Don Diana: il ricordo a venti anni dall'uccisione

19 marzo 2014 ore 14:40, Andrea De Angelis
Don Diana: il ricordo a venti anni dall'uccisione
Don Giuseppe Diana ha rappresentato, rappresenta e sempre rappresenterà il coraggio e la rettitudine del singolo dinanzi alla criminalità organizzata.  Parroco di Casal di Principe, tentò di restituire dignità e legalità ad una terra contaminata come poche altre dalla camorra. Lo fece partendo dai giovani e dagli emarginati, con un particolare occhio di riguardo per gli immigrati. Tutti, in modo diverso, vittime della camorra: questi ultimi sfruttati nelle campagne per poche lire, i primi privati di un futuro cosiddetto normale. Don Diana ebbe il merito di sfidare le autorità locali, di parlare ai cuori delle persone, predicando il Vangelo come solo un uomo onesto e buono da fare: con costanza e coraggio. Ha parlato con chiarezza al clero ed alle forze dell'ordine, ed ha saputo mettere alla prova l'anima di chi si professava cristiano. "Dio, da che parte stai?", chiese al funerale di una giovane vittima della camorra. Poche parole, che scossero per sempre una popolazione. Venti anni fa come oggi don Diana veniva ucciso alle 7:20 del mattino, poco prima di celebrare la Santa Messa. Cinque colpi di pistola in perfetto stile camorristico: due alla testa, uno al volto, uno al collo ed uno al mano. Il ricordo più bello è, probabilmente, la rilettura del suo testo più noto, quel "Per amore del mio popolo non tacerò" che distribuì in Chiesa nel giorno di Natale del 1991. Quando erano presenti anche i boss camorristici...
Don Diana: il ricordo a venti anni dall'uccisione
Siamo preoccupati. Assistiamo impotenti al dolore di tante famiglie che vedono i loro figli finire miseramente vittime o mandanti delle organizzazioni della camorra. Come battezzati in Cristo, come pastori della Forania di Casal di Principe ci sentiamo investiti in pieno della nostra responsabilità di essere ‘segno di contraddizione’. Coscienti che come chiesa ‘dobbiamo educare con la parola e la testimonianza di vita alla prima beatitudine del Vangelo che è la povertà, come distacco dalla ricerca del superfluo, da ogni ambiguo compromesso o ingiusto privilegio, come servizio sino al dono di sé, come esperienza generosamente vissuta di solidarietà’.
La Camorra - La Camorra oggi è una forma di terrorismo che incute paura, impone le sue leggi e tenta di diventare componente endemica nella società campana. I camorristi impongono con la violenza, armi in pugno, regole inaccettabili: estorsioni che hanno visto le nostre zone diventare sempre più aree sussidiate, assistite senza alcuna autonoma capacità di sviluppo; tangenti al venti per cento e oltre sui lavori edili, che scoraggerebbero l’imprenditore più temerario; traffici illeciti per l’acquisto e lo spaccio delle sostanze stupefacenti il cui uso produce a schiere giovani emarginati, e manovalanza a disposizione delle organizzazioni criminali; scontri tra diverse fazioni che si abbattono come veri flagelli devastatori sulle famiglie delle nostre zone; esempi negativi per tutta la fascia adolescenziale della popolazione, veri e propri laboratori di violenza e del crimine organizzato. Precise responsabilità politiche - È oramai chiaro che il disfacimento delle istituzioni civili ha consentito l’infiltrazione del potere camorristico a tutti i livelli. La Camorra riempie un vuoto di potere dello Stato che nelle amministrazioni periferiche è caratterizzato da corruzione, lungaggini e favoritismi. La Camorra rappresenta uno Stato deviante parallelo rispetto a quello ufficiale, privo però di burocrazia e d’intermediari che sono la piaga dello Stato legale. L’inefficienza delle politiche occupazionali, della sanità, ecc; non possono che creare sfiducia negli abitanti dei nostri paesi; un preoccupato senso di rischio che si va facendo più forte ogni giorno che passa, l’inadeguata tutela dei legittimi interessi e diritti dei liberi cittadini; le carenze anche della nostra azione pastorale ci devono convincere che l’Azione di tutta la Chiesa deve farsi più tagliente e meno neutrale per permettere alle parrocchie di riscoprire quegli spazi per una “ministerialità” di liberazione, di promozione umana e di servizio. Forse le nostre comunità avranno bisogno di nuovi modelli di comportamento: certamente di realtà, di testimonianze, di esempi, per essere credibili. Impegno dei cristiani - Il nostro impegno profetico di denuncia non deve e non può venire meno. Dio ci chiama ad essere profeti. Il Profeta fa da sentinella: vede l’ingiustizia, la denuncia e richiama il progetto originario di Dio (Ezechiele 3,16-18);Il Profeta ricorda il passato e se ne serve per cogliere nel presente il nuovo (Isaia 43);Il Profeta invita a vivere e lui stesso vive, la Solidarietà nella sofferenza (Genesi 8,18-23); Il Profeta indica come prioritaria la via della giustizia (Geremia 22,3 -Isaia 5). Coscienti che “il nostro aiuto è nel nome del Signore” come credenti in Gesù Cristo il quale “al finir della notte si ritirava sul monte a pregare” riaffermiamo il valore anticipatorio della Preghiera che è la fonte della nostra Speranza. Non una conclusione: ma un inizio - Le nostre “Chiese hanno, oggi, urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà; in particolare dovranno farsi promotrici di serie analisi sul piano culturale, politico ed economico coinvolgendo in ciò gli intellettuali finora troppo assenti da queste piaghe”. Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie ed in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa. Alla Chiesa che non rinunci al suo ruolo “profetico” affinché gli strumenti della denuncia e dell’annuncio si concretizzino nella capacità di produrre nuova coscienza nel segno della giustizia, della solidarietà, dei valori etici e civili (Lam. 3,17-26). Tra qualche anno, non vorremmo batterci il petto colpevoli e dire con Geremia “Siamo rimasti lontani dalla pace… abbiamo dimenticato il benessere… La continua esperienza del nostro incerto vagare, in alto ed in basso,… dal nostro penoso disorientamento circa quello che bisogna decidere e fare… sono come assenzio e veleno”.  
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