Tunisi, Tofalo (M5S-Copasir): "Terroristi di matrice qaedista. Gli errori e quelle similitudini con Charlie Hebdo"

19 marzo 2015, Marta Moriconi
Tunisi, Tofalo (M5S-Copasir): 'Terroristi di matrice qaedista. Gli errori e quelle similitudini con Charlie Hebdo'
Il giorno dopo l'attentato terroristico di Tunisi si contano le vittime, comprese quelle italiane. Quale pericolo per l’Italia? Quali sono le misure che siamo chiamati a prendere? IntelligoNews lo ha chiesto al membro pentastellato del Copasir, Angelo Tofalo. 

Attentato a Tunisi. E Alfano riunisce l'antiterrorismo. Ci spiega perché? Si alza il pericolo per noi?

“Desidero innanzitutto esprimere dolore e vicinanza nei confronti dei familiari delle vittime coinvolte, italiane e tunisine. Il MoVimento 5 Stelle è vicino alla Tunisia e ad ogni popolo che lotti per l'affermazione dei principi democratici. Per quanto riguarda i motivi che hanno spinto il ministro Alfano a convocare una riunione dei vertici dell'antiterrorismo per un aggiornamento sulla minaccia internazionale alla luce dei gravissimi fatti di Tunisi, credo dobbiate chiederli a lui. Francamente, l'occasionalità con cui vengono convocati questi vertici mi lascia perplesso: le riunioni scattano quasi sempre a seguito di un attacco o di una minaccia che ha avuto un forte impatto mediatico. Insomma, la frequenza con cui vengono convocate queste riunioni è piuttosto curiosa. Alfano ha dimostrato più volte di essere alla ricerca di visibilità, mi auguro che dietro questo suo atteggiamento vi sia anche un concreto programma nazionale che miri a salvaguardare la sicurezza del Paese. Anche se nella fattispecie, esprimo più di una riserva”.

E' vero o no che Tunisi era un esempio di Paese islamico moderato e che hanno colpito questo Paese per una strategia più ampia?

“Tunisi era l'esempio di un Paese dove la Primavera araba e il risveglio popolare hanno aperto una via verso la democrazia, per questo in molti la definiscono la culla dell'Islam moderato. Ciononostante non dobbiamo dimenticare che la stessa Tunisia resta un terreno fertile per i jihadisti, tant'è che si stima che circa 3.000 combattenti dell'Isis siano tunisini. Che vi sia una strategia più ampia, di destabilizzare il Nord Africa, è indubbio. Non dimentichiamo che la Tunisia non confina solo con la Libia, ma anche con l'Algeria, dove operano pericolosi gruppi terroristici come Ansar Dine e Mujao, già attivi durante la guerra civile in Mali al fianco del Movimento Nazionale per la Liberazione dell'Azauad (MNLA). Insomma, il Paese è in una morsa”.

A Tunisi l'attacco è opera dell'Isis o di gruppi locali non necessariamente inquadrati nello Stato islamico ma che di questo possono subire il fascino e la propaganda?

L'Isis, a quanto sembra, e al contrario di quanto scritto da alcuni organi di stampa, pare non abbia rivendicato l'attacco, ma esultato per le vittime, il che evidenzia la crudeltà dell'organizzazione, ma anche una differenza sostanziale. Le modalità di attacco a cui hanno fatto ricorso in Tunisia i terroristi appaiono di matrice qaedista. Le similitudini con Charlie Hebdo ci sono: luogo chiuso, armi "low tech", basso impiego di risorse. Ma ormai si è aperto un vero e proprio processo di "apostasia", quindi è probabile che si parli di soggetti addestrati in cellule qaediste e poi passati sotto la bandiera dell'Isis. Tra l'altro, sembra ci fossero solo 5 agenti a difendere uno dei più importanti musei di Tunisi. Pochi, se si considera che da qualche mese le autorità tunisine sono alle prese con un incremento delle azioni terroristiche. Qualcuno ha delle responsabilità. I segnali di una recrudescenza della violenza infatti c'erano stati: alla fine di dicembre 23 agenti di sicurezza sono stati uccisi da militanti islamici. Nello stesso periodo, almeno 30 jihadisti sono stati uccisi ed oltre 1.000 arrestati in operazioni anti-terrorismo. Oggi alcuni analisti locali parlano di circa 400 cellule terroristiche attive in Tunisia e collegate, ideologicamente o materialmente, allo Stato islamico. Anche se le stime vanno verificate”.

Cosa dobbiamo fare ora noi? E serve una risposta dall'Occidente?

“Dobbiamo sostenere quelle popolazioni attraverso modelli di cooperazione e processi di inclusione. Come già ho ricordato, secondo l’annuale ricerca pubblicata dall’Institute for Economics and Peace sul terrorismo globale (Global Terrorism Index) le vittime del terrorismo sono quintuplicate dagli attacchi dell’11 settembre 2001 ad oggi, nonostante la “guerra al terrore” lanciata dagli Usa e i 4.400 miliardi di dollari spesi nelle guerre in Iraq, Afghanistan e in operazioni antiterrorismo in giro per il mondo. Negli ultimi 45 anni l’80% delle organizzazioni terroristiche è stato neutralizzato grazie al miglioramento della sicurezza e alla creazione di un processo politico finalizzato all’inclusione e alla risoluzione dei problemi. Appena il 7% è stato eliminato dall’uso diretto della forza militare". Il che vuol dire che una risposta dell'Occidente deve esserci, ma non militare, aprendo piuttosto un processo di de-radicalizzazione, quindi programmi preventivi onde evitare che molti giovani musulmani possano cadere in un'interpretazione scorretta e violenta della religione islamica. Questo è un aspetto che, ad esempio, nel dl anti-terrorismo del governo non compare. La ritengo pertanto una mancanza importante, poiché è inutile continuare a sovraccaricare i nostri servizi di intelligence se poi non c'è un piano di prevenzione”.

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