Made in Italy, Ligabue "torno col mio alter ego": è stile Lady Gaga [VIDEO]

19 novembre 2016 ore 1:00, Micaela Del Monte
Luciano Ligabue torna ad incantare con un nuovo album di inediti, Made in Italy, che esce oggi per Zoo Aperto/Warner Music, anticipato dai singoli G come Giungla e Made in Italy, e che da febbraio il rocker porterà anche in giro per i palazzetti dello sport (il via da Roma il 3 febbraio), "la dimensione giusta per questo racconto". Un concept album, "il mio primo", ci tiene a sottolineare, con l’idea di raccontare l'Italia seguendo un unico filo rosso. 

Per questo progetto Ligabue si affida al suo alter ego, Riko (che poi è il suo secondo nome, Riccardo), per dire quello che pensa su amore, lavoro e politica. Un po' come Lady Gaga e il suo album "Joanne" (secondo nome della cantante americana). L'album diventa così privato da sembrare il meno Ligabue di sempre. Un cambiamento in cui mischia funk, reggae, swing e rock che un po' lo "spaventa", ma è necessario. Nel concept c'è la sua visione, lucida, 
dell'Italia di oggi. Una sorta di istantanea in cui a vincere sono le banche, la legge del più forte e dell'individualismo.

Ecco l'intervista riportata da ilgiornale.it:

Tanto per iniziare, caro Ligabue, perché il protagonista di Made in Italy si chiama Riko?
"Forse non tutti sanno che il mio secondo nome è Riccardo".

Quindi Made in Italy è autobiografico?
"Riko ha più o meno la stessa mia età e c'è ovviamente molto di autobiografico. Forse è il mio Sliding doors: sarei come Riko se quella volta non avessi fatto il musicista. O forse sono così in una dimensione parallela, chissà".

Qual è lo slogan di questo disco?
"Non volevo assomigliare troppo a me stesso. E ho avuto una sensazione di libertà maggiore rispetto al passato".

La svolta del disco è la manganellata che manda Riko in ospedale dalla Dottoressa (titolo di una canzone) e gli ridà più consapevolezza.
"Tutta la storia è una specie di psicoterapia".

A proposito, non è abituale sentire Ligabue cantare "nei panni di un altro.
"Già con il brano Non ho che te mi ero calato in un personaggio che raccontavo in prima persona e Made in Italy parte da lì. Insomma, avevo bisogno di scrivere un album così".

Lo sa vero che oggi la struttura dell'album è meno «sacra» di una volta.
"Lo so, sarò un tradizionalista ma sono amante della canzone, della sua forma e delle sue rime. E uso un linguaggio volutamente popolare. Poi, certo, mica faccio finta che ormai gli album si ascoltino con la stessa cura e attenzione di una volta".

Il titolo Made in Italy sembra quasi contestualizzare la storia come se fosse possibile soltanto in Italia.
"In realtà questa è una dichiarazione d'amore frustrato al nostro paese e, anche attraverso le lettere al suo amico Carnevale che sono contenute nel booklet, è Riko a leggerla. Però Made in Italy è anche un omaggio alle nostre eccellenze".

Spesso trascurate.
"Durante i concerti che ho fatto in giro per il mondo, tra l'euforia del viaggio e la nostalgia per il mio paese, ho avuto modo di apprezzare i nostri talenti ma anche di vedere tanti italiani sotto il mio palco a New York o a Tokyo. E mi sono chiesto: vivono qui perché l'hanno scelto oppure in Italia non avevano scelta?".

Mercoledì Rtl 102.5 manderà in onda il "best of" dei suoi due concerti al Parco di Monza. E il 3 febbraio a Roma inizierà un altro tour (200mila biglietti già venduti senza secondary ticketing...).
"E di certo dal vivo suonerò tutto il disco. Non so ancora se per intero oppure interrotto da qualche altro brano dei mio repertorio. Ci penserò, tanto non mi fermo mai...".
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