Mafia nigeriana a Palermo con stupro a chi sgarra: "Più feroce di Cosa Nostra"

19 novembre 2016 ore 14:22, Americo Mascarucci
E' stato violentato tutta la notte con un tubo in ferro e uno stuzzicadenti nell’uretra perché aveva rifiutato l’affiliazione.
E' una delle storie raccapriccianti che arrivano da Palermo dove è stata scoperta una presunta organizzazione mafiosa di nazionalità nigeriana, in contatto con Cosa Nostra siciliana ma capace di superare questa in violenza e barbarie.
Strutturata come un vero e proprio governo nazionale con capi, sottocapi e ministri.
La Polizia di Palermo, coordinata dalla Procura dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, ha dato così avvio all'operazione denominata Black Axe che ha portato all'arresto di 23 persone in tutta Italia.
Le accuse per i presunti affiliati alla presunta mafia nigeriana vanno dall'usura allo sfruttamento della prostituzione finendo con il traffico di stupefacenti.
Mafia nigeriana a Palermo con stupro a chi sgarra: 'Più feroce di Cosa Nostra'
Battesimi, affiliazioni, incarichi fiduciari, c'era di tutto e di più in questa organizzazione che sembrava seguire le regole tradizionali della mafia siciliana.
"E’ l’organizzazione che sceglie i propri membri – spiega Carmine Mosca, vice questore della squadra mobile di Palermo – e questi sono costretti a farne parte. Non c’è volontà e libero arbitro nella struttura Black Axe. E se non accetti è la violenza a fare cambiare idea e la minaccia di fare del male ai partenti in Niger. Chi non accettava le regole veniva picchiato e violentato”.

"Una mafia a volte più violenta di quella palermitana - ha rivelato il procuratore aggiunto di Palermo Leonardo Agueci -. Sono stati ricostruiti diversi casi di violenza. Persone che non sottostavano alle regole di comportamento, per esempio chi non pagava le partite di droga, venivano punite in modi severi e violenti".
La mafia nigeriana aveva legami anche con quella italiana.
Come ha spiegato il questore di Palermo Guido Longo "Cosa nostra siociliana consente a questa organizzazione di sopravvivere nel territorio. E la mafia siciliana anzi, ne trae vantaggio. Si tratta di rapporti improntati sul 'do ut des'. Basta non superare certi limiti: questo succede anche altrove, basta non dimenticare la strage di Castelvolturno".



 

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