Kerry da Netanyahu e poi da Abu Mazen. Contro l’Intifada 3.0 anche gli hasthag virali

19 ottobre 2015, intelligo
Kerry da Netanyahu e poi da Abu Mazen. Contro l’Intifada 3.0 anche gli hasthag virali
Si muove Washington nella polveriera Mediorientale. A Gerusalemme da settimane “impazza” l’Intifada dei coltelli che ha già lasciato per strada quattro morti e diversi feriti. Netanyahu ha confermato il pugno di ferro contro i lanciatori di pietre e di coltelli e la pentola sempre più in ebollizione, adesso rischia di esplodere.

Per questo il segretario di Stato John Kerry oggi ha dichiarato che in settimana vedrà il premier israeliano Benjamin Netanyahu. Non a Gerusalemme, ma in “campo neutro”: i due leader si vedranno e si parleranno infatti in Germania. Dall’altra parte del confine israelo-palestinese il presidente Abu Mazen a Ramallah riceverà il numero due della Casa Bianca, che poi incontrerà anche re Abdullah di Giordania. Chiaro l’intento degli Usa: evitare che l’Intifada 3.0 scateni una nuova fase di scontri in una terra dove nelle ultime settimane la tensione è salita alle stelle. Kerry ha già chiesto di porre fine alle violenze israelo-palestinese sostenendo che “Israele ha ogni diritto di proteggere se stesso nel mondo” e da Madrid dove si trova in visita ha ribadito che gli Usa intendono “vedere la calma ristabilita e uno stop della violenza”. Facile comprendere l’attenzione di Obama su questo versante dopochè il quadrante afghano dove gli americani resteranno e con loro il contingente italiano e quello iracheno e siriano con l’Isis che avanza. Insomma per il presidente che sta percorrendo l’ultimo tratto di strada alla Casa Bianca è fondamentale tenere ben saldo tra le mani il timone della politica estera, evitando scivoloni. 

GENERAZIONE INTIFADA 3.0. Sono giovani, in alcuni casi giovanissimi, poco più che bambini. Si muovono simultaneamente in più punti della città armati solo di pietre e coltelli. La chiamata alle armi corre sul web insieme all’hasthag che tradotto dall’arabo significa “l’Intifada è iniziata” insieme all’altro hashthag molto diffuso sui social network: #IntifadaJerusalem, già virale. 

I RISCHI DI MAZEN. Il presidente palestinese deve affrontare una situazione molto pericolosa e rischiosa: da un lato deve impedire un'escalation di violenza anche se ben consapevole che questo comporterà un possibile calo di consensi tra la sua gente. Dall’altro deve mediare con Netanyahu che a sua volta, per evitare scontri o tensione sulla Spianata delle Moschee, ha vietato le visite di politici israeliani ma anche palestinesi. 

LuBi

autore / intelligo
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