La nuova dittatura democratica. Il lamento di Povia: pago per "Luca era gay"

19 marzo 2014 ore 15:37, Marta Moriconi
La nuova dittatura democratica. Il lamento di Povia: pago per 'Luca era gay'
La dittatura democratica forse è la peggiore conosciuta nella storia. Il nemico è nascosto, ma la sua voce arriva attraverso i suoi uomini, sistemati ovunque, particolarmente nel mondo della comunicazione e nei posti di comando
. La dittatura democratica ordina  e non si può più dire quello che si pensa, ma si può pensare a senso unico, il suo, il senso Giusto. E’ così che il povero Giuseppe Povia, perché il debole è sempre povero, si è ritrovato a scrivere il 17 marzo una lettera che non avrebbe mai scritto, se solo non avesse composto questa fatale e letale canzone: “Luca era gay”. La colpa è aver raccontato un’esperienza diversa di quel mondo mostrato attraverso la tv e i gaypride, un’esperienza del tutto possibile e plausibile, ma che ha osato scandalosamente porre un’alternativa. Ossia, ha osato dire che non esiste un unico modo di vivere l’omosessualità o di qua o di là, con biglietto senza ritorno ma di sola andata. E si sfoga così Povia sul suo blog: “Dovunque io mi proponga, Teatri, Contesti importanti, Televisioni, Concerti ecc.. c'è sempre pregiudizio. C'è sempre qualcuno che ha un fratello gay o un amico gay o qualcuno che sia gay o che non voglia sentire parlare di Povia, perchè Povia è cattivo e ce l'ha con i gay e quindi deve morire da vivo. Tutte menti allevate o per sentito dire o comunque anti-democatiche. Ho fatto dischi e sfornato singoli che però, oltre il festival di Sanremo, non hanno avuto possibilità. E' possibile che io sia bravo solo quando vado a Sanremo e fuori dal festival scriva delle canzoni brutte? Sempre? Proprio sempre sempre? No che non è possibile. L'unica cosa positiva è che la maggior parte della gente (il 90%) è dalla mia parte ma quella gente è la maggioranza purtroppo SILENZIOSA e con il silenzio non si cambia niente”. Eccoli i veri uomini fatti di pane e pregiudizio: gli altri, i buoni del Terzo Millennio. Quelli che condannano il racconto e il “cantastorie” di un’esperienza assolutamente possibile, che non vuole né dire che tutti i gay in realtà sono eterosessuali, ma neanche dire che il piacere sessuale non possa essere cambiato e che l’infanzia, le amicizie, alcuni complessi, possano influire sulla scelta della persona con cui condividere il letto e che nel tempo questa scelta (né negativa, né positiva) possa cambiare. No non si può. E lo chiarisce benissimo Povia. "Ok hanno vinto loro, sono solo contro tutti ma il bello è che io non sono "contro" nessuno". Complotto? Scandalo? Povia boicottato? Povia omofobo? Razzista? Povia cattivo e assassino? Per il cantante si tratta di “un'anestesia culturale e non c'è peggio che addormentare le menti degli esseri umani convincendoli che invece diventeranno i nuovi pensatori". Mai frase fu detta meglio. E allora Povia come molti altri si domanda: “Cosa faccio mi addormento anche io?”. Per questo pensa di  chiedere scusa per aver scritto "Luca era gay", ma come si fa se ha “dimostrato in tutti i modi  che quella è una storia vera o possibile come tante?”: scrive il cantante. E ora chi difenderà il diritto di questo eterosessuale a dire la sua ed ad avere lo spazio necessario per farlo? Chi lo difenderà dal discrimine e dal  razzismo culturale che racconta? Siamo stati un po’ tutti emarginati ma il "vittimismo" purtroppo non gli servirà a nulla, perché anche le vittime sono ormai prescelte, elette. Tutti gli altri sono fuori da questo recinto, oggi fatto anche di malati terminali (ma solo quelli che chiedono l’eutanasia), di abortisti, di accusatori di ogni genere e specie, di chiacchieroni, va bene ogni astrazione dalla vita vera. Ma qualcuno ha cominciato a chiedere di farsi aprire il cancello, con le buone certo, ma ad ogni costo.
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