Il progetto di Putin per l'ex Urss: meno euro e de-dollarizzazione

19 ottobre 2015, Luca Lippi
Il progetto di Putin per l'ex Urss: meno euro e de-dollarizzazione
Venerdì abbiamo scritto del collasso di mercati enormi, considerati emergenti, che stanno vivendo una inspiegabile battuta d’arresto lasciando spiazzati anche i competitor e le economie che su questi Paesi hanno scommesso il loro futuro economico e finanziario. Una causa di questo momento di “smarrimento” (in economia non accade nulla per caso, un pò come per la vita di ciascuno di noi) potrebbe essere verosimilmente la strategia di Putin emersa a giugno scorso e sottaciuta dalla quasi totalità dei media di procedere a una lenta e progressiva de-dollarizzazione e de-eurizzazione  della ormai nota Unione Economica Eurasiatica.

In sostanza, Putin vuole ridurre l’influenza del dollaro e dell’euro a partire dall’area geografica appartenente a una buona parte della ex Urss. C’è un progetto già chiarissimo di eliminazione delle due valute negli stati della comunità indipendente formando un unico mercato finanziario tra Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kyrgystan, Tajikistan e altri stati minori della ex unione sovietica.  Tutto questo si aggiunge ai notissimi accordi commerciali siglati con la Cina e con altri partner commerciali, nei mesi precedenti.

C’è un comunicato del Cremlino sull’argomento: "Ciò aiuterebbe a espandere l'utilizzo delle valute nazionali nei pagamenti per il commercio estero e nel comparto dei servizi finanziari, e dunque creare le precondizioni per una maggiore liquidità dei mercati valutari domestici". Quindi è chiaro, l’intento della Russia è quello di facilitare il commercio tra i vari paesi, contribuendo a raggiungere una stabilità macroeconomica. Tutto questo avrà ripercussioni utili al nuovo blocco “neonato” solo fra qualche tempo, comunque non nell’immediato, e creerà diversi problemi all’Occidente che un pò incoscientemente si sente in una botte di ferro (tranne la Germania e la sua cancelliera che provenendo dal mondo sovietico – Germania est – presumibilmente comprende più di altri le intenzioni di Putin).

Sia la Cina che la Russia stanno smobilizzando enormi asset denominati in dollari e questa si chiama de-dollarizzazione. Nel 2014 Putin ha iniziato a “dare via” quantitativi importanti di riserve in dollari Usa; Una valuta di riserva (o valuta di ancoraggio) è una valuta che è tenuta in quantità significative da molti governi e imposta alle istituzioni come componente delle loro riserve di divise estere. Tende ad essere la “valuta” di valutazione internazionale per i prodotti commerciati su un mercato globale, quali petrolio, oro…Il dollaro USA è stato per 50 anni valuta di riserva mondiale. Gli accordi di Bretton Woods imposero che qualsiasi Paese accettasse il cambio della propria moneta con i dollari, e che il dollaro fosse l'unica moneta obbligatoria delle transazioni internazionali, bilaterali o multilaterali.
Il progetto di Putin per l'ex Urss: meno euro e de-dollarizzazione

Soltanto nel mese di dicembre del 2014, Putin ha venduto il 20% dei Treasuries Usa (titoli del Tesoro Usa) detenuti dal paese, una decisione che non ha fatto altro che provocare l'escalation delle tensioni tra Russia e Occidente. Successivamente la Cina ha fatto la medesima cosa smobilizzando mezzo trilione di asset denominati in dollari. A giugno di quest’anno la banca centrale della Cina ha smobilizzato miliardi di asset in dollari, al fine di stabilizzare i mercati finanziari cinesi, reduci da un collasso a ritmi record (una risposta decisa alla speculazione occidentale che stava cercando di “avvertire” la Cina di non alzare troppo la testa, la risposta è stata decisa e affatto intimidita).  

In agosto la banca centrale cinese ha sostituito il dollaro e messo il rublo russo in circolazione nella città di Suifenhe, nella provincia di Heilongjiang; in conclusione la guerra valutaria di cui abbiamo parlato quando facevamo la cronaca della crisi delle Borse Cinesi comincia a prendere forma. Non ci resta che aspettare pazientemente gli sviluppi e seguire con occhio attento le relazioni diplomatiche di Angela Merkel con Putin. Al momento la Germania non sta seguendo le “indicazioni” Nato, è un segnale importantissimo! 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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