Dieci anni senza Karol Wojtyla, il Papa polacco che fece crollare il comunismo

02 aprile 2015, Americo Mascarucci
Dieci anni senza Karol Wojtyla, il Papa polacco che fece crollare il comunismo
Sono passati dieci anni eppure sembra passato soltanto un giorno. Dieci anni senza Karol Wojtyla, un Papa che ha segnato il novecento e oggi venerato come santo dalla Chiesa cattolica. 

Per la generazione nata negli anni Settanta, i quarantenni di oggi per intenderci, Giovanni Paolo II è stato, non un Papa, ma “il Papa”, nel senso che era quasi inimmaginabile pensare di poter immaginare un altro al suo posto. Eh sì, perché il primo pontefice che abbiamo conosciuto è stato lui e soltanto lui, nonostante tanti di noi siano nati sotto il pontificato di Paolo VI, un Papa difficile da ricordare da chi nel 1978, come chi scrive, aveva appena quattro anni. 

Il Papa polacco ferito nell’attentato in Piazza San Pietro il 13 maggio del 1981, ha accompagnato l’intera nostra adolescenza, la maturazione e buona parte dell’età adulta. Abbiamo imparato ad appassionarci con lui, soffrire con lui gli anni della malattia, condividere i momenti lieti e quelli bui della Chiesa, ad indignarci per le critiche spesso ingiuste che piovevano sulla sua testa.

Wojtyla è stato il Papa che ha combattuto a viso aperto i regimi dell’Est europeo agevolando il crollo del comunismo, mettendo fine a cinquant’anni di oppressione, usando unicamente l’arma della fede, un’arma che si è rivelata da sola molto più efficace di migliaia di fucili. Le folle oceaniche che accoglievano Giovanni Paolo II in Polonia nonostante i divieti e le restrizioni imposte dal regime filo sovietico, hanno fatto molto più male delle rivolte di piazza, delle proteste nelle fabbriche, delle occupazioni delle università, sviluppando nel popolo quella coscienza civile e quel desiderio di libertà capace di superare la paura. 

Wojtyla è stato un convinto anticomunista, al punto da rifiutare qualsiasi tipo di contaminazione fra il cristianesimo e il marxismo, perché nell’ideologia comunista da lui provata sulla propria pelle negli anni in cui era arcivescovo di Cracovia, vedeva la negazione dei principi cristiani (da qui anche la forte ostilità verso la Teologia della Liberazione). Un anticomunismo che tuttavia ha fatto il paio con l’anticapitalismo della seconda parte del pontificato, perché abbattuto il marxismo fu subito chiaro al futuro santo come il capitalismo non potesse essere la risposta ai bisogni dell’umanità; un capitalismo senza diritti, basato esclusivamente sulla legge del profitto e su un liberismo sfrenato privo di etica sociale. 

Ma è stato soprattutto in campo spirituale che Giovanni Paolo II ha lasciato una traccia indelebile del suo operato. Wojtyla è stato il “Papa della misericordia” forse anche più di Francesco, ma ha sempre coniugato l’infinità del perdono del Padre verso il figlio prodigo, al rispetto della dottrina. 

E’ stato accusato di eccessiva rigidità sui temi etici ed in campo sessuale rifiutandosi di cedere alle esigenze della contemporaneità, convinto dell’attualità del Vangelo, sempre ed in ogni contesto politico, sociale ed economico. Ha difeso la vita dal concepimento alla morte naturale, contrastando senza compromessi aborto ed eutanasia; ha difeso la famiglia fondata sul matrimonio e ribadito la finalità procreativa della sessualità, una sessualità responsabile da preservare ed utilizzare per realizzare il progetto di amore di Dio; ha accolto le persone gay trasmettendogli la vicinanza e l’affetto della Chiesa pur sostenendo il carattere “disordinato” dell’omosessualità e l’oggettiva impossibilità di trasformarla in un diritto da soddisfare ad ogni costo. 

Ha combattuto le pulsioni dell’io e l’individualismo, riaffermando la dignità dell’essere umano nell’ambito dell’ordinamento naturale. Ha saputo parlare ai giovani come e meglio di altri, al punto che proprio con lui è iniziata l’era dei papa-boys e delle giornate mondiali della gioventù. 
Un amore quello per i giovani e dei giovani che lo ha accompagnato fino alla fine con le veglie permanenti in piazza San Pietro nelle ore antecedenti e successive alla sua morte. 

E’ stato accusato di aver spettacolarizzato il papato e aver umiliato le chiese locali con i suoi continui viaggi nel mondo alla ricerca del contatto diretto con le folle, eppure proprio quelle folle immense hanno dimostrato come la Chiesa sia ancora oggi amata e profondamente radicata ovunque. 

Ha saputo dialogare con tutti, cristiani, ebrei, musulmani, buddisti, anteponendo sempre il rispetto reciproco alle differenze e ricercando prioritariamente ciò che unisce rispetto a ciò che divide. Questo è stato Wojtyla, un Papa che a distanza di dieci anni continua ad essere presente nel cuore di tantissime persone, credenti e non, cristiani o fedeli di altre confessioni, un papa che ha dimostrato di saper portare la croce fino alla fine, mostrando al mondo la sua malattia, la debolezza umana, la sofferenza fisica, senza risparmiarsi nulla, vivendo pubblicamente il suo calvario consapevole che soltanto la croce può salvare il mondo. 
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