26enne suicida, Bruzzone: “Perchè il bullismo coi social network non ha più confini"

19 settembre 2015, Andrea Barcariol
26enne suicida, Bruzzone: “Perchè il bullismo coi social network non ha più confini'
Sulla vicenda di Andrea, il ragazzo di 26 anni di Vercelli che si è suicidato pare a causa del bullismo dei suoi colleghi, IntelligoNews ha intervistato la criminologa Roberta Bruzzone che si è soffermata, in particolare, sul fenomeno del bullismo informatico.

Ancora una tragedia causata dal bullismo. Lei si è occupata spesso di questo fenomeno che, con i social network, si sta evolvendo. In che modo?

«I social network tornano ancora una volta alla ribalta per situazioni tragiche. Purtroppo rendono disponibili contenuti senza filtri adeguati. E’ l’ennesima dimostrazione che queste piattaforme devono cominciare a cambiare politica, in particolare per quanto riguarda i minori. Con l’associazione onlus "La caramella buona", di cui sono vicepresidente, stiamo affrontando proprio questo delicato tema perché ci siamo resi conto che va cambiato passo sotto questo profilo per proteggere gli utenti. I casi come quello di Andrea, purtroppo, sono in tragico aumento».


La vittima insieme al padre si era rivolto anche alla polizia postale che ha fatto rimuovere le foto e i video degli scherzi dai social network.

«Il cyberbullismo è questo, la produzione e la divulgazione in maniera virale di contenuti inadeguati. Questi ragazzi un primo tentativo di rivolgersi alle forze di Polizia lo fanno anche, poi però si rendono conto che i tempi della giustizia sono lunghi rispetto a quelli della divulgazione delle immagini e rimangono schiacciati dall’angoscia di continuare a vederle sulla rete. Tra l’altro non è detto che si riesca sempre a bloccare i contenuti, questo è il punto nodale, non c’è possibilità di protezione da parte della piattaforma che li ospita. Basta fare una segnalazione su pagine inadeguate per rendersi conto del tempo che ci vuole per cancellarle. Per un ragazzo essere esposto alla pubblica presa in giro di soggetti crudeli senza il modo di difendersi, fa scattare quell’angoscia che costituisce la molla verso il gesto estremo».
26enne suicida, Bruzzone: “Perchè il bullismo coi social network non ha più confini'

Il padre della vittima vuole che a pagare siano quei colleghi responsabili degli atti di bullismo. Ipotesi percorribile?


«E’ già successo in altri casi che sto seguendo. Siamo riusciti attraverso un’approfondita attività sia dal punto di vista psicologico sia informatico a portare al magistrato a contestare il crimine di istigazione al suicidio che inizia a essere una cosa abbastanza importante».

La vittima aveva 26 anni, non era il classico adolescente. Con i social network il bullismo non ha più limiti di età?

«Il bullismo non può più essere ascritto solo alla fase adolescenziale, ormai c’è un bullismo dilagante che varca i confini di ogni generazione e va al di là dell’età e del genere. Si tratta di gruppi di scellerati che sfruttano le fragilità altrui per trarne beneficio e godimento, senza il minimo scrupolo. C’è una quantità rilevante di soggetti sui social che nutrono malvagità interiore e la sfogano sulla rete perché non avrebbero mai il coraggio di farlo faccia a faccia».


I cosiddetti leoni da tastiera.

«Esatto, in genere hanno una vita frustrata, insoddisfacente, degli sfigati in poche parole, che però dietro a una tastiera si sentono in grado di fare tutto ciò che vogliono, anche del male a persone che spesso invidiano. Li conosciamo bene, sono soggetti che devono iniziare a pagare conseguenze salate per quello che combinano. Non si può passare la vita a vomitare le proprie frustrazioni sugli altri restando impuniti».


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