Cosa dicono le parole. Presidente: il o la?

02 agosto 2014 ore 10:42, Paolo Pivetti
Cosa dicono le parole. Presidente: il o la?
Presidente, titolo rifugio. Uno può essere ex senatore, ex cavaliere, ex libero cittadino, ma non ex presidente. È comunque, sempre presidente, e qualora non ne svolgesse più le funzioni attive, resterebbe “presidente emerito”.
Vale per il Consiglio dei ministri, per la Camera, per il Senato, per la Repubblica. Quanti presidenti emeriti! Già presso gli antichi Romani si definiva emerito, o meglio emeritus, dal verbo emereri, ben meritare, quel soldato che, compiuto onorevolmente il servizio militare, era mandato in congedo. Machiavelli poi, per il suo progetto di principato, fissa delle regole che dovrebbero valere per tutti: “Debbonsi esercitare i sudditi nelle milizie dai diciassette ai trent’anni, dipoi farli emeriti”. Eccoci dunque oggi con una folla di presidenti. Fate attenzione alle interviste. Qual è il politico intervistato che non si riesca a definire, in un modo o nell’altro, Presidente? Sottintendendo il più delle volte emerito. Finché sono maschi, tutto fila più o meno liscio. Ma quando il presidente è in quota rosa, è Il presidente o la presidente? Perché c’è il problema di declinare al femminile questo, come altri nomi di importanti figure istituzionali o professionali, che sono sempre stati declinati soltanto al maschile per mancanza di alternative, in un mondo ormai lontano, orribilmente maschilista. Un sindaco di sesso femminile resta sindaco o diventa sindachessa? Un avvocato di nome Daniela resta avvocato o si tramuta in avvocatessa? E un presidente di nome Laura? Ah no, non suggerite presidentessa perché rischiereste di trovarvi immediatamente espulsi. A volte il problema non si pone perché ci sono usanze lessicali ormai consacrate. Abbiamo da tempo immemorabile confidenza con la maestra, la professoressa, la dottoressa, la ragioniera, e questi femminili per carità non tocchiamoli. Ma se la multa ce la fa un vigile con le tette, contro chi imprechiamo? Contro la vigilessa? Questa desinenza in –essa viene appiccicata come una protesi a qualsiasi nome abitualmente maschile. Deputatessa, soldatessa… Ma perché non sostituire la terminazione maschile in –o con una terminazione femminile in –a? Deputato, deputata, soldato, soldata. Quanto al femminile di vigile, altolà! La grammatica quotidiana ci dice che un nome che termina in –e può essere indifferentemente maschile o femminile: il vigile, la vigile. Lo stesso vale dunque anche per presidente. A meno che la presidente, per sottolineare il suo ruolo istituzionale, non preferisca che si usi il neutro, che è formalmente identico al maschile: dunque, il presidente, non la presidente. Certamente, mai la presidentessa.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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