Conservatore del futuro, l'editore Giubilei: "Il mio libro lo spiega"

19 ottobre 2016 ore 14:08, Andrea De Angelis
Il pensiero conservatore nasce alla fine del XVIII secolo in risposta alla rivoluzione francese e all'ideologia illuminista per contrastare la deriva progressista della società europea. Un libro ora ne traccia la storia culturale del conservatorismo dalle origini ai giorni nostri soffermandosi sull'Europa centro-occidentale e sull'Italia: perché nel nostro paese non esiste un partito conservatore? Quali sono le cause e le motivazioni storico, politico, culturali? Analizzando le opere e i profili biografici di decine di pensatori conservatori, Francesco Giubilei fa emergere un quadro organico del conservatorismo europeo con particolare attenzione alla situazione italiana. 
Nel suo libro, Storia del pensiero conservatore, edito da Giubilei Regnani, l'autore attraversa i secoli con precisione da storico e continui collegamenti alla contemporaneità. IntelligoNews lo ha intervistato...

Perché è importante scrivere un libro sul pensiero conservatore in un Paese dove non c'è mai stato un vero e proprio partito conservatore?
"Nonostante in Italia non sia mai esistito un vero e proprio partito, nel Paese e più in generale in Europa è esistita ed esiste tutt'oggi una forte cultura conservatrice. All'interno del libro sono raccolti tutta una serie di pensatori, scrittori, giornalisti e intellettuali che possiamo definire conservatori. Dalla rivoluzione francese in poi è stato portata avanti una precisa corrente di pensiero politica e culturale". 

Proviamo a restringere il campo di analisi all'Italia del Novecento. 
"Abbiamo una serie di pensatori, a partire da quello che forse è il massimo conservatore italiano, Giuseppe Prezzolini, autore del manifesto dei conservatori. E ancora Leo Longanesi, fino a Indro Montanelli. In Italia è poi esistita una forte componente conservatrice anche nella letteratura. Per esempio "Il Gattopardo" di Giuseppe Tomasi di Lampedusa è un romanzo conservatore". 

La Democrazia Cristiana è o no un partito conservatore?
"In Italia non è mai esistito un vero partito conservatore, l'elettorato si è sparpagliato in vari partiti. Venendo al dopoguerra, con la formazione di un partito come la Dc si sono manifestate vari correnti. Tra queste c'erano certamente delle componenti conservatrici. La tutela della religione e della società tradizionale erano alcune delle battaglie della Dc, che però non può essere definito un partito conservatore. Basti pensare alle aperture al Partito Comunista, a Moro e il compromesso storico. Un altro partito che ha preso i voti dei conservatori è stato il Movimento sociale. Anch'esso però nasce più come un partito rivoluzionario che si rifà alle correnti del fascismo. Il fatto stesso di richiamarsi al Partito fascista esclude l'esistenza di una forza conservatrice a trecentosessanta gradi. L'esistenza di questi due poli ha fatto sì che non esistesse nel nostro Paese un vero e proprio partito conservatore". 

Conservatore del futuro, l'editore Giubilei: 'Il mio libro lo spiega'
Come analizza invece il fascismo nel suo libro?
"Anche nel fascismo c'erano delle componenti conservatrici, ma esso nasce dal socialismo. Mussolini era un socialista e tutta la prima parte dell'esperienza fascista era tale. Poi dagli Anni '30 in avanti ci sono state scelte che possono riscontrare determinate posizioni conservatrici, ma di certo non sufficienti a definire il fascismo come forza conservatrice. Anzi, proprio il fascismo ha impedito la nascita anche in quegli anni di un partito conservatore". 

Venendo agli ultimi venti anni in cui si è parlato e si parla di berlusconismo, grillismo e renzismo, c'è spazio per un partito conservatore in un tale scenario politico?
"Doppo Tangentopoli, con l'azzeramento dei vecchi schemi, si sarebbe potuti arrivare finalmente a un partito conservatore in Italia. Cosa che non è avvenuta perché la discesa in campo di Berlusconi ha fatto saltare gli schemi. E oggi, con le dovute proposizioni, assistiamo a un qualcosa di simile con l'avvento dei 5 Stelle. Siamo in un periodo storico dal punto di vista politico estremamente frastagliato". 

E la destra paga un prezzo alto. 
"La destra ha perso i suoi riferimenti, a partire dalla fine di Alleanza nazionale e successivamente del Pdl. C'è una grande frammentazione anche a destra ed è proprio in quest'ottica che si dovrebbe ragionare, pensare a un grande partito conservatore che vada oltre gli schemi attuali. Richiamando sotto un unico partito tutta una serie di pensatori, intellettuali, politici, attivisti che nel nostro Paese esistono. L'unico problema, e noi attraverso questo libro, il nuovo portale "Il Conservatore" stiamo cercando di affrontarlo, è sdoganare nel nostro Paese la parola conservatrice che viene etichettata erroneamente con altri termini quali reazionario o tradizionalista". 

La parola conservatore non è di moda. Ha questa sensazione? Per i giovani sembra quasi una parolaccia o no?
"Assolutamente e purtroppo è così. Dalla mia parte ho l'età anagrafica: avendo 24 anni posso portare avanti questa battaglia forte del fatto che sono giovane. Un libro del genere scritto da una persona di un'altra generazione magari sarebbe stato individuato come un qualcosa di retrogrado. Noi invece stiamo cercando di costruire il conservatore del futuro, colui il quale non vuole conservare i problemi della società italiana, non è contrario alle riforme, ma vuole mantenere ben saldi e chiari determinati valori. 

Ovvero?
"Ad esempio la tutela dell'identità italiana, della sua cultura, della religione. Questo significa essere conservatori. Mantenere dei valori imprescindibili che non possono essere messi in discussioni e partendo da questi punti fermi guardare al futuro, migliorando ciò che deve essere migliorato". 


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