Gentiloni non vuole scarponi in Siria né prigionieri della paura: "Sarebbe un regalo a Daesh"

19 novembre 2015 ore 16:45, intelligo
Gentiloni non vuole scarponi in Siria né prigionieri della paura: 'Sarebbe un regalo a Daesh'
Non ci saranno scarponi italiani sul suolo della Siria. Parola del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che risponde così a chi gli chiede se l’aiuto chiesto dalla Francia ai paesi dell’Ue poi, negli incontri bilaterali, non si traduca in una richiesta all’Italia di partecipare alla guerra in Siria. “Nessuno metterà gli scarponi in Siria: né Hollande, né Obama, né noi”, spiega Gentiloni pronto “ad aiutare i nostri fratelli francesi ma né noi, né loro, né gli americani faremo spedizioni in Siria”. 

Un Gentiloni a tutto tondo, dai toni rassicuranti, concentrato su una sollecitazione che è anche un messaggio agli italiani che in queste ore sono alle prese con notizie di falsi allarmi, e tensione alle stelle. “Non dobbiamo essere prigionieri della preoccupazione, sarebbe un regalo a Daesh”, ribadisce il titolare della Farnesina per il quale l’Occidente rafforza i suoi livelli di sicurezza e ci si dovrà abituare a maggiori controlli, ma “senza rinunciare al modo in cui siamo abituati a vivere”. Torna poi sulla polveriera siriana per ribadire la linea del governo italiano, restìo all’intervento militare in Siria contro l’Isis: Gentiloni rilancia l’opzione diplomatico-politica quando dice che “oggi si può trovare un percorso per allontanare il dittatore Assad senza lasciare un vuoto che oggi sarebbe occupato solo o da Daesh o da al-Nusra, cioé da due organizzazioni terroristiche. Questo è il lavoro che dobbiamo fare in Siria, con serietà e senza particolari proclami roboanti”. 

Infine una sottolineatura sulla “raccomandazione” lanciata dagli Usa ai turisti americani che si trovano nel nostro paese a fare attenzione ad alcuni luoghi considerati a rischio. Gentiloni prova a metterci una pezza affermando che gli Stati Uniti non hanno detto ai loro concittadini di non andare in Italia “e questo fa la differenza. Credo che il ministro degli Interni abbia spiegato più volte che siamo a livelli di allerta molto elevata”. A questo proposito se l'Fbi ha lanciato l'allerta su "potenziali attacchi terroristici" su possibili obiettivi italiani quali il Vaticano con la Basilica di San Pietro, il Colosseo e il Teatro La Scala di Milano, il titolare della Farnesina ha annunciato che "da ieri le nostre forze di sicurezza stanno lavorando per identificare cinque persone" considerate sospette. 

Successivamente, partecipando ad un convegno insieme al prossimo arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi e al direttore della Misna Giuliano Albanese, il ministro degli Esteri si è rivolto agli studenti presenti per dire loro che “io non mi rassegno all'idea di descrivere il mondo come privo di valori, in cui i valori sono tutti uguali. I nostri valori occidentali e cristiani sono valori che non devono essere imposti agli altri, ma nei quali noi dobbiamo credere, la libertà di movimento, religiosa, di istruzione, le libertà della donna, sono libertà alle quali noi crediamo, a cui non vogliamo rinunciare, non c'è relativismo culturale per cui tutto è uguale. Dobbiamo avere non la presunzione dell'Occidente di voler dominare il mondo, ma l'orgoglio dei nostri valori”. Insomma per il ministro degli Esteri il terrorismo va combattuto senza tuttavia sentirsi in guerra. 

Peccato che Oltralpe, Hollande la pensi esattamente all’opposto.

LuBi
autore / intelligo
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