Pasta made in Italy, Montanarella: "Dal Sud la mia rivoluzione agroalimentare"

19 ottobre 2016 ore 11:32, intelligo
di Eleonora Baldo

«La pasta è italiana se la materia prima, il grano duro, è italiano», con queste parole Giuseppe Montanarella, coltivatore diretto e produttore sensibile alle istanze identitarie, intervistato da IntelligoNews, ha riassunto i contenuti dell’intervento con cui ha partecipato al Convegno “Idee e progetti condivisi per un Sud in movimento” tenutosi a Gaeta la scorsa settimana.

Al meeting è intervenuto con un rapporto- fotografia della situazione del settore agro-alimentare in Italia. Qual è lo stato dell’arte dell’agricoltura italiana e quali le prospettive in termini di politiche agricole?

“Nel mio intervento, nello specifico, mi sono concentrato sulla crisi del mercato del grano duro nazionale italiano, dovuta alla forte importazione a prezzi estremamente concorrenziali imposto dagli stati esteri, in primis dal Canada, il maggiore produttore mondiale. Nulla di strano in un contesto caratterizzato dal libero scambio e dalla globalizzazione, se non fosse che ci troviamo di fronte a prodotti di scarsa qualità, non solo per le pessime condizioni di conservazione ambientale, con elevati tassi di umidità che favoriscono la proliferazione funghi muffe e micotossine, ma anche per la presenza di considerevoli livelli residui di glifosate – principio attivo generalmente contenuto nei diserbanti – che secondo un recente studio del Mit favorirebbe lo sviluppo di patologie come Sla e Alzheimer.”

Il “bluff” della pasta, fatta con materia prima prodotta all’estero a prezzi più competitivi e venduta come “made in Italy”, può ritenersi l’ennesimo effetto collaterale della globalizzazione?

 “Assolutamente sì, poiché per soddisfare la domanda interna e internazionale si ricorre ad un prodotto con un prezzo competitivo ma di scarsa qualità bassa.  La mia posizione è questa: «La pasta è italiana se la materia prima, il grano duro, è italiano».”

Pasta made in Italy, Montanarella: 'Dal Sud la mia rivoluzione agroalimentare'
Nel suo intervento ha parlato della necessità di dare vita ad un “patto per il sud”. Come dovrebbe essere articolato?

 “Si tratta di un «patto per il Sud» potenzialmente applicabile a tutto il Paese per aiutare noi produttori e coltivatori ad affrontare le lobby dei pastifici, dei mulini o degli importatori, insomma il sistema globale del mercato del grano duro, il cui prezzo, definito a Chicago, produce effetti in Italia.  Questo patto prevede che i cittadini consumatori pretendano di essere adeguatamente informati sui loro acquisti esigendo l’obbligatorietà dell’etichetta sui prodotti e che la pasta di grano duro propriamente detta sia fatto solo ed esclusivamente con grano di produzione italiana, il migliore per tradizione e per prassi produttive a tutela della salute dei consumatori.”  

autore / intelligo
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