Che fine ha fatto Jack Nicholson?

19 ottobre 2016 ore 11:25, intelligo
di Anna Paratore 

“Nessuno esce vivo dalla vita”, disse il Joker… In ogni caso e se siete furbi, voi state in guardia dal Joker.  
Poche parole quelle qui sopra, ma che ben possono descrivere uno stato d’animo che Jack Nicholson coltiva da tempo, da quando è diventato un anziano signore, riflessivo come non mai nella sua vita di eccessi. Non che Nicholson abbia paura di morire, ma sicuramente teme con tutto se stesso che gli possa accadere mentre è solo, come ora, senza nessuno accanto a confortarlo, a tenergli la mano. Che poi, a ben vedere, sarebbe il classico destino di chi, come lui, è stato per l’intera vita un “bad boy”.
Jack Nicholson, nome all’anagrafe John Joseph Nicholson, nasce a Neptune City, Contea di Monmouth nel New Jersey, 5000 abitanti circa,  il 22 aprile 1937.  Viene alla luce in un paesetto, eppure nessuno sembra essere al corrente del segreto legato alla sua nascita. Il piccolo Jack non conoscerà mai suo padre, che si dice fosse un certo Donald Furcillo, attorucolo di origini italiane che mise incinta una studentessa, June Nicholson, all’epoca sedicenne.  In realtà, Jack scoprirà la verità della sua nascita solo dopo i 37 anni. E’ allora che saprà che la donna che ha sempre creduto sua madre, Ethel May, in realtà è sua nonna, e che sua sorella maggiore, appunto June, è in realtà la donna che l’ha messo al mondo. C’è da comprendere la situazione. Sono altri tempi quelli, e una ragazzina incinta di un bellimbusto senza arte né parte, fa davvero scandalo. Se poi non bastasse, Furcillo è anche un alcolista inaffidabile che fa perdere le sue tracce prima ancora che Jack venga al mondo. E’ quindi per rendere più facile la vita sia alla mamma che al nascituro, che in famiglia si pensa bene di truccare un po’ le carte.  Un segreto tanto bene custodito che per metà della sua vita Jack non lo immaginerà nemmeno e che scoprirà solo grazie all’abilità e alla tenacia di un giornalista che si era ripromesso di fare un articolo dettagliato su di lui. Naturalmente, in un primo momento la notizia fu scioccante,
Che fine ha fatto Jack Nicholson?
ma poi Jack ebbe modo di rifletterci su. Va detto che quando apprese la realtà, entrambe le donne più importanti della sua infanzia erano già morte di tumore, Ethel May nel 1963 e la sua vera madre, June, nel 1970. “Sono loro grato di non avermi rivelato nulla sulla mia nascita”, dichiarò l’attore nei giorni della scoperta. “Non ho dovuto affrontare il discorso con loro, dal momento che erano già morte e nei loro confronti sento solo gratitudine, mi dico spesso: trovami un altra donna in grado di mantenere un segreto, intimità e fiducia a questo livello”. 

Va anche detto che l’infanzia e la prima giovinezza di Jack in seno alla famiglia, furono comunque protette e piacevoli. Poi, però, a 17 anni lui decide che è arrivato il momento di allontanarsi dal suo paesino d’origine per andare a scoprire il mondo. Si trasferisce perciò a Los Angels dove, per seguire un amico, finisce per partecipare ai corsi di arte drammatica tenuti da Martin Landau. Entra così nel giro dei giovani attori di belle speranze che stanno tentando la fortuna nella Mecca del cinema. Fa amicizia con Dennis Hopper, Harry Dean Stanton e Roger Corman, ed esordisce sul grande schermo nel 1958 con una particina in The Cry Baby Killer seguita nel 1960 in un’altra parte a fianco di Roger Corman ne La piccola bottega degli orrori, un film destinato a diventare un vero e proprio cult.
Ha una bella faccia espressiva, Jack,  ed ha un talento meraviglioso. Recitare per lui è come respirare, e interpreta con estrema naturalezza anche le parti più complesse. Inoltre, come si accorgeranno presto tutti coloro che per un motivo o per l’altro gli staranno vicino, riesce sempre ad accentrare su di sé l’interesse generale grazie a un incredibile fascino che emana anche solo con uno sguardo.  Il successo, quindi, non tarda ad arrivare, e si presenta con una parte di rilievo in Easy Rider, del 1969, un film che è quasi un manifesta sulla gioventù di quell’epoca in piena evoluzione. Il film gli vale la sua prima candidatura all’Oscar come miglior attore non protagonista. Ma non vince la statuetta.

Arrivano gli anni ’70, e la fama di Nicholson continua a crescere. E’ una fama a due facce, però. Se da una parte sulle sue qualità di attore si dice un gran bene, dall’altra cresce anche la sua fama da bad boy, che non disdegna gli stupefacenti, e che è sempre in prima fila se si tratta di manifestare contro il governo impantanato in Vietnam. Arriva per Nicholson la seconda candidatura all’Oscar per Cinque pezzi facili, poi, dopo aver interpretato Conoscenza carnale, ecco nel 1973 la terza candidatura all’Oscar per il film L’ultima corvè.  Ancora non vince, ma certamente è ormai uno degli attori più apprezzati e contesi di Hollywood. Nel 1974 arriva Chinatown, con Faye Donaway, che gli vale un Golden Globe.  Nel 1975 è la volta di Professione Reporter, di Michelangelo Antonioni. Nello stesso anno è sua la parte principale nel capolavoro Qualcuno volò sul nido del cuculo di Miloš Forman e con esso, finalmente, ecco arrivare l’agognato Oscar a Nicholson per la straordinaria interpretazione di Randle Patrick McMurphy.   Gli anni ottanta si aprono con l’ennesimo successo: Gli ultimi fuochi, diretto da Elia Kazan. E’ poi la volta di una delle migliori interpretazioni di sempre per Jack, il ruolo di Jack Torrance in Shining di Stanley Kubrick, tratto da un romanzo di Stephen King. Poi Nicholson viene diretto da Warren Beatty in Reds (nomination all'Oscar come migliore attore non protagonista) finché non si arriva nel 1983 quando, diretto dall'amico James L. Brooks vince nuovamente il premio Oscar, stavolta come miglior attore non protagonista, per Voglia di tenerezza. Nel 1989 interpreta il folle Joker nel film Batman di Tim Burton. Per questa interpretazione Nicholson guadagna 60 milioni di dollari, entrando a far parte del Guinnes World Record come l'interpretazione più pagata nel mondo del cinema. Arrivano quindi altre nomination, per film come L’onore dei Prizzi, Ironweed e Codice d’onore.

Il terzo Oscar per Jack arriva nel 1997 per Qualcosa è cambiato, diretto da James L. Brooks. Va da se che vincere la terza statuetta fa di Nicholson uno degli attori più premiati di sempre e, nel suo caso, non si può dire nemmeno che sia un raccomandato o semplicemente fortunato. Jack Nicholson è bravo. Anzi, bravissimo, e questa è la realtà. Lo dimostra ad esempio il fatto che dopo il terzo Oscar, forse stanco per tanto lavoro, Jack decide di allontanarsi dal mondo del cinema. Rimane defilato fino al 2001, quando torna sul set con La promessa, pellicola di Sean Penn, con un cast  fantastico. L’anno successivo è la volta dello straordinario A proposito di Schmidt, dove Jack interpreta un personaggio che sembra scritto per lui e che gli fa vincere l’ennesimo Golden Globe. Il quarto Oscar, invece, gli sfugge solo perché si trova davanti un monumentale Adrien Brody ne Il Pianista di Polanski. L'anno dopo è protagonista di due commedie: Terapia d'urto di Peter Segal accanto ad Adam Sandler e Tutto può succedere - Something's Gotta Give di Nancy Meyers accanto a Diane Keaton. Nel 2006 è la volta di The Departed e nel 2007 lavora in Non è mai troppo tardi. Nel 2010 torna sul grande schermo recitando in Come lo sai (How Do You Know), sotto la regia di James L. Brooks.
Dopo questo incredibile curriculum, che aggiungere? Jack Nicholson è uno dei più grandi attori cinematografici di sempre, e questo è indiscutibile. E’ anche stato un bad boy, e la sua vita sentimentale lo dimostra, con cinque figli avuti da quattro donne diverse, e l’instabilità sentimentale che lo ha sempre contraddistinto e che ora lo spaventa. “Ho avuto tutto quello che un uomo potrebbe desiderare”, ha spiegato, “ma non si può dire che io sia riuscito negli affari di cuore”. Ha poi aggiunto: “Non credo che le relazioni siano cose eterne. Le persone sono esseri complessi e confusi. Non siamo in grado di fare sempre la cosa giusta, né di dirla e né di comportaci sempre nel modo in cui vorremmo”.  In ogni caso, ora ha paura di morire da solo, senza una donna al fianco, e ha fatto una sorta di appello: “Mi piacerebbe un'ultima possibilità, un'ultima storia, ma non sono molto ottimista sul fatto che accada. Quello che non posso negare è il mio desiderio”.  E noi ci domandiamo: è davvero possibile che non ci sia una signora disponibile a condividere la solitudine con un uomo incredibile come Jack Nicholson? Che fine drammatica per un attore che è stato sicuramente uno dei tombeur de femmes più famosi del mondo.


autore / intelligo
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