Che fine ha fatto il campione di nuoto Mark Spitz?

19 settembre 2016 ore 15:03, intelligo
di Anna Paratore 

Tanti anni fa, quando ancora non esistevano le TV a pagamento, e i canali non erano centinaia, c’erano comunque serie di grandissimo successo. Una di queste era intitolata L’Uomo di Atlantide, e i meno giovani di voi sicuramente la ricorderanno. Era una serie ai confini tra fantasy e fantascienza, che raccontava le avventure di quest’uomo “pesce”, con mani e piedi palmati, che nuotava come un delfino. Ebbene, c’è stato nel passato qualcuno che somigliava molto a quest’uomo di Atlantide, ovviamente un atleta olimpico, un antesignano di quel Michael Phelps che oggi fa tanta sensazione. Quell’uomo si chiamava Mark Spitz e, a differenza del dinoccolato e bruttino Phelps, era anche molto affascinante…
Classe 1950, di famiglia ebrea ortodossa, Mark Andrew Spitz nasce a Modesto, il capoluogo della Contea di Stanislaus, in California. Quando però Mark ha appena 4 anni, la famiglia si trasferisce alle Hawaii dove sì sa, se non sai nuotare e usare una tavola da surf, sei fuori dal mondo. E’ così che Mark scopre la confidenza con l’acqua, e anche di avere un bel talento nel nuoto. Probabilmente, il ragazzino si limiterebbe a sguazzare contento con gli altri coetanei se non fosse che suo padre, incoraggiato dagli istruttori di nuoto del figlio, non cominciasse a motivarlo con una sorta di mantra: “Nuotare non è tutto, vincere lo è.”
Magari il signor Spitz avrebbe fatto impallidire il barone Pierre de Coubertin, per il quale l’importante è partecipare e non vincere, ma in compenso ha avuto un bell’impatto su Mark. Talmente “pompato” dal genitore, il ragazzo oltre alle notevoli capacità in acqua, assume una sorta di consapevolezze che lo porta a credere che sì, davvero è destinato a vincere tutto. E non è nemmeno il solo a credere in ciò. Tanto in famiglia sono tutti convinti che davvero Mark è destinato a trionfare nel mondo del nuoto, che subito dopo i primi anni di allenamento intensivo,  si decide di tornare in America, a Santa Clara, per permettere al ragazzino di entrare nella prestigiosa Santa Clara Swim Club, una sorta di accademia per nuotatori particolarmente dotati.
E in effetti, in quanto a talento Mark ne dimostra tanto da subito: ai giochi Pan-Americani del 1967 vince ben 5 ori, ed è detentore di tutti i record Juniores. Mica male per un diciassettenne. Ma naturalmente, i sogni di gloria di Mark sono ben altri, e si chiamano Olimpiadi di Città del Messico. E’ il 1968, Mark arriva alla vigilia dell’evento e annuncia platealmente che vincerà 6 medaglie d’oro perché, aggiunge, uno dei suoi scopi è quello di abbattere il record di 4 ori detenuto all’epoca da Don Schollander, che li ha guadagnati ai giochi di Tokyo del 1964.  Succede, però, che a volte le fanfaronate vengano punite, vuoi dalla sorte, vuoi dagli eventi. Mark vince solo – si fa per dire – 2 ori nelle gare a staffetta con la squadra USA, ma per il resto si deve accontentare di un argento e un bronzo. Per carità, un bottino clamoroso per chiunque altro che tornasse a casa con 4 medaglie olimpiche, ma non per Mark che da quel momento non ha in mente niente altro che riscattare quelle che lui – e suo padre – considerano un’umiliante sconfitta.
Che fine ha fatto il campione di nuoto Mark Spitz?
Per prima cosa, Mark si iscrive alla Indiana University per potersi far allenare da Don Counsilmann
. Si laurea brillantemente nei tempi stabiliti ma trascorre ogni attimo libero in vasca, sottoponendosi ad allenamenti che avrebbero sfiancato chiunque. Inoltre, alla vigilia della Olimpiadi di Monaco del 1972, fa ben attenzione a parlare in anticipo. E stavolta, le ciambelle riescono coi buchi. Vince l’oro nella gara d’apertura, i 200mt farfalla, poi nei 200 stile libero, e quindi nella sua gara preferita, i 100 farfalla. E bisogna dirla tutta, guardare Mark nuotare a farfalla è davvero emozionante: il suo stile è bellissimo, probabilmente mai eguagliato né prima né dopo. Arriva comunque anche la gara che il campione teme di più, i 100mt stile libero, ma sulla scorta dei tre ori già conquistati, Mark la chiude dando almeno un metro di distacco al secondo classificato. Il tempo è il record dell’epoca 51’22’’. Dirà in seguito, quando sarà passato del tempo: “Sono convinto di essere riuscito a compiere una grande impresa perché dopo i primi tre ori, nella testa dei miei avversari vi era un'unica preoccupazione e un un'unica domanda: «Chi di noi arriverà secondo?»".
4 ori sono arrivati, e le 3 staffette USA non deludono. Bottino di Mark Spitz: 7 ori. Di colpo, in meno di tre settimane, un nuotatore quotato sì, ma non giudicato irresistibile, è divenuto il mito, lo sportivo più conosciuto e ammirato del mondo, l’uomo che tutte le donne vorrebbero sedurre e tutti i produttori di Hollywood vorrebbe ingaggiare per film, pubblicità o qualsiasi altra cosa gli venga in mente.  Ma a poche ore dal settimo oro conquistato, qualcosa di terribile viene a rovinare la festa: un gruppo di terroristi palestinesi uccide due lottatori israeliani e ne prende in ostaggio altri 9, in pratica tutta la squadra di lotta arrivata da Tel-Aviv. Il Villaggio Olimpico finisce sotto assedio, tutto il mondo trattiene il fiato mentre i mediatori cercano di trattare la restituzione degli ostaggi e la resa dei terroristi. Spitz, ebreo e atleta americano più in vista, nonché con un alloggio a due passi dalla delegazione israeliana sotto attacco, viene immediatamente prelevato dai servizi di sicurezza e imbarcato sotto anonimato sul primo aereo in partenza da Monaco per Londra, e da lì negli States.
Finisce così la storia sportiva di Mark Spitz che, dopo di allora, per anni deciderà di non rientrare in vasca. Ai tanti che gli chiedevano perché ritirarsi a 22 anni proprio quando era sul “tetto del mondo”, rispondeva sempre: "Che cosa potrei fare di più? Mi sento come un fabbricante di automobili che ha costruito una macchina perfetta". E in effetti, cosa avrebbe potuto fare di più se non gareggiare contro se stesso? In effetti, nel 1991, all’età di 41 anni, cerca di tornare ad alti livelli tentando di qualificarsi per le olimpiadi di Barcellona (che si sono tenute nel 1992), soprattutto per vincere una scommessa da un milione di dollari, ma purtroppo l’impresa è fallimentare, e Mark non riesce a scendere sotto i tempi di qualificazione. Certo le soddisfazioni non gli sono comunque mancate se si pensa che  per trovare qualcuno che batta il suo record di 7 ori in un’unica olimpiade, si è dovuti arrivare al 2008 quando il “bionico” Phelps si è messo al collo ben 8 ori. 
Parlando oggi della sua vita, Mark Spitz, tranquillo 66enne, la descrive come quella di un buon padre di famiglia americano. Sposatosi nel 1973 con Suzy Weiner ha avuto con lei due figli, Matthew e Justine, e il matrimonio funziona ancora alla grande. Ha anche interpretato un film, Challenge of a Lifetime, all’epoca con un discreto successo di pubblico.  Nella vita, per lavoro, si è sempre occupato di attività solidali che riguardassero atleti e il mondo dello sport, come per esempio il progetto Laureus, che ha coinvolto 80 programmi, 60 città e 400mila bambini. Della sua vita attuale dice che “non se l’è mai goduta tanto”, e considerando il suo carattere franco, c’è da credergli. 

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