Ricostruita ma originale la cucina della lavanderia a Pompei: gli utensili rimessi là - VIDEO

02 agosto 2016 ore 10:47, Lucia Bigozzi
Ora sappiamo come erano le Domus Pompeiane prima dell’eruzione del Vesuvio che seppellì un’intera città: 79 d.C. Sono le due case riportate all’antico splendore e soprattutto all’antica identità, negli arredi e nelle strutture portanti, grazie al progetto di “musealizzazione diffusa” dell’area archeologica. Accade nella “Fullonica di Stephanus”: si tratta di una lavanderia dislocata lungo la via dell’Abbondanza, dove è stata riallestita l’antica cucina sullo schema introdotto un secolo prima da Vittorio Spinazzola, all’epoca Soprintendente del sito archeologico. Dalla cucina alla “Palestra grande” dove, invece, sono stati ricostruiti ed esposti reperti organici insieme ad una parte espositiva composta da reperti naturalistici. Insomma, con la “Fullonica di Stephanus” Pompei rinasce, o almeno è questo l’obiettivo del progetto che punta alla valorizzazione dell’antichissimo sito dopo le alterne vicende collegate alla gestione che in passato ne hanno oscurato la straordinaria bellezza. In sostanza, il progetto vuole fare di Pompei un “museo diffuso” con spazi dislocati in vari punti della città e intitolati a temi specifici. E’ il caso della Villa Imperiale, all’interno della quale sono stati ricostruiti esattamente come erano, gli ambienti domestici del triclinio e della stanza da letto, e il tempio di Iside dove sono riproposti i culti egizi.

Ricostruita ma originale la cucina della lavanderia a Pompei: gli utensili rimessi là - VIDEO
La “Fullonica di Stephanus” fu scoperta all’inizio del Novecento, tra il 1912 e il 1914 durante la campagna di scavi portata avanti proprio dal Soprintendente Spinazzola
seguendo la direttrice della via dell’Abbondanza. Ma come era originariamente l’antica dimora? Era dotata di alcune grandi vasche in muratura destinate al risciacquo degli abiti, con un flusso di acqua costante ad alimentarle; oltre a bacini realizzati in pietra dove venivano eseguite le operazioni di tintura, lavaggio e perfino smacchiatura mediante tipologie specifiche di argilla. Non solo: della complesso della lavanderia facevano parte una serie di terrazze al piano superiore dove gli indumenti venivano asciugati e per il trattamento dei tessuti. Gli artigiani si servivano poi di una pressa per stirare i tessuti. 

Ecco il video: 



autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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