Le parole della settimana: smartphone, profughi, migranti e inno

19 settembre 2015, Paolo Pivetti
Le parole della settimana: smartphone, profughi, migranti e inno
Rifugiati? Profughi? Migranti? Con buona pace della Boldrini e di tutte le anime belle, non sono queste le parole chiave del fenomeno che porta in queste ore centinaia di migliaia, se non milioni, di persone a vagare per l’Europa in cerca di una meta. La parola chiave, stando a quanto racconta il New York Times e rilancia il Corriere, è smartphone. 

Perché proprio lo smartphone serve per individuare rotte, tra foreste e montagne di territori sconosciuti, o per eludere la sorveglianza delle polizie di frontiera. L’odissea dei Siriani che stanno attraversando i Balcani per raggiungere la Germania, dopo le promesse di ospitalità della Merkel, a quanto pare è facilitata, anzi orientata, proprio grazie alle Google Maps, ai gruppi di sostegno attaverso Facebook o WatsApp, a tutti i messaggi che la moderna tecnologia permette di scambiarsi.

Secondo gli esperti, Africa e Medio Oriente sono in questo momento ai primi posti nei mercati dei telefoni cellulari. Nei primi otto mesi del 2015, sarebbero stati venduti in quest’area geografica qualcosa come 155 milioni di telefonini.
Quelli che molti telegiornali si ostinano a definire “disperati”, sono ben attrezzati da un punto di vista tecnologico, e ciò vale naturalmente anche per chi organizza i loro “viaggi della speranza”, con listini per le varie tratte e sconto per bambini. Anche le ricariche per i cellulari lungo i vari itinerari hanno un listino orario. 

Giorni, settimane, mesi di cammino avventuroso, dal Mediterraneo al Nord Europa, sono resi possibili dal GPS. Un ragazzo siriano racconta a France Press: “Per il nostro viaggio, smartphone e caricatori sono più importanti anche del cibo.”

INNO

La Svizzera sta cambiando il suo inno nazionale, o forse l’ha già cambiato. La situazione non è chiara; solo il Corriere (domenica 13 settembre) dà notizia del cambiamento avvenuto. Quel che è certo, è che la sostituzione del “Salmo Svizzero” (questo il titolo dell’inno precedente) sta generando non pochi malumori. La storia del “Salmo Svizzero” è antica. 

La sua composizione, ad opera del monaco cistercense Alberyk Zwyssig, risale al 1841. Da allora fu sovente cantato in occasioni ufficiali, ma si dovette arrivare al 1° aprile del 1981 perché il Consiglio Federale lo riconoscesse ufficialmente come inno nazionale svizzero.

Ma ora, a poco più di trent’anni di distanza, la Svizzera sta cercando per concorso un nuovo inno. Non piacevano più i troppi riferimenti a Dio: “...L’alma mia T’adora, Re del ciel. / Quando l’alpe già rosseggia / a pregare allor t’atteggia...” nella versione ticinese.

Stando all’anticipazione del Corriere, la votazione via mail avrebbe già premiato un nuovo testo che sostituisce i vecchi riferimenti religiosi con parole davvero al passo coi tempi: “Forti e solidali siamo / per la libertà lottiamo / sia la nostra società / luogo di pluralità...”

Amen.

autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]