Centrodestra, vertice ad Arcore Berlusconi-Salvini-Meloni per il No. E dopo?

19 ottobre 2016 ore 13:46, Americo Mascarucci
"Il referendum è un test politico per Matteo Renzi". 
Lo affermano compatti Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini che si sono incontrati questa mattina ad Arcore per definire una linea comune in vista del voto del prossimo 4 dicembre. 
I leader del centrodestra hanno convenuto anche sulla necessità di dare vita, dopo la vittoria del NO, ad una nuova fase costituente per una riforma che, realizzi alcuni obbiettivi fondamentali: elezione diretta del Capo dello Stato, un vero federalismo, il dimezzamento del numero dei parlamentari e del loro costo.
Per spiegare le ragioni del NO, e le loro idee di riforma, le tre forze politiche daranno vita sul territorio ad iniziative coordinate o congiunte, in modo da raggiungere in modo capillare gli italiani. 
"La prova referendaria ha anche un indubbio valore politico, poiché attraverso di essa il presidente del Consiglio, il terzo premier consecutivo non eletto dagli italiani, cerca una legittimazione che non merita, visti i fallimenti del suo governo in ogni settore, dall’economia all’occupazione, dalla politica internazionale alla sicurezza dei cittadini, al contrasto all’immigrazione clandestina", dicono i tre leader del centrodestra al termine del vertice.

Centrodestra, vertice ad Arcore Berlusconi-Salvini-Meloni per il No. E dopo?
Un incontro per ribadire "la ferma opposizione di tutto il centrodestra a un progetto di riforma che non risolverebbe nessuno dei problemi del Paese, né in termini di efficienza né di contenimento dei costi, mentre produrrebbe un preoccupante deficit di democrazia limitando la possibilità di espressione di voto degli italiani e determinando il serio rischio di consegnare ad una ristretta minoranza di sinistra il controllo dell’esecutivo e degli organi di garanzia".
Fin qui la nota ufficiale.
Ma le divergenze sono davvero appianate? E soprattutto cosa succederà dopo?
Se infatti la strategia per il No al referendum unisce i tre leader del centrodestra, è il dopo che rischia di dividerli ulteriormente.
Silvio Berlusconi infatti, e con lui Stefano Parisi, sperano nella vittoria del No per poter resuscitare il Patto del Nazzareno e dunque tornare a sedersi con Renzi al tavolo delle riforme, senza escludere, e Parisi lo ha ammesso, un’assemblea costituente insieme al Pd.
Lega e Fratelli d’Italia invece vedono all’orizzonte soltanto la caduta di Renzi e le elezioni politiche, dove Salvini aspira a presentarsi come leader della coalizione.
Mentre Parisi e Berlusconi come è noto guardano ai moderati e non vogliono un centro destra a trazione lepenista.
Insomma, una ritrovata unità destinata a durare non oltre il 4 dicembre? 

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