Mistero Bozzoli, il legale della famiglia: “La verità è in quella fabbrica”

19 ottobre 2015, intelligo
Mistero Bozzoli, il legale della famiglia: “La verità è in quella fabbrica”
di Anna Paratore

E’ giovedì 8 ottobre, sono le 19,15. Come ogni sera, Mario Bozzoli, 50 anni, titolare dell’omonima fonderia a Marcheno, nella Valtrompia, in provincia di Brescia, è atteso a casa per cena dalla moglie. Lui però è in ritardo, e siccome non vuole far preoccupare la sua compagna, le telefona e l’avverte. La rassicura: il tempo di cambiarsi, togliere la tuta da lavoro e indossare i vestiti, e uscirà dalla fabbrica. Tutto a posto, dunque? Nemmeno per sogno perché quella telefonata diventerà lì a poco l’unica prova di esistenza in vita di Mario Bozzoli quella sera. L’uomo, infatti, da quel momento si trasformerà in un fantasma, scomparso come se non fosse mai esistito. I parenti avvertono le Forze dell’Ordine, e partono le indagini. Si cerca nei dintorni della fabbrica ma ben presto ci si rende conto che gli abiti dell’imprenditore sono ancora nel suo armadietto e l’auto dell’uomo è sempre posteggiata in azienda, perciò le ricerche ricominciano proprio all’interno dei capannoni della ditta.

Si visionano anche le telecamere dell’azienda, che però non hanno ripreso né intrusi né movimenti sospetti. All’ora della scomparsa di Mario Bozzoli, nella fonderia oltre a lui c’erano solo altri 3 dipendenti, ma nessuno di loro ha denunciato di nulla di strano.  Inquirenti e RIS si convincono sempre di più che l’uomo possa essere stato vittima di un’aggressione e che il suo corpo possa essere stato fatto sparire all’interno di uno degli altoforno presenti in azienda.  Per questo vengono spenti e svuotati e tutte le ceneri accumulate perché possano essere esaminate. Ma le temperature in fonderia sono elevatissime, e appare quanto meno molto complesso ritrovare tracce di Bozzoli se mai ce ne fossero. La famiglia continua a lanciare appelli affinché anche il dettaglio più trascurabile venga riferito agli inquirenti. Inquirenti che, dal canto loro, hanno giù abbondantemente indagato sul passato dell’uomo scomparso, senza però trovare nulla di strano o ambiguo. Sì, è vero, dicono che ci fosse stato qualche malumore con il fratello circa la conduzione di quella azienda, e che si fosse optato per una divisione, ma da quel che sembra,  niente di tutto ciò giustifica l’improvvisa sparizione e l’idea che tutti si sono fatta di una probabile tragedia. 

E mentre il mistero dell’imprenditore si infittisce e vengono vagliate varie possibilità, dall’assassinio all’allontanamento volontario - che pure la famiglia esclude - la situazione, se possibile si complica. Uno dei tre operai presenti in azienda la sera della scomparsa di Bozzoli, Giuseppe Ghirardi, anche lui cinquantenne e da anni dipendente della fonderia, scompare, e lo fa prima che possa essere sentito dai carabinieri. E’ la mattina di martedì 13 ottobre quando Ghirardi lascia la casa dove vive con la sorella, e si allontana con la sua Suzuki Vitara. Piove a dirotto e lui non dice dove sta andando, ma anche questo pare sia un comportamento normale. Normale proprio come parenti e amici, ascoltati, descrivono l’umore di Giuseppe in quei giorni: né nervoso, né spaventato, solo preoccupato per la sorte del datore di lavoro e il problema dell’azienda momentaneamente chiusa, cosa che però in questo momento è comune a tutti i dipendenti. 

Poi, sabato mattina, l’auto di Ghirardi viene trovata in prossimità di Ponte di Legno, a circa un’ora e mezza di strada da casa, regolarmente parcheggiata e chiusa dall’esterno. E l’operaio, che fine ha fatto? Viene spontaneo per tutti immaginare che le due sparizioni siano collegate tra loro. Come è possibile che a così pochi giorni di distanza su quattro persone presenti l’8 di ottobre presso la fonderia Bozzoli, due siano misteriosamente e improvvisamente sparite?  Sembra un giallo alla Maigret, quando poi domenica pomeriggio il corpo senza vita di Giuseppe Ghirardi viene rinvenuto nella zona dove era stata posteggiata la sua vettura. Parrebbe a questo punto di essersi avvicinati a una soluzione del “giallo Bozzoli”, e invece ecco che dai primi accertamenti, Giuseppe Ghirardi sembra essere morto per cause naturali. Si parla di un malore, e tra pochi giorni l’autopsia ordinata dal pubblico ministero, chiarirà i dettagli.  

Dunque, la scomparsa e la morte di Giuseppe Ghirardi possono rappresentare solo una disgraziata coincidenza. Continua a non esserci nessuna certezza, invece, sulla scomparsa dell’imprenditore bresciano e l’unica pista che sembrava potesse dare frutti, improvvisamente diventa “fredda”. Vedremo se altri sviluppi e nuove ricerche porteranno almeno a qualche indizio su cui indagare, anche se l’avvocato della famiglia Bozzoli, Patrizia Scalvi, ci tiene a ribadire quello di cui si è convinta: “La verità è in quella fabbrica…”.

autore / intelligo
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