Con #diamovoce il Wwf socializza la lotta al business del bracconaggio

19 novembre 2015 ore 14:13, Andrea De Angelis
Con #diamovoce il Wwf socializza la lotta al business del bracconaggio
In pochi, pochissimi lo sanno. Quasi nessuno infatti conosce i numeri del bracconaggio, almeno quelli riportati dal Wwf che fanno letteralmente tremare i polsi. Basta un dato, quel -52% che indica, secondo l'ultimo Indice del 'Pianeta Vivente' elaborato dal Wwf con la Zoological Society di Londra, le popolazioni di numerose specie di vertebrati perse in 40 anni proprio a causa del bracconaggio e lancia la campagna #diamovoce. Il pianeta Terra dunque piange. A causa dell'uomo.

Il giro di affari illegale che ruota intorno al traffico di fauna selvatica è, come riporta l'Ansa, di oltre 23 miliardi di dollari l'anno. Si va dai 3mila dollari al kg dell'avorio ai 120mila dollari al kg del corno di rinoceronte. E il bracconaggio, sottolinea il Wwf citando l'ultima indagine dell'Interpol, è anche un business che alimenta il traffico di droga, il terrorismo e le guerre.
Pensiamo a un animale simbolo come la tigre. Se siete nati negli anni '70, sappiate che nel corso della vostra vita il numero di questi esemplari è sceso da 38.000 a 3.200 unità. Un crollo di oltre il 90%, senza precedenti. E causato ancora una volta dall'uomo, come denuncia sempre il Wwf. 
Ogni giorno, si legge sempre nell'ultimo Indice del 'Pianeta Vivente', scompaiono circa 70 elefanti. Sì, proprio quegli animali che conosciamo grazie ai documentari, che abbiamo imparato ad amare da piccoli attraverso le favole, che i più fortunati riescono a vedere in viaggi esotici. 

La geopolitica del bracconaggio tocca quasi tutti i continenti: dalla Cambogia all’Indonesia, dall’Amazzonia alla Russia passando per Kenya, Mozambico, Tanzania, bacino del Congo, sono almeno 14 le Aree calde del pianeta ad alto tasso di bracconaggio indicate nella nuova mappa del Wwf che indica i paesi dove, giorno dopo giorno, spariscono intere popolazioni di specie animali.
Come riporta l'Adnkronos, fortunatamente, ci sono anche buone notizie come quella avvenuta ad agosto nello Zimbabwe del rogo di 2,5 tonnellate di avorio sequestrato ai bracconieri e quello di 15 tonnellate di avorio in Kenya; l’ultimo è accaduto proprio ieri sempre in Kenya dove il governo ha bruciato altre 137 tonnellate di zanne di elefante sequestrate.

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