Berlusconi evoca il Sud America contro Renzi. Urge breve ripassino "democratico"

19 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Le elezioni amministrative sono alle porte e Silvio Berlusconi torna a rilanciare i toni alla“Padre Lombardi”. 

Non il direttore della sala stampa vaticana, ma il famoso sacerdote gesuita Riccardo Lombardi, chiamato “il microfono di Dio”, quello che alle elezioni politiche del 1948 infuocava le piazze anticomuniste con toni da crociata e che determinò il successo della Democrazia Cristiana. 

Stavolta però Berlusconi non ce l’ha con i comunisti “brutti, sporchi e cattivi che mangiano i bambini” ma i suoi obiettivi principali sono Grillo e Renzi, i due leader che gli hanno rubato la scena e che hanno succhiato consensi a Forza Italia. 

"C'e' un signore, si chiama Grillo, che, nell’ultima campagna elettorale, aveva discorsi pieni di ciò che aveva detto Hitler ai tedeschi nel '33 per conquistare il potere: esattamente la stessa posizione assolutistica antidemocratica". 

Grillo come Hitler dunque, un’accusa già risentita alle elezioni politiche del 2013 e alle europee del 2014 e che non ha affatto portato bene a Forza Italia visto che il consenso del Movimento 5stelle è rimasto ben al di sopra di quello degli azzurri. 

Poi l’affondo alle istituzioni italiane. "In nessun paese dell'Occidente c'e' una situazione simile, in cui la maggioranza ha in mano tutti gli organi di garanzia, dal Quirinale alla Corte Costituzionale, mentre il leader di una delle maggiori forze di opposizione e' stato illegittimamente cacciato dal Parlamento. Un tempo si sarebbe parlato di situazione sudamericana, oggi gli stati del Sud America hanno condizioni di certezza democratica ben superiori alle nostre".

Ma si può fare un paragone con il Sud America in maniera così approssimativa? E soprattutto si può arrivare a paragonare la situazione attuale a quella dei paesi sud americani per anni soggiogati dalle dittature militari? 

Ad esempio, come paragonare l’Italia di oggi all’Argentina guidata del generale Jeorge Rafael Videla? Quello che fra il 1976 e il 1979 fu responsabile della scomparsa di 30 mila oppositori politici, arrestati, torturati e poi fatti sparire (i famosi desaparecido)?

Forse si può paragonare al Cile di Pinochet? Alla Bolivia di Hugo Banzer? Al Paraguay di Alfredo Stroessner? All’Uruguay di Juan Maria Borbaberry?

Suvvia non scherziamo! Berlusconi nessuno lo ha fatto fuori dalla scena politica e la condanna per frode fiscale che ha ricevuto dalla magistratura, quella che ha comportato la sua uscita dal Parlamento, è arrivata dopo tre gradi di giudizio, quindi a seguito di un iter processuale con tutte le garanzie previste dalla Costituzione. 

Eppoi, non è altrettanto vero che nel processo Ruby l’ex Cavaliere è stato assolto tanto in Appello che in Cassazione? E allora? Dove starebbe l'emergenza democratica? 

Il presidente della Repubblica non è stato eletto dal Parlamento italiano, quello stesso Parlamento espressione della volontà popolare? Certo, con il porcellum qualche dubbio in tal senso è legittimo ma chi ha voluto quella legge elettorale poi cassata dalla Consulta?

Il presidente del Consiglio non governa grazie alla fiducia delle Camere? Le riforme non sono state approvate dal Parlamento? E non è sempre il Parlamento, cioè l’espressione della volontà popolare, ad eleggere metà dei giudici della Corte Costituzionale? E allora che c’azzeccano i regimi sanguinari e corrotti del Sud America?

I paesi del Sud America di oggi, quelli post dittature, sono fra i più corrotti al mondo. Basti pensare che l’Argentina ha un livello di corruzione nella pubblica amministrazione praticamente incontrollato. 

E’ del 18 agosto scorso il grido d'allarme lanciato da  Mons. Jorge Lozano Vescovo di Gualeguaychú e Presidente della Commissione per la Pastorale Sociale della Conferenza Episcopale Argentina, in una conferenza pubblica presso l'Università di San Isidro. 
Mons. Lozano denunciò l’attivismo di vere e proprie  "strutture di peccato" che permettono l'esistenza della corruzione istituzionale, del traffico di esseri umani e di quello della droga. 

Non va meglio in Cile dove il governo di Michelle Bachelet è finita alcuni mesi fa al centro di un grave scandalo di corruzione che ha coinvolto, oltre al figlio della presidentessa mezza squadra di governo. Pressioni sulla banca centrale cilena per ottenere prestiti miliardari per favorire interessi privati e speculazioni immobiliari.

In Brasile l’ex presidente Lula è finito sotto inchiesta per corruzione per aver favorito, secondo l’accusa, un colosso delle costruzioni brasiliane negli anni in cui governava il Paese. E dello scandalo Lava Jato, le tangenti pagate dal colosso dell’autolavaggio Petrobras al Partito dei Lavoratori brasiliano che governa il Paese ne vogliamo parlare?

Se questo è il sintomo delle certezze democratiche evocate da Berlusconi......

caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]