Tunisi, Magdi Allam: “Attacco impossibile da prevenire e in Italia c'è un governo suicida”

19 marzo 2015, Andrea Barcariol

Molto severo nei confronti dell’Italia sul fronte del terrorismo. Magdi Allam,

Tunisi, Magdi Allam: “Attacco impossibile da prevenire e in Italia c'è un governo suicida”
giornalista e scrittore, intervistato da IntelligoNews, non risparmia critiche al governo Renzi “deve smetterla di chiamare in causa l’Europa, non siamo la repubblica delle banane, dobbiamo mettere in campo le nostre forze per difenderci”.


Lei ha parlato di Italia “aspirante suicida”. Perché?


«Chi ci governa non vuole prendere atto che siamo in guerra, una guerra a cui non possiamo sottrarci perché ci è stata dichiarata. La politica dello struzzo non funziona, dobbiamo vedere quello che sta accadendo. Terroristi islamici, con sigle diverse, ormai controllano tutta la costa libica occupando sempre più pozzi petroliferi. Per noi la Libia è strategica, anche dal punto di vista energetico. Uno Stato che si rispetti sarebbe già intervenuto militarmente per salvaguardare la sicurezza nazionale, l’Isis ha già minacciato di arrivare a Roma e di mandare 500mila clandestini. Il comportamento del governo italiano è suicida, ed è velleitario immaginare un’alleanza con i musulmani moderati per combattere l’Isis. Questa è una pia illusione, lo dimostra quanto accaduto con Bush nel 2005».


Alfano ha riunito subito i vertici dell'antiterrorismo. Troppo poco?


«Non si vuole capire che questo è un terrorismo microcellulare, impossibile da prevenire e difficile da scardinare. Chi opera è votato al martirio islamico, sanno già che non ne usciranno vivi, ma questa è per loro e la massima aspirazione. Dobbiamo invece comprenderne la specificità, l’arma vera non sono le bombe o i fucili, ma il lavaggio del cervello che viene praticato all’interno delle mosche e in alcuni siti jihadisti».


Cosa deve fare l’Europa?


«L’Europa non esiste, esiste la carica di Alto Commissario ma non c’è una politica comune, ogni Paese opera autonomamente sulla base del proprio interesse. L’Italia deve smetterla di chiamare sempre in causa l’Europa, noi non siamo una repubblica delle banane, dobbiamo mettere in campo le nostre forze, riesumare il servizio di leva in questa fase di emergenza e imporre un blocco navale per prevenire un’invasione che è stata annunciata».


Colpire un Paese moderato, come la Tunisia, che strategia nasconde?


«La Tunisia è stato un Paese moderato, ora non lo è più, ormai è una realtà profondamente islamizzata con la presenza capillare dei fratelli musulmani, formalmente in modo legale, e con 3.000 cittadini tunisini che militano nell’Isis. La Tunisia è il Paese che ha il maggior numero di terroristi islamici, quindi definirla moderata è un luogo comune che non corrisponde alla realtà».


L’attentato secondo lei è opera dell’Isis o di gruppi locali?


«Quello che è accaduto ricalca ciò che è successo a Parigi e a Copenhagen. Sono terroristi autoctoni, cittadini tunisini inquadrati all’interno dell’Isis che perpetrano efferatezze condividendo la prospettiva di islamizzazione del mondo intero. Se non comprendiamo questo, se ci svegliamo a ogni attentato e pensiamo che sia un caso singolo, significa che siamo incapaci di avere un quadro di insieme e non vogliamo prendere le decisioni necessarie per difenderci».


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