Raid Usa in Libia, Sbai: “Qualcuno ci ha portato fin qui. Isis andava bloccato prima invece della guerra alla Russia"

02 agosto 2016 ore 13:24, Lucia Bigozzi
“Si sono mossi molto tardi: l’Isis andava combattuto quando era circoscritto a Dacca a Falluja, andava bloccato là. Ma invece di fare la guerra a questi, abbiamo fatto la guerra alla Russia”.  Netta l’analisi di Souad Sbai, giornalista, scrittrice ed esperta di scenari geo-politici, che nell’intervista con Intelligonews svela una notizia sul ruolo dell’Italia in Libia dopo l’avvio dei raid aerei da parte degli Usa: “Sto leggendo articoli in arabo secondo cui l’Italia presterà le sue basi militari per i raid in Libia. Quindi, la notizia che in Italia non si vuole dire, la pubblicano e la conoscono i giornali arabi. Perciò, in guerra ci andiamo; facciamo finta di non andarci ma…”. 

L’America apre la guerra all’Isis in Libia. Con quali rischi e reazioni secondo lei?

"Si sono mossi molto tardi; l’Isis andava combattuto quando era circoscritto a Dacca a Falluja, andava bloccato là. Oggi combattere l’Isis significherebbe dover andare in molti Paesi a combattere perché ormai sono dappertutto. Certo, è’ una richiesta che arriva dall’attuale presidente libico, ovvero una persona per bene, non legata all’estremismo islamico, ma ripeto: siamo arrivati molto tardi; abbiamo abbandonato la Libia al terrorismo, abbiamo abbandonato la Libia mandando via Gheddafi, e io non sono una pasionaria dell’ex leader libico; non sono state analizzate le conseguenze del fatto di cacciare un dittatore".

Raid Usa in Libia, Sbai: “Qualcuno ci ha portato fin qui. Isis andava bloccato prima invece della guerra alla Russia'
Ci saranno reazioni da parte dell’Isis contro i Paesi che sosterranno gli Usa o parteciperanno ai raid in Libia?

"L’Isis andava bloccato prima. E' la conseguenza delle primavere arabe che ci hanno offerto e presentato come passaggi liberali invece si nascondeva il male, l’estremismo della Fratellanza e l’estremismo. E’ inutile nascondersi dietro un dito: ci hanno portato a questo, qualcuno ci ha portato fin qui. Le primavere arabe andavano bloccate molto prima e invece, li hanno lasciati sgozzare a destra e manca, per un paio di anni li hanno lasciati fare quello che hanno fatto, li hanno lasciati avanzare dappertutto quando c’era la possibilità di attaccarli prima con l’alleanza con la Russia, con i pochi Paesi arabi moderati. Purtroppo, il Qatar e l’Arabia Saudita hanno rallentato quel processo di attacco". 

I dubbi dell’Italia. Oggi il ministro Gentiloni dichiara: “Valuteremo eventuali richieste”. Cosa significa? Siamo pronti alla guerra? E con quali conseguenze per noi?

"Le conseguenze sono quelle che vediamo da un paio di anni ovunque: sgozzamenti e attacchi terroristici. Vanno fermati. Punto. L’Italia? Non ha voce in capitolo. Proprio adesso sto leggendo articoli in arabo secondo cui l’Italia presterà le sue basi militari per i raid in Libia. La notizia che in Italia non si vuole dire, la pubblicano e la conoscono i giornali arabi. Perciò, in guerra ci andiamo; facciamo finta di non andarci… continuiamo a fare finta, continuiamo a chiudere gli occhi e non stiamo né da una parte, né dall’altra. Io penso che per la prima volta, uno deve avere il coraggio di avere una posizione, di stare da una parte sola; talvolta forse può essere quella sbagliata, ma unirsi oggi tutti quanti – e dico proprio tutti – contro il terrorismo islamico, questo male che ci circonda come una cintura che ci sta stringendo sempre di più. Di fronte a tutto questo, fare finta che non attacchiamo è una bufala, perché loro già sanno che lo faremo".

Per l’Italia ci saranno effetti diretti?

"Le conseguenze sono dietro la porta e non solo per noi. Comunque, che si vada a combattere o che non si vada, il rischio c’è sempre. 
Nell’idea del conflitto che si va delineando, sarà una guerra-lampo oppure sarà come in Afghanistan, ovvero ‘infinita’?
Io non ho mai creduto alle guerre-lampo, nonostante per anni ci hanno propinato questo concetto. L’unica guerra lampo efficace andava fatta due anni fa quando l’Isis è nato: tutto il mondo occidentale ha perso un’occasione; andava attaccato, insieme a quella Turchia che ha preso in giro tutti per anni, facendo passare dal suo territorio fior di estremisti e di terroristi. Ma invece di fare la guerra a questi, abbiamo fatto la guerra alla Russia".
autore / Lucia Bigozzi
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