiderare una Chiesa povera sull’esempio del Vangelo, una fiction del genere non può che caratterizzarsi come ennesimo esempio di un anticlericalismo inopportuno e stucchevole.
autore / intelligo
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