La parola del mese? Cassazione

02 agosto 2013 ore 12:58, Paolo Pivetti
La parola del mese? Cassazione
La Cassazione non ha cassato. Metà degli italiani ribolle per il verdetto. L’altra metà è nel panico. Tutti discutono a vario titolo sul drammatico evento. In questo uragano di passioni, occupiamoci della parte più trascurata: le parole e il loro significato. Cassazione deriva dal verbo cassare; come donazione da  donare; esternazione da esternare eccetera. E che significa cassare? Nei secoli antichi era “toglier via una cosa scritta sfregando, raschiando”. Di qui, successivamente e poi stabilmente, annullare, toglier validità, con riferimento a una sentenza, nel linguaggio giuridico. In antico, nei significati più generici erano in circolazione anche cassamento, cassatura, oggi disusati. Il verbo deriva dal tardo latino cassare che a sua volta nasceva dall’aggettivo cassus, aggettivo con vari significati da “vuoto” a “inutile”, probabilmente collegato col verbo caedo, caedere, tagliare. “E cedue sono dette ancor oggi nella nostra lingua quelle piante che si tagliano regolarmente per avere legna. I Latini però per le sentenze annullate non usavano il verbo cassare: preferivano dire rem iudicatam rescindere. e i giudici della Corte di cassazione venivano da loro chiamati iudices postremae provocationis. La settimana, dominata da questo evento giudiziario, è ricca di altre parole della stessa area: da condanna (latino condemnatio), prescrizione (latino praescriptio) interdizione (latino interdictio), domiciliari (latino domicilium), carcere (latino carcer). Quanto latino nei nostri tribunali! In fondo il nostro diritto deriva dal loro. Niente di nuovo sotto il sole. Cassazione significa dunque annullamento, e la Corte di Cassazione è la corte che ha facoltà di annullare una sentenza. Cosa che non è avvenuta. Ciascuno gode o soffre a modo suo, ed è naturale che ci sia una certa confusione delle lingue in un momento a così alta carica emotiva. Per fortuna in tutto questo caos c’è uno come Epifani, che con la sua scansione netta da ufficialetto sovietico ci rammenta, anzi ci ammonisce con puntualità esemplare che “la sentenza andrà eseguita e resa applicabile”. Con una Giustizia così traballante, dove troppo spesso il colpevole se la cava evitando la punizione, è bello vedere che qualcuno si responsabilizza per dare una mano. E l’interessato, cioè il condannato, cosa dice? Berlusconi ha più o meno la stessa età/immortalità di Biancaneve (quella disneyana), anche se il volto è più segnato. Ma al rintocco della sentenza sembra risvegliarsi a nuova vita, come fece lei al bacio del Principe Azzurro, e già annuncia la rinascita di Forza Italia.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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