Cl 2.0, Formigoni (Ncd): “Cosa dico a Carron..."

19 settembre 2015, Lucia Bigozzi
Cl 2.0, Formigoni (Ncd): “Cosa dico a Carron...'
“Un conto sono le unioni omossessuali, altro è il matrimonio gay: la legge Cirinnà è un’operazione ideologica che noi non accettiamo”. Il punto visto da dentro Cl lo fa con Intelligonews Roberto Formigoni, senatore Ndc che del Movimento di don Giussani è stato il leader per vent’anni. Nell’apertura di Carron non legge retropensieri, ma quando la conversazione si sposta sul piano “politico” non si nasconde dietro a un dito sottolineando che nel Meeting 2015 c’è stato un “renzismo fuori misura”. Da Rimini alla piazza del 20 giugno, con una serie di messaggi “interni” ed “esterni”. 

Da ciellino come valuta le aperture di Carron alle unioni omosessuali?

«Da ciellino che fa politica, dico che noi non stiamo affatto erigendo muri; tanto è vero che come Ncd, alcuni di noi, abbiamo presentato una legge per il riconoscimento delle unioni omosessuali. Ma il ddl Cirinnà non è una legge sul riconoscimento delle unioni omosessuali, è una cosa ben diversa, perché parla nei fatti di matrimoni omosessuali o matrimoni gay, con il diritto alle adozioni quindi con la consacrazione della pratica dell’utero in affitto e con la pensione di reversibilità che farebbe saltare per aria i conti dello Stato italiano. Il ddl Cirinnà è un’operazione ideologica che non vuole il riconoscimento delle unioni omosessuali altrimenti la legge si farebbe in un minuto. La realtà è che equipara in tutto le unioni civili ai matrimoni gay».

Glielo ha detto questo a Carron?

«No…(sorride, ndr)… non ne ho parlato con Carron ma credo sia ben consapevole di questa vicenda; dopodichè è chiaro che Carron quando fa questa affermazione, come del resto lo stesso Papa Francesco, ha ben presente che c’è una componente nella società che vorrebbe opporsi anche alle unioni civili; noi non ci stiamo opponendo a questo, bensì ci stiamo opponendo ai matrimoni gay che sono cosa ben diversa».

E’ il segno che Cl anche su questi temi sta vivendo al suo interno un travaglio, una dicotomia?

«Ma no... non vedo alcuna dicotomia. L’accenno di Carron a non erigere muri e prima di lui del pontefice, è rivolto a chi nel mondo cattolico vorrebbe opporsi anche al riconoscimento sul piano civile - non religioso - delle unioni omosessuali. Anche io sono contrario a questo atteggiamento, un irrigidimento che ritengo sbagliato. Qui non stiamo dicendo se le unioni omosessuali debbano essere accettate nell’insegnamento etico della Chiesa, ma in una società plurale è giusto che le unioni vengano regolamentate su base civile. Io però, sto lavorando su un altro piano: dico sì al riconoscimento delle unioni civili e no all’utero in affitto, alla pensione di reversibilità, alle adozioni perché tutto ciò significa realizzare un matrimonio gay. Non vedo alcuna divaricazione tra quello che dicono Carron e il Papa e quello che stiamo facendo noi che siamo impegnati in politica»

Se non esiste divaricazione, tuttavia è apparso evidente il “riposizionamento politico” di Cl dal Meeting di Rimini in poi. E’ così?

«Lei sa che parlare di scelte "politiche" di Cl è una definizione inappropriata, comunque le rispondo. C’è una prima fase, quella in cui la nostra generazione ha compiuto 21 anni acquisendo il diritto di voto. Allora, don Giussani ci disse: ragazzi, i vescovi ci chiedono di realizzare l’unità dei cattolici e quindi anche in politica. L’indicazione che ricevemmo fu quella di votare Dc pur con tutte le critiche del caso, con tutto il nostro sforzo proteso al rinnovamento del partito e le nostre battaglie. Così, per 25 anni cioè dal ’70 quando abbiamo cominciato a votare fino al ’93-’94, abbiamo votato Dc e siamo stati impegnati in Dc seguendo le indicazioni della Chiesa. Crollata la Dc è iniziata la seconda fase…».

Quale?

«Se permette, la chiamo ‘fase Formigoni’, nel senso che Formigoni insieme ad altri ciellini impegnati in politica, ha scelto il centrodestra e Fi dimostrando in concreto attraverso la presidenza di Regione Lombardia, di tradurre in cose reali le nostre aspirazioni e gli obiettivi sul piano “politico” di Cl: dalla libertà di educazione e di scelta, alla sussidiarietà, al sostegno alle famiglie o la battaglia per facilitare la maternità. Parlo di ‘fase Formigoni’ per semplificare perché è stata una riflessione comune con altri amici scegliendo il centrodestra. In una fase in cui non c’era più l’indicazione dei vescovi, c’era la possibilità concreta incarnata da Formigoni e altri, di tradurre in pratica gli ideali per cui avevamo combattuto, senza ottenerli, nei 25 anni precedenti. Il “buono scuola” la Dc non l’ha realizzato, Formigoni in Lombardia sì; il sostegno alla famiglia nei governi democristiani è stato più predicato che realizzato; in Lombardia noi lo abbiamo fatto».

Adesso la terza fase è quella di una Cl più realista del re?

«Escludo questa formulazione. Le dico che questa terza fase abbiamo appena cominciato a viverla; io non sono più presidente di Regione Lombardia praticamente da ieri ed è chiaro che come tutti, ci stiamo interrogando. Io stesso mi sto interrogando; ero in Fi, poi nel Pdl, nel centrodestra, oggi in Ncd, sto facendo le mie battaglie insieme ad altri; anche i miei amici ciellini si domandano come possiamo svolgere il compito che ci è stato affidato anche sul piano “politico”. Un compito – attenzione – anzitutto cristiano: un cristiano oggi si domanda cosa può fare per incidere in politica all’alba di questa terza fase. Quindi è una fase di ricerca, di “tentativi ironici” come dice Carron riprendendo pari pari le parole di don Giussani, sia sul piano della Compagnia delle Opere che sul piano “politico” perché ogni impresa umana di un cristiano è un tentativo»

Se si guarda al Meeting pare di capire che siamo già oltre la fase dell’interrogarsi perché è apparso chiaro un “riposizionamento” nell’era renziana. Lei stesso alla vigilia dell’evento disse che nel Meeting di quest’anno c’era un “renzismo fuori misura”. Cosa risponde?

«Certo. Dentro i tentativi di cui ho appena parlato ci sono anche gli errori. Secondo me il Meeting dal punto di vista “politico” è stato sbagliato perché caratterizzato da un renzismo fuori misura che non era mai accaduto prima. Neanche all’epoca in cui eravamo al cento per cento tutti nella Dc è accaduta una cosa del genere; lo ritengo un errore degli amici che conducono il Meeting. Mi lasci rivendicare che nella seconda fase, noi siamo sempre stati attenti al pluralismo nella società e nella politica, anche se la nostra scelta era chiara per la Dc. Io come capo del movimento popolare, ho invitato a chiudere il Meeting il primo presidente del Consiglio laico, Giovanni Spadolini dialogando con lui ma senza lasciarlo alla platea. Invitavamo Andreotti, certo, ma dialogavamo con Martelli, Chiaromonte o altri esponenti dell’allora Pci. Insomma, abbiamo sempre garantito il pluralismo politico, ovvero la rappresentazione della società nella politica che allora non era tutta andreottiana come oggi non è fortunatamente tutta renziana. Detto questo, il Meeting anche in questa edizione è stato straordinario per la ricchezza di contributi sul piano filosofico, culturale e delle esperienza personali, con testimonianze grandiose»

Il 20 giugno a Roma in piazza c’era la stragrande maggioranza del popolo di Cl ma non i vertici. Anche su temi come famiglia, nozze gay e teoria gender, c’è un travaglio del Movimento? Cl e la piazza del 20 giugno sono lontani?

«Assolutamente no. In piazza c’era un numero enorme di ciellini, tra i quali io. I vertici di Cl hanno preso una posizione che è nota e loro ne rispondono. Tuttavia un grandissimo numero di ciellini era in piazza anche se non c’era stata un’indicazione, un incoraggiamento a differenza di quanto accadeva altre volte. Non c’è contrapposizione in questo, anche perché non c’è stata indicazione a non andare: la base di Cl in piazza c’era e continua a lavorare anche adesso per dare più spazio vero alla famiglia e controbattere una deriva gender. E questa gente sente la nostra battaglia sul ddl Cirinnà che è perfettamente coerente con i valori che abbiamo sempre portato avanti e difeso»

Sì ma qui la divaricazione c’è, non crede?

«Questo termine lo lascio a lei. I responsabili di Cl hanno ritenuto di prendere quella posizione e ne hanno fornito le motivazioni. Devo dire che un grandissimo numero di ciellini tra i quali io stesso, eravamo in piazza sentendoci al cento per cento ciellini. Del resto, si sa che dentro la Chiesa ci sono state posizioni diverse rispetto alla manifestazione»

Sì ma il punto non è il 209 giugno, bensì come Cl si rapporta alla popolo del 20 giugno, ovvero la prospettiva.

«Le condizioni sono mutate dall’invito netto dei vescovi  ad andare a votare Dc passando per la ‘fase formigoniana’ fino alla fase attuale. Oggi chi non si interrogherebbe sul che fare… E’ chiaro che in condizioni mutatissime rispetto al trentennio dc e al ventennio formigoniano oggi ci si interroga».

Insisto: come si connette oggi Cl a quella piazza?

«Questa è una domanda per la dirigenza di Cl. Io le dico che tantissimi ciellini presenti in quella piazza, stanno continuando a lavorare con quella piazza. Dopodichè, bisognerebbe anche dire che quella piazza non è un solo uomo e una sola voce; siamo in una fase storica carica di incertezze e cambiamenti, basta vedere cosa accade nel mondo e anche all’interno della Chiesa»

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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