Tunisi, S.Craxi: “La 'mia' Tunisia laica e accogliente. Caro Occidente, non basta un tweet"

19 marzo 2015, Marco Guerra

Tunisi, S.Craxi: “La 'mia' Tunisia laica e accogliente. Caro Occidente, non basta un tweet'
“La Tunisia è un Paese che nasce laico, lì le donne hanno avuto il divorzio prima dell’Italia”. È un grido dolore il commento di Stefania Craxi sull’attacco di Tunisi rilasciato da IntelligoNews. L’ex parlamentare del Pdl, 
oggi alla guida del movimento politico Riformisti italiani, chiede quindi che l’Italia aiuti la terra dove sono sepolte le spoglie del padre.

Che Tunisia è quella sconvolta da questo attacco rispetto a quella che ha conosciuto e amato la famiglia Craxi?

“La Tunisia e sempre la stessa terra di accoglienza, un popolo mite, con una classe media ben strutturata e istruita. Questa nazione ha intrapreso un processo di democratizzazione virtuoso che non ha pari in tutto il Maghreb, non è un caso infatti che sia un obiettivo del fondamentalismo islamico”.

Lei conosce le zone colpite dai terroristi?

“Certo, il museo del Bardo è un posto bellissimo, ci sono mosaici unici al mondo. Nella stessa area si trova anche il Parlamento. Io credo che l'esercito tunisino ha dimostrato di saper reagire molto bene, il bilancio poteva essere più pesante. Ora il paese non va lasciato solo, bisogna sostenere questa repubblica nordafricana che è minacciata dalla complicatissima instabilità della vicina Libia”.

Però secondo le intelligence la Tunisia è il paese che fornisce più Foreign Fighters per lo stato islamico...

“È un fenomeno molto complesso su cui influisce sicuramente la povertà e la mancanza di prospettive delle classi meno abbienti ma che è alimentato anche dai giovani della media affascinati dalla jihad. La situazione, per qualche verso, assomiglia a quella degli anni di piombo in Italia, quando tra le fila dei movimenti estremisti si trovavano sia esponenti del proletariato operaio che giovani studenti borghesi. Diciamo che per quanto riguarda la Tunisia, il Maghreb e tutto il Medio Oriente il fenomeno si è acuito con la globalizzazione. Attraverso i media, i giovani di quei Paesi sono esposti ad un continuo confronto tra le condizioni di vita del Nord e il Sud del mondo, e  questo può che alimentare sentimenti  di rabbia verso l’Occidente”.

Diciamo anche che può avvenire un rifiuto del modello occidentale, della sua visione relativista che si riflette anche nello stile di vita molto libero delle donne. Fatto sta che molti musulmani si sono avvicinati al fondamentalismo proprio durante periodi di soggiorno in Paese occidentali…

“Sicuramente, ma la Tunisia è un caso a parte. È un Paese che nasce laico nel momento della sua fondazione dopo l’indipendenza. Nel 1956 è stata promulgata una costituzione che dà alle donne diritti mai avuti in un Paese mussulmano. Le donne tunisine hanno avuto il divorzio prima di quelle italiane! Se ora siamo in questa situazione è perché, dopo gli anni ’80, l’Italia e l’Europa hanno abbandonato il Mediterraneo”.

Quindi che messaggio deve lanciare l’Occidente davanti a questa ondata crescente di fondamentalismo?  

“Non deve lanciare messaggi demagogici, ma deve tornare ad avere un ruolo in questa regione aiutando questi Paesi con politiche di cooperazione e sviluppo. Uno sforzo che non deve essere solo  nel segno della solidarietà ma nell’ottica del nostro stesso interesse, visto che la vocazione internazionale dell’Italia è sempre stata mediterranea. In questi anni invece abbiamo dedicato a questi Paesi solo il tempo di un Tweet”.
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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