Tunisi, l'esperto Dambruoso (Sc): “Fondamentalisti che hanno usato brand Isis. In Italia l’intelligence migliore”

19 marzo 2015, Andrea Barcariol
Raggiunto da IntelligoNews, Stefano Dambruoso, deputato di Scelta Civica e magistrato
Tunisi, l'esperto Dambruoso (Sc): “Fondamentalisti che hanno usato brand Isis. In Italia l’intelligence migliore”
con una lunga esperienza sul fronte dell’antiterrorismo, analizza quanto accaduto ieri al Museo del Bardo a Tunisi e fornisce il suo punto di vista sulla matrice dell’attacco.  

Dopo la strage di Tunisi, Alfano ha subito riunito l’antiterrorismo. Cosa deve fare l’Italia per prevenire situazioni del genere?

«Episodi del genere sono ormai diffusi in Europa, come dimostra ciò che è accaduto a Parigi, Bruxelles e Copenhagen. Il rischio esiste e riguarda tutta Europa, ma l’Italia è in grado di svolgere un’attività di prevenzione e monitoraggio in misura qualitativamente superiore rispetto ad altri Paesi europei. Sono ottimista sulle capacità della nostra intelligence, ma neanche loro possono prevenire il gesto sconsiderato del singolo o di qualche gruppetto che decide di passare subito all’azione».

C’è una strategia a livello europeo o ogni Stato decide autonomamente?


«Tendenzialmente c’è un fronte comune e un coordinamento sempre più sviluppato ma resta prevalente la decisione dei singoli Stati. La cooperazione negli ultimi 20 anni su questo specifico argomento è decisamente migliorata ma si può ancora perfezionare».

Che idea si è fatto della strage di ieri a Tunisi?

«Dai tempi in cui anche io facevo indagini a Milano, i tunisini sono sempre stati quelli più numerosi nel contesto italiano. Non c’è bisogno di pensare agli attentatori come facenti parti dell’Isis, si tratta di fondamentalisti che possono aver usato il brand Isis. Avranno anche avuto esperienze nei territori di guerra, ma fanno parte di quell’area che non si rassegna alla strada che la Tunisia ha deciso democraticamente di percorrere nelle recenti elezioni, quella di vivere con un Islam assolutamente compatibile con la democrazia».

Scontro sulla sicurezza tra giudici e 007. Il Csm critica il decreto sul terrorismo chiedendo maggior contatto tra il lavoro dell’intelligence e le indagini. E’ d’accordo?

«Devono rimanere separate le attività dell’intelligence, della polizia giudiziaria e della magistratura. Il canale di contatto tra i due poli, intelligence e magistratura, resta la polizia giudiziaria. Credo che con il decreto legge sull’antiterrorismo questo contatto sia stato reso più funzionale».

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