Sinodo, scontro tra i Vescovi? La parola a Gesù

19 settembre 2014 ore 10:19, Americo Mascarucci
Sinodo, scontro tra i Vescovi? La parola a Gesù
E’ scontro dunque fra i vescovi che si dovranno confrontare nel prossimo sinodo sulla famiglia voluto da Papa Francesco per discutere di tematiche fondamentali, primo fra tutti il dibattuto tema della comunione per i divorziati risposati.
Il cardinale Walter Kasper è il capofila dei “progressisti”, coloro cioè che vorrebbero armonizzare la dottrina della Chiesa con le richieste di misericordia provenienti da quanti, dopo aver ottenuto il divorzio dallo Stato ed essersi risposati con rito civile, chiedono di poter tornare a ricevere l’Eucaristia. Sul fronte opposto ci sono i “conservatori” guidati dal prefetto Gerardh Muller e dall’arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra i quali, seguendo la linea già tracciata da San Giovanni Paolo II e da Benedetto XVI, sostengono che non si possa andare contro il Vangelo per soddisfare una pur legittima richiesta di misericordia. Lasciamo per un attimo da parte le polemiche fra fazioni teologiche e soffermiamoci su ciò che è scritto nei vangeli. I tre sinottici adottati dalla Chiesa, i vangeli di Matteo, Marco e Luca, riportano il pensiero di Gesù in modo chiaro e pressoché univoco. Tutti e tre affrontano la questione del divorzio, seppur con sfumature diverse e maggiori o minori dettagli narrativi. Matteo e Marco in particolare riferiscono di Gesù interrogato dai farisei circa la legittimità o meno della richiesta di divorzio Gesù sul principio risponde loro con una domanda: “Cosa vi ha ordinato Mosè?”. Quando questi rispondono che Mosè ha concesso loro la possibilità di ripudiare la moglie e di sposarne un’altra, Gesù risponde che ciò è avvenuto perché Mosè doveva soddisfare la loro durezza di cuore. E poi aggiunge: “Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra commette adulterio” (e viceversa, lo stesso concetto vale anche per la moglie), in base al principio che l’uomo e la donna unendosi in matrimonio diventano “una sola carne” , “un solo corpo” e dunque “l’uomo non divida ciò che Dio ha unito”. Per Luca e Marco questo è il pensiero di Gesù, nudo e crudo, senza alcuna possibilità di interpretazione. Da ciò si deduce che il divorziato risposato incorra nel peccato di adulterio, senza fraintendimento alcuno. Tuttavia Matteo nel raccontare lo stesso episodio aggiunge un piccolo ma significativo dettaglio, che apre la strada a varie possibilità interpretative. Nel Vangelo di Matteo infatti, diversamente che in quello di Luca e Marco dove Gesù dice “chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra commette adulterio”, la frase risulta modificata in questi termini: “Chi ripudia la propria moglie, se non per impudicizia, e ne sposa un’altra, commette adulterio”. Il termine “se non per impudicizia” sembrerebbe lasciare una porta aperta, uno spiraglio, verso un’interpretazione meno restrittiva delle parole di Gesù. Il che starebbe a significare che il marito potrebbe ripudiare la moglie se costei si è macchiata di tradimento nei confronti dello sposo, senza quindi incorrere nell’adulterio qualora decidesse di risposarsi. Tuttavia il cardinale Gianfranco Ravasi interrogato sull’argomento, ha chiarito la questione in questi termini; Matteo ha parlato soprattutto rivolgendosi agli ebrei con l’intenzione di  dimostrare loro come Gesù fosse realmente il messia annunciato dai profeti. È stato il discepolo che più di tutti ha cercato di preservare nel cristianesimo le tradizioni ebraiche. E’ quindi molto probabile che Matteo abbia aggiunto il riferimento all’impudicizia per rispetto alla legge ebraica. Nel corso dei secoli proprio quel “se non per impudicizia” scritto da Matteo e non presente nelle citazioni degli altri evangelisti, è stato oggetto di controversie in seno alle comunità cristiane che hanno a lungo dibattuto circa la possibilità di poter annullare o meno matrimoni consacrati. Premesso ciò, la sostanza del problema non cambia. Il divorzio se non concesso dalla Chiesa sulla base di precise motivazioni contemplate dal diritto canonico, non è consentito; pertanto il marito o la moglie che dopo averlo ottenuto senza il consenso della Chiesa contraggono un secondo matrimonio civile incorrono nell’adulterio e, teoricamente, si troverebbero in una condizione di “peccato mortale”. Il che non significa che il divorziato risposato è rifiutato dalla Chiesa o marchiato a fuoco come peccatore, ma trovandosi in contrasto con un principio cardine della dottrina cristiana quale appunto l’indissolubilità del matrimonio (un solo corpo, una sola carne), non può accostarsi all’Eucaristia. Resta comunque un figlio di Dio da accogliere e sostenere nel proprio travaglio interiore e spirituale, ma non può ricevere la comunione. Insomma, a ben vedere la misericordia c’è già e come sosteneva Benedetto XVI il desiderio dei divorziati risposati di ricevere l’Eucaristia, pur non potendo essere esaudito, contiene comunque un potere salvifico straordinario. Starà ora al Sinodo sciogliere i nodi e offrire soluzioni al Pontefice, fermo restando che la parola definitiva toccherà comunque a Francesco che potrà avvalersi o meno del parere consultivo dell’organismo sinodale. Eppure a leggere i vangeli, davvero ci sarebbe poco o nulla di cui discutere!!!!!
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