Bundesbank Vs Italia sul debito. E Bce: "Flessibilità stravolta e abusata"

19 settembre 2016 ore 23:59, Luca Lippi
Jens Weidmann non resiste, a cadenza quasi semestrale deve sempre esprimere il suo parere sulle politiche espansive della Bce e non manca mai l’occasione per puntare il dito all’Italia.
Diciamo a cadenza semestrale perché l’ultima riprovazione del giovane governatore tedesco risale all’aprile scorso!
Per rimanere all’attualità, Jens Weidmann alla stampa ha dichiarato che Matteo Renzi deve proseguire sulla via delle riforme e ha anche espresso positive sensazione sull’Italicum (?).
Critiche all’Italia
Nell’intervista congiunta a La Stampa, The Guardian, Le Monde e Süddeutsche Zeitung il presidente della BuBa Jens Weidmann critica con garbo ma fermezza l’Italia, allo stempo tempo critica anche la Commissione Juncker, troppo generosa verso gli Stati che non rispettano il percorso di riduzione di disavanzo e debito fissato dai Trattati europei: “Tale flessibilità è già stata stravolta e abusata, la funzione disciplinante del patto sui bilanci pubblici ne ha risentito notevolmente. Finanze statali solide sono però importanti per la sostenibilità futura dei singoli Paesi e per la stabilità dell’unione monetaria. Un fuoco di paglia congiunturale finanziato col debito non rimuoverebbe la debolezza strutturale della crescita in Italia”.
Il garbo nell’eloquio di Jens Weidmann emerge nel momento in cui tra le diverse “bastonate” alterna ogni tanto qualche “manciata di carote” che nell’intervista sarebbe l’elogio al Jobs Act, e anche alla legge elettorale Italicum. Esattamente dice: “Quello di cui c’è bisogno è che il governo italiano applichi e porti avanti le riforme strutturali che ha già iniziato. Il Jobs Act, così come l’Italicum hanno un approccio corretto”.
Poi però arriva “il bastone”, infatti Weidmann prosegue: “La domanda è semmai: c’è stata davvero una politica di austerity in Italia? Visto l’elevato debito pubblico il consolidamento di bilancio rappresenta un compito prioritario. Una politica di austerity ambiziosa c’è stata soltanto in pochissimi Paesi. La Francia o la Spagna oltrepassano già da anni, (…), i requisiti del patto di stabilità. In Italia il deficit è sceso negli ultimi tempi solo perché il Paese ha dovuto pagare meno interessi sul debito”.
In sostanza il governatore della BuBa fa specifico riferimento alla continua richiesta di flessibilità; secondo Weidmann tali richieste dovrebbero fare seguito a impostazioni di politica economica virtuose (a suo parere) che l’Italia non intende rispettare.
Riguardo la politica monetaria della Bce il presidente della Bundesbank esprime scetticismo su una prosecuzione del Quantitative Easing, visti i bassi risultati conseguiti in termine di aumento dell’inflazione. Anche la politica dei tassi di interesse a zero è giudicata con scetticismo da Weidmann, che rappresenta su questo tema le posizioni maggioritarie dell’establishment tedesco. Dice Weidmann: “Non dobbiamo però ignorare i rischi di una politica monetaria ultraespansiva, che diventano tanto più grandi quanto più dura la fase dei bassi tassi di interesse. I tassi non devono in nessun caso restare così bassi più a lungo di quanto sia necessario per la stabilità dei prezzi”.

Bundesbank Vs Italia sul debito. E Bce: 'Flessibilità stravolta e abusata'

In sostanza, le considerazione di Weidmann ricalcano quelle dell’aprile scorso quando dall’Ambasciata tedesca a Roma diceva di andare avanti procedendo sulla strada di una maggiore integrazione “gli Stati trasferiscono sia il potere decisionale sia la responsabilità per le questioni di bilancio a livello europeo, ad esempio nella forma di una unione fiscale europea, una vera unione fiscale potrebbe effettivamente ristabilire la giusta armonia tra le azioni e la responsabilità. Sarebbe il passo più grande nel processo di integrazione”.
Tuttavia precisò a seguito di questa affermazione: “Ma questo richiederebbe solidità e solidarietà nell'Unione monetaria”, ampie modifiche ai Trattati europei e successivi referendum confermativi nei vari Paesi. 
“Ostacoli enormi”, secondo il capo della Bundesbank che ad aprile: “non vedo la volontà di superare questi limiti, né in Italia, né in Germania, né in altri Paesi”.
Una conferma a quanto detto in aprile arriva oggi, soprattutto sembra che al presidente della Bundesbank non sia proprio andato giù che Matteo Renzi nel 2015 in occasione della presentazione del bilancio italiano ha dichiarato che la politica fiscale italiana viene fatta in Italia e che l'Italia non permette che essa venga dettata dai burocrati di Bruxelles.
E allora viene spontaneo credere che alla Germania (più che all’Italia) l’Italicum serva per una maggioranza schiacciante in grado di rispettare un percorso di riforme indicativamente già tracciato, all’interno del quale una cessione totale di autonomia farebbe emergere quel sogno di Europa Unita all’interno della quale i Paesi membri sono quadrati di una unica scacchiera.
Rimane ancora piuttosto fumosa la posizione di chi dovrebbe guidare questa “unione”! La pressante e ingombrante presenza di un governatore come Weidmann che non perde occasione per “vaticinare”, fa sospettare che il sogno non è l’Unione Europea, ma un’Europa “germanocentrica”, e allora ecco spiegato il motivo per cui i paesi membri faticano a cedere sovranità e più di qualcuno è già pentito di quella già ceduta! Di sicuro Weidmann non deve aver gradito le ultime prese di posizione di Matteo Renzi verso la sua cancelliera e soprattutto deve aver tremato quando c’è stata l’apertura a rivedere l’Italicum.

autore / Luca Lippi
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