Capuozzo: "Referendum vetrina democratica per l'Europa. Scozia e Regno unito sono come due sposi"

19 settembre 2014 ore 13:02, Andrea De Angelis
Alla fine il paragone è perfetto: Scozia e Regno Unito come due partner che minacciano la separazione per poi si riscoprirsi in luna di miele. Così Toni Capuozzo nell'intervista a IntelligoNews descrive l'esito del referendum in Scozia, vedendolo come una vetrina importante per l'Europa e una lezione di democrazia. Il 55% dei no è tutto sommato un esito scontato per il noto giornalista, ma che non deve ridimensionare la portata dell'evento...  
Capuozzo: 'Referendum vetrina democratica per l'Europa. Scozia e Regno unito sono come due sposi'
    La vittoria dei no era prevedibile? Che significato assume questo risultato per il continente? «Era prevedibile per una ragione molto semplice: nei momenti di crisi si diventa inevitabilmente tutti molto più conservatori. Quando il futuro può sembrare minaccioso c'è un deficit di fiducia. Le proporzioni del sì sono comunque amplissime, ma pensare alla maggioranza degli scozzesi pronti a sfidare un futuro ricco di incognite mi sembrava molto strano. Le cronache del voto descrivono molto bene la realtà: da un lato l'entusiasmo sbandierato dei sì, dall'altro le teste basse dei no. Un voto pragmatico, di buonsenso, categorie di certo non spregevoli...». Un esempio per l'Europa più che una sfida... «Sì, l'idea di Europa ne esce rafforzata anche se va ricordato che gli scozzesi sono molto più europeisti degli inglesi. Il continente ne esce dunque rafforzato come testimoniano le borse e tutti gli indicatori del genere, anche se non dobbiamo dimenticare che oggi l'Europa spesso è vista come un'enorme macchina burocratica estranea alla natura dei popoli». Quanto hanno inciso gli appelli al voto? Pensiamo a quello di Obama...... «Credo che abbia contato più la diaspora scozzese che non gli appelli, compreso quello di Obama». Alle urne hanno potuto recarsi solo i residenti e non il milione di scozzesi che vivono all'estero. C'è una strategia politica dietro questa decisione? «Non credo, le modalità di voto hanno scelto il criterio della presenza sul territorio. Gli ultimi a poter dare lezioni su questo sono gli italiani con i loro collegi all'estero, credo che chi paga le tasse debba poter dire la sua al momento del voto. Non sono per il principio della nazionalità, semplicemente chi paga le tasse ha diritto di votare». Possiamo dire che alla fine hanno vinto tutti, considerando il bagno di democrazia e le concessioni che comunque arriveranno alla Scozia? «Non vedo né uno scampato pericolo né un soprassalto del passato, semplicemente apprezzo una bella lezione di democrazia. In un mondo in cui le appartenenze nazionali, i conflitti etnici generano tante ferite sanguinose come la guerra in Bosnia causata in pratica da un referendum richiesto dall'Unione Europea, il tenere consultazioni libere, democratiche ed indolori è una bella vetrina. Un po' come la differenza tra il delitto in famiglia e delle separazioni consensuali in cui ci si lascia civilmente, con rispetto o si sceglie di non separarsi. Come certe coppie che minacciano la separazione e poi ripartono con nuove concessioni ed è di nuovo luna di miele...».
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