Okkupato call center a Palermo, Almaviva: "Inammissibili forme di protesta" - VIDEO

19 ottobre 2016 ore 17:15, intelligo
"Vogliamo il prefetto". "Vogliamo il prefetto".E' il grido che sale dopo l'occupazione del call center di Almaviva Contact di via Marcellini a Palermo. Sul tappetto gli annunciati trasferimenti dei lavoratori dal capoluogo siciliano a Rende in Calabria. 150 operatori che non ci stanno però. 'Almaviva fino a ieri sera non ha manifestato alcuna intenzione di accorciare le distanze nei confronti delle nostre richieste che restano sempre le stesse e che ripeteremo nei tavoli di confronto sul destino delle sedi di Palermo e di Roma e Napoli''.attacca l'Ugl Telecomunicazioni attraverso Antonio Vitti, che domani parteciperà al Mise ad un incontro sui trasferimenti decisi unilateralmente dall'azienda dalla sede di Palermo a quella di Rende in provincia di Cosenza. 

Il messaggio è chiaro: ''Almaviva - conclude Vitti - non può guardare solo al mercato, ma anche ai lavoratori verso cui è responsabile, così come lo devono essere coloro che subentreranno nell'appalto e che dovranno garantire i livelli occupazionali e gli inquadramenti. In caso contrario, la conseguenze della crisi occupazionale e sociale passano direttamente nelle mani del governo che deve agire sulle clausole sociali negli appalti affinché non siano più facoltative. Solo così, si fermeranno le emorragie di posti di lavoro nelle Tlc''.

Okkupato call center a Palermo, Almaviva: 'Inammissibili forme di protesta' - VIDEO
Dopo che ieri l'incontro al ministero dello Sviluppo per scongiurare il trasferimento dei lavoratori dal 24 ottobre a Rende (a causa della dismissione della commessa Enel in scadenza a dicembre) si è concluso con un nulla di fatto la due giornate di sciopero a partire da oggi ha avuto inizio anche con questo gesto eclatante che per Almaviva Contact è inaccettabile: "Inammissibili forme di protesta che si collocano fuori dalla legalità, come quelle in corso a Palermo. La società assumerà ogni opportuna iniziativa a tutela della legalità, della continuità delle attività e della sicurezza delle persone che vi lavorano". 
Che dire: dov'è finito l'accordo del maggio scorso, in cui l'azienda, secondo Ugl, aveva accettato di non chiudere sedi e di mantenere intatti i livelli occupazionali?

autore / intelligo
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