Ecco perché aumentare il limite dell’uso del contanti non è pro-evasione

19 ottobre 2015, Luca Lippi
Ecco perché aumentare il limite dell’uso del contanti non è pro-evasione
Il fatto che elevare il limite di utilizzo del contante sarà una lancia usata dalla minoranza interna del Pd è un dato di fatto, riteniamo dunque necessario offrire un’analisi certificata e dettagliata per far comprende realmente perché il provvedimento di elevare l’uso del contante è necessario per le casse dello stato, e comunque dimostriamo il danno procurato dalla limitazione utilizzando uno studio della Cgia di Mestre.

Nel 2014 la massa monetaria complessiva ha sfiorato i 164,5 miliardi di euro. Negli ultimi 7 anni di crisi, fa sapere la CGIA, l’incremento percentuale è stato del 30,4 per cento, a fronte di una variazione dell’incidenza delle banconote sul Pil del +2,4 per cento e di un aumento dell’inflazione che ha sfiorato il 10 per cento. Questo è già sufficiente per far capire concretamente che il limite dell’uso del contante ridotto a 1000 euro oltre procurare nocumento non ha affatto inciso positivamente nella lotta all’evasione fiscale, piuttosto il contrario. Sempre facendo riferimento all’analisi di Cgia di Mestre, tra il 2000 e il 2012 (ultimo anno in cui i dati sono disponibili), a fronte di una soglia limite all’uso del denaro che è rimasta pressoché stabile fino al giugno 2008, l’evasione ha registrato un andamento altalenante fino al 2006 per poi scivolare progressivamente fino al 2010. Se tra il 2010 e l’anno successivo l’asticella del limite al contante si è ulteriormente abbassata (passando da 5.000 e 1.000 euro), l’evasione, invece, è salita fino a sfiorare il 16 per cento del Pil, per poi ridiscendere nel 2012 sotto quota 14 per cento.

È piuttosto evidente che circolazione del contante e evasione fiscale non hanno alcuna relazione, precisava il compianto Giuseppe Bortolussi: “Il diffusissimo uso del contante è correlato al fatto che in Italia ci sono quasi 15 milioni di unbanked ovvero persone che non hanno un conto corrente presso una banca. Un record non riscontrabile in nessun altro paese d’Europa. Non avendo nessun rapporto con gli istituti di credito, milioni di italiani non utilizzano alcuna forma di pagamento tracciabile, come la carta di credito, il bancomat o il libretto degli assegni. Questa specificità tutta italiana va ricercata nelle ragioni storiche e culturali ancora molto diffuse in alcune aree e fasce sociali del nostro Paese. Non possiamo disconoscere che molte persone di una certa età e con un livello di scolarizzazione molto basso preferiscono ancora adesso tenere i soldi in casa, anziché affidarli ad una banca. Del resto, i vantaggi economici non sono indifferenti, visto che i costi per la tenuta di un conto corrente sono in Italia i più elevati d’Europa”. È necessario aggiungere che la criminalità è particolarmente ferrata a non fare uso di qualsiasi forma tracciabile di circolazione del contante, e che limitarne l’uso nella più parte dei casi accresce l’utilizzo di forme alternative e non tracciabili di circolazione anche per quelle transazioni che non necessitano di particolari accorgimenti di occultamento. Il sistema della circolazione malversa di denaro contante a causa delle limitazioni imposte crea una specializzazione tecnica e oggittiva nella pratica di occultare il ovimento che viaggia di pari passo con il lavoro del governo di stroncarne le sorgenti. Nell’immediato il danno maggiore è quello di mancato introito di masse importante di Iva alla fonte!

Dunque in Italia, nel periodo in cui l’utilizzo del contante è stato ridotto a 1000 euro dal precedente che era a 5000, si è alimentata un’economia sommersa che per lo Stato è un danno enorme. Secondo l’Istat In Italia, l’economia sommersa (al netto delle attività illegali) è stimata al 11,5% del PIL (ultimo dato disponibile relativo al 2011) che in termini assoluti vale circa 182,2 miliardi di euro. Al 2014 sempre secondo l’Istat il sommerso valeva 12,4% (196,5 miliardi euro). Non è necessario aggiungere altro!

In conclusione, in Germania dove non esiste alcun limite all'utilizzo del contante l'economia nera ammonterebbe al 13,5%, contro l'oltre 20% dell'Italia, superiore ai dati Istat perchè nelle statistiche non sono incluse le attività criminali; quindi non c'è alcuna relazione fra uso del contante e lotta all'evasione, al contrario, ci sarebbe ma è del tutto sfavorevole alle casse dello stato e sta anche mettendo a rischio il sistema bancario al quale sta sostituendosi un sottosistema che fa circolare agevolmente il contante senza che questo sia rilevabile, con un ulteriore aggravio di spese per gli organismi preposti al controllo che posti nel mezzo fanno aumentare i costi del sommerso e spesso inchiodano il flusso di attività di scambio (merci e servizi) che si svolgono seguendo le regole.
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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