Raid Usa in Libia, Massimo Fini: “Prevarrà l’Isis, gli hanno fatto un bel regalo. Italia rischia intervento e ritorsioni"

02 agosto 2016 ore 16:28, Lucia Bigozzi
“Se questo intervento viene percepito dalla popolazione libica come un intervento contro la Libia, tutte le fazioni che adesso si combattono di ricompatteranno e a prevalere sarà l’Isis che ingloberà le altre milizie. L’intervento in Libia è un bel regalo all’Isis che più viene pressato in Medio Oriente, più esporta la guerra in Europa”. “L’Italia segue l’amico americano in ogni suo avventurismo; pur non volendolo Renzi sarà costretto a far partire droni e Cacciabombardieri da Sigonella, la reazione dell’Isis sarà quella di portare la guerra anche da noi”. Inquietante lo scenario che Massimo Fini, giornalista, scrittore ed esperto di scenari internazionali, tratteggia nella conversazione con Intelligonews sul primo giorno di raid aerei in Libia. 

L’America apre la guerra in Libia. Con quali rischi e reazioni da parte dell’Isis?

"E’ la solita storia: gli americani hanno creato questo governo “fantoccio” guidato da Al Serraj dopodichè si sono fatti chiamare da lui. E’ una cosa che ricorda molto da vicino quando i sovietici intervenivano in aiuto dei Paesi fratelli – Ungheria, Cecoslovacchia – quando le popolazioni erano insorte contro i governi. Così, gli americani credono di essersi accreditati di una legittimità internazionale. In realtà il governo di Al Seraj è talmente popolare tra i libici che per un bel po' ha dovuto starsene, lui è i suoi ministri imboscato nel porto di Tripoli. Grottescamente questo presidente dice che l’intervento lo ha chiesto lui ma sarà limitato, che non sarà una guerra… ".

Raid Usa in Libia, Massimo Fini: “Prevarrà l’Isis, gli hanno fatto un bel regalo. Italia rischia intervento e ritorsioni'
E invece? 

"In realtà la sua sopravvivenza dipende totalmente dall’appoggio americano, quindi non ha nessuna libertà e quella che racconta è una barzelletta, a parte il fatto che sul suolo libico ci sono già reparti ufficiali americani, inglesi e francesi. Lui è costretto a dire queste cose perché sa – questo s – che se l’intervento militare viene percepito come contro la Libia dalla popolazione locale, allora tutte le varie milizie libiche si compatteranno e naturalmente, prevarrà l’Isis che è più forte e determinato e ingloberà le altre milizie. Questa secondo me sarà la prima conseguenza, poi ce n’è un’altra che riguarda l’Italia…". 

Quale? 

"Per quanto riguarda il governo italiano, non c’è niente da fare: non riusciamo a liberarci dalla tutela dell’amico americano e quindi lo seguiamo in ogni suo avventurismo, pensiamo alla guerra alla Serbia, senza copertura Onu anzi contro la volontà dell’Onu, cui noi abbiamo partecipato durante il governo D’Alema con gli aerei americani che partivano da Aviano. Non eravamo obbligati a partecipare tanto è vero che la Grecia, anche lei membro Nato, disse no. Pensiamo all’intervento in Libia voluto dai francesi ma anche dagli americani; intervento militare dal quale noi avevamo tutto da perdere perché avevamo rapporti economici molto importanti con la Libia di Gheddafi e Berlusconi aveva ottimi rapporti con il leader libico che aveva esibito anche troppo sontuosamente quando lo invitò a Roma. Pur essendo intimamente contrario a questa guerra, Berlusconi poi si è accodato; quindi una responsabilità direi quasi doppia perché era contrario ma ha detto sì". 

E oggi col governo Renzi?

"E’ ovvio che finora il governo Renzi seguendo la linea Merkel, cioè una linea di grande prudenza non intervenendo nel caos mediorientale; avevamo dato qualche aiuto ai peshmerga curdi, ma insomma ci siamo tenuti ai margini. Ora, siccome saremo costretti sempre per il legame con l’amico americano a far partire droni e cacciabombardieri da Sigonella, il rischio che corriamo sarà la reazione dell’Isis anche da noi. Perché Italia e Germania finora non sono stati colpiti da attentati dell’Isis, posto che in Germania ciò che è accaduto è stato per mano di psicopatici? Proprio perché entrambi i Paesi non avevano partecipato ai bombardamenti in Iraq e Siria. Adesso, è chiaro che noi siamo esattamente nella stessa posizione degli altri". 

Le parole del ministro Gentiloni - “valuteremo eventuali richieste”-, cosa significa? Siamo pronti alla guerra? 

"Noi non vorremmo nel modo più assoluto, neanche Gentiloni e tantomeno Renzi, ma siamo costretti da questa sudditanza con gli americani",.
 
Può sembrare un paradosso, ma storicamente sono i presidenti democratici a fare la guerra, più dei repubblicani. Qual è la sua valutazione?

"Non è un paradosso: i repubblicani sono storicamente isolazionisti, i democratici no; tanto è vero che la guerra alla Serbia la fece Clinton. Se Trump nell’ipotetica elezione a presidente Usa, seguisse la linea repubblicana dell’isolazionismo, sarebbe cosa veramente auspicabile". 

Nell’idea del conflitto che si va delineando, sarà una guerra-lampo oppure sarà come in Afghanistan, ovvero ‘infinita’?

"Certamente la seconda delle ipotesi. Per inciso va detto che la guerra in Afghanistan è la più stolta, stupida e cretina tra le guerre fatte, perché stanno combattendo un’occupazione straniera. Quello che vedo io è che se questo intervento viene percepito dalla popolazione libica come un intervento contro la Libia, tutte le fazioni che adesso si combattono di ricompatteranno – perché c’è un orgoglio nazionale anche se a noi non sembra – e a prevalere sarà l’Isis che ingloberà le altre milizie. Diciamo che l’intervento in Libia è un bel regalo all’Isis che, non dimentichiamo: più viene pressato in Medio Oriente, più esporta la guerra in Europa". 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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